Renzi e le riforme, tra palude e pericolo Consultellum

16/02/2015 di Edoardo O. Canavese

La riforma del Senato avanza anche alla Camera, tra schiaffi, accuse di autoritarismo e Aventini. Ma l'iter parlamentare si prospetta ancora lungo e sconnesso, minato dall'allargarsi del fronte d'opposizione. Mentre sullo sfondo l'ipotesi del voto anticipato rischia di precipitare l'Italia in un disordine politico ancora più grave.

Guerra di trincea – Centimetro dopo centimetro, emendamento dopo emendamento, lentamente il DDL Boschi per le riforme istituzionali procede verso il voto anche alla Camera. Cosa prevede? In soldoni, il superamento del bicameralismo perfetto: la fiducia al governo sarà affidato ai soli deputati, mentre non sarà più necessario votare una stessa legge in entrambe le ali del Parlamento. Come lo si vota? Attraverso un lungo flipper parlamentare, prima al Senato e poi alla Camera, per due volte in entrambe le Aule, ma se viene modificato da un emendamento tutto viene ridiscusso da principio; inoltre, come legge costituzionale, se non viene votata dai due terzi dei parlamentari, sarà poi sottoposta a referendum senza quorum. Ma soprattutto, lo si vota?

Contraenti scontenti – E’ la domanda più difficile, da quando la rottura del Patto del Nazareno ha rimesso tutto in discussione. Prima Renzi poteva contare sull’appoggio esterno di Berlusconi, e liquidare la protesta della dissidenza interna. Oggi l’ex Cavaliere pare non starci più, troppo grave lo smacco subito sull’elezione di Mattarella. E chi di quell’elezione si è intestato un buon pezzo del merito, la minoranza dem, non intende cedere rispetto alle proprie rivendicazioni. Fassina e Civati non hanno partecipato al voto sugli ultimi emendamenti di venerdì notte, in protesta contro la scelta di votare senza opposizioni. Brunetta, in questa fase portavoce di Arcore, da colomba del Patto s’è fatto falco, minacciando il governo di ricadute politiche da “sorci verdi” e scongiurando trattative di pace col premier. Resta Renzi e il renzismo parlamentare. Basta per fare le riforme costituzionali?

Cuperlo-Civati
Gianni Cuperlo e Giuseppe Civati: con la fine del Patto del Nazareno il loro ruolo nelle riforme istituzionali è più importante che mai

Riscossa senatoria – Probabilmente no, e Renzi se ne sta facendo una ragione. Anche qualora il governo riuscisse a spuntarla sulle irriducibili opposizioni alla Camera, la riforma del Senato sarebbe attesa da un nuovo ritorno proprio nell’Aula da riformare. I senatori, dopo il caos dei colleghi deputati, sarebbe ancor più incentivati a difendere il proprio ruolo, dopo l’indigesto voto favorevole della scorsa estate; inoltre al Senato la maggioranza è decisamente più risicata. Dunque cosa potrebbe permettere a Renzi di realizzare il secondo punto dell’agenda delle riforme? Il primo punto, la nuova legge elettorale, riaggiustata apposta per Berlusconi.

Soccorso elettorale – La proposta che Renzi ha pronta per l’ex premier è la possibilità per le liste di allearsi tra primo e secondo turno. L’idea potrebbe piacere a destra, non solo in Forza Italia, la quale potrebbe presentarsi sola e dopo decidere in base al primo risultato come muoversi, ma anche alla Lega di Salvini e ad Ncd, che potrebbero far pesare le proprie percentuali nel momento decisivo. Tutto ciò perché senza quel Berlusconi del Nazareno, appiattito e quasi stordito sulle posizioni di Renzi, è impensabile far le riforme; è probabile invece che si vada al voto. E che il sogno di stabilità politica coltivato durante la Seconda Repubblica tramonti.

Bordellum – Il Porcellum, quanto a danni elettorali, non si batte, ovvio. Ma il Consultellum, la legge elettorale subentrata a quella Calderoli dopo la sua riconosciuta incostituzionalità, rischia di sprofondare la politica in un caos di numeri e percentuali ancora più profondo da quello figlio delle elezioni del 2013. Per questo Renzi si riserva il voto anticipato come ultima, disperata carta da giocare in caso di immobilismo parlamentare sulle riforme: perché il Consultellum, proporzionale puro, oggi non garantirebbe ad alcuna coalizione una maggioranza. Le recenti proiezioni elaborate al Nazareno e pubblicate dal Foglio, basate sui più recenti sondaggi (centrosinistra 38,2%, centrodestra 33,1%, M5S 18,9%), racconterebbero di un Parlamento spaccato nuovamente in tre macrogruppi, Pd, FI – Lega Nord, M5S, ciascuno incapace di raggiungere la maggioranza da solo. Il rischio è un nuovo, radicalizzato, paludoso e socialmente inviso “inciucio”.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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