Renzi, Hollande e il fiacco socialismo delle camice bianche

08/09/2014 di Giacomo Bandini

Da Bologna parte il tentativo di dare un'immagine unitaria delle sinistre europee, ma la realtà è ben diversa: tra divisioni e differenze di vedute, il socialismo europeo è più vicino a una crisi.

Le camice bianche, o i colletti bianchi, sono sempre stati eletti a simbolo di una categoria particolare: i lavoratori da scrivania. Oggi invece la camicia bianca e, di conseguenza, il suo colletto, sono divenuti simbolo del socialismo europeo (moda peraltro lanciata da Obama). Sul palco della festa dell’Unità di Bologna ogni leader invitato da Renzi ad omaggiarne il personale successo politico dello scorso maggio si è presentato con la nuova divisa del centrosinistra. Leader sorridenti, giovani, in grado di comunicare energia, grinta e positività verso il futuro. Insomma una sapiente maschera in grado di mistificare guai interni e comuni ben più grossi. Il nuovo socialismo europeo, infatti, rischia di essere una semplice “bolla politica”. Il caso Hollande è solo la prima avvisaglia, i guai di Renzi potrebbero essere il prossimo sintomo?

New look, same ideas – Dal punto di vista comunicativo la nuova immagine e la rinnovata semiotica, mostrate dai freschi volti della sinistra, sono risultati assai efficaci ad eliminare parzialmente quella patina grigia che circondava il concetto di socialismo. In realtà dal punto di vista pratico non sembra essere cambiato molto. Le politiche proposte sono più o meno le stesse di prima. Non sempre lungimiranti, spesso per lo più propagandistiche. La subordinazione ad un centrodestra popolare rimane sempre inevitabile.

Emmanuel Macron, il nuovo ministro dell'economia del governo francese
Emmanuel Macron, il nuovo ministro dell’economia del governo francese

Un partito individualista – Si ricordi, difatti, che il Pse non ha ottenuto il grande successo sperato dopo che il Ppe aveva dovuto gestire la difficile crisi economica e, dunque, poteva essere minacciato in termini di voti da un Europa scontenta e malconcia. I socialisti europei, che avrebbero dovuto inserirsi proprio giocando sulla gestione della crisi, capace di penalizzare soprattutto certe aree geografiche, sono rimasti a guardare privi di una vera strategia comune e di concordanza. Situazione che a settembre pare essersi cristallizzata. Come l’informazione ha sottolineato, il vice cancelliere socialista tedesco Gabriel non ha partecipato alla festa del Pd. Forse in segno di pace e fratellanza, dunque subordinazione, nei confronti dell’alleata Cdu. Inoltre, pare non vi sia molto accordo interno fra “socialisti europei”, soprattutto sul termine flessibilità, con i teutonici poco inclini alla visione renziana.

Il naufragio di Hollande – Il rischio maggiore per il nostro premier è però rappresentato dal caso francese. Renzi non è affatto schiavo del centrodestra come i compagni tedeschi, se non, talvolta, per una questione di maggioranze e voti in parlamento. Egli è schiavo, piuttosto, del suo medesimo leaderismo. Proprio quello che ha fatto precipitare Hollande in Francia. La recente crisi di governo e l’affossamento del consenso nei confronti del Presidente francese non sono dovuti solamente alle controverse dichiarazioni antitedesche del ministro dell’economia, come si potrebbe cogliere da alcuni titoli italiani. La frattura è profonda e giustificata. La Francia, come l’Italia, è un Paese assai difficile da cambiare. E chi si presentasse alle elezioni dichiarando di essere intenzionato a compiere certi cambiamenti deve fare i conti con diverse grane, principalmente interne. Servono dunque coraggio e predisposizione al comando, possibilmente consolidati. E infatti, nel rimpasto di governo, utile ad allontanare un responsabile dell’Economia esponente della parte maggiormente contestatrice e scomoda, compare proprio un personaggio con tali caratteristiche: Emmanuel Macron. Giovane, ricco e bello è un banchiere d’affari, nel 2012 alla testa della trattativa tra Francia, Germania e Regno Unito per la fusione tra due giganti della difesa europea, BAE Systems e EADS – un membro invitato al Bildelberg, per allarmare i complottisti. Insomma uno che sa rischiare e potrebbe fare le scarpe al suo diretto superiore, dimostratosi non all’altezza e parecchio inconcludente.

Essere all’altezza – Considerati, allora, tutti i crucci interni del nostro premier, partenti dall’ostilità  della vecchia guardia e dalle numerose critiche sull’operato del governo, lo scarso sostegno esterno, nonché le divisioni dei leader socialisti, che si trovano situazioni altrettanto complicate in casa propria, Renzi dovrebbe iniziare a preoccuparsi un po’. Magari non di finire vittima di un caso simile, quanto peculiare, a quello dei cugini con la “baguette”. Padoan è ben lontano dal suo ex collega francese. A parere di chi scrive i timori dovrebbero volgere piuttosto al questione del consolidamento della sua leadership in termini di risultati. È vero, è presto per giudicare le riforme messe in moto, eppure, come espresso più volte tra le nostre colonne, non sono mai apparse pienamente convincenti. Mancano spesso di carica innovativa, non riescono ad infondere fiducia e non risolleveranno l’economia nei termini di cui necessitiamo. Siamo ancora immobili in mezzo al mare. Il difetto principale di Renzi resta quello di aver puntato tutto sulla propria figura carismatica: e se questa dovesse venire meno? La storia di Hollande dovrebbe essere qui proprio ad insegnare questo. Un leader distante dalla realtà non funziona, una figura che al carisma unisca pragmaticità e consapevolezza delle proprie possibilità e dei propri difetti sì. Viene infine da domandarsi: se il principale e migliore rappresentante del socialismo europeo si ritrova oggi in Renzi, che a casa sua fa fatica a gestire l’insieme, quale futuro si prospetta per l’intero movimento sovranazionale?

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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