Renzi e Cuperlo: DC vs PCI, due modi diversi di comunicare

22/11/2013 di Giacomo Bandini

Come comunicano Renzi e Cuperlo? – Una ricerca svolta per termometropolitico.it da Giovanni Laccetti, autore Rai, svela dal punto di vista della comunicazione le tendenze dei due candidati principali alle primarie del Pd: Matteo Renzi e Gianni Cuperlo. I risultati sono piuttosto interessanti e confermano ciò che si sospettava: Renzi è assai abile nel raggiungere le varie fasce di popolazione, ma sostanzialmente non dice granché. È infatti possibile catalogarlo come un disfattista democristiano, non tanto come un costruttivista progressista. Cuperlo, d’altro canto, rimane legato alle vecchie dinamiche dei Ds, ex Pci, e dunque risulterebbe difficile votarlo pensando al rinnovamento, ma il suo linguaggio nei fatti ha svecchiato un po’ quello del precedente segretario e suo personale estimatore Bersani, membro della vecchia nomenclatura

La comunicazione dei candidati PD: Gianni CuperloTi invito a votarmi – Il campione preso in questo caso è stato quello dei manifesti congressuali e il relativo discorso in cui i due candidati dovevano sostanzialmente invitare gli iscritti e più in generale i potenziali interessati a votare, esponendo la propria idea di partito. In effetti, si potrebbe obiettare che non tutti i discorsi sono uguali e non sempre i due hanno affrontato gli stessi argomenti. Di contro però è d’obbligo considerare che il documento utilizzato per attrarre elettori dovrebbe esprimere al massimo lo stile e la personalità dei candidati, in quanto è difficile immaginare uno strumento più diretto.

Un po’ di sintassi – L’analisi di Laccetti, anch’egli perseguitato da queste primarie, si svolge sia dal punto di vista grammaticale-sintattico sia dal punto di vista organizzativo. Innanzitutto si tratta di due testi praticamente uguali nella lunghezza: 5228 caratteri per Renzi, 5007 per Cuperlo; 69 frasi per il primo contro le 42 del secondo. Questo porta ad un calcolo di 7 frasi ogni cento parole da parte del fiorentino e di sole 5 per il triestino. Il dato significativo ed evidenzia la predilezione di Renzi per le frasi brevi e ad effetto, con una sintassi basilare leggibile facilmente, secondo l’indice Gulpease, da un bambino delle medie. Al contrario, Cuperlo, si affida grammaticalmente ad un pubblico di maggiore età, almeno delle superiori.

Cosa vogliono dire – Dal punto di vista degli argomenti la suddivisione compiuta dai due soggetti rivela molto all’elettore. Su 69 frasi, Renzi ne dedica ben 43 alla politica nazionale e ricordano molto la campagna permanente lanciata da Blair ai tempi del New Labour, in cui ci si distoglieva dal partito per dedicarsi di più alla sfida elettorale vera e propria, fatta di slogan. Solo 21 contengono come soggetto il Pd e 18 riportano il fallimento del centrosinistra e cosa il partito non dovrebbe essere. Un’unica frase dichiara le intenzioni di Renzi verso il partito: “dev’essere un partito per vincere”. Cuperlo, al contrario, inserisce 34 frasi per descrivere come vorrebbe il Pd, mentre 1 in cui critica il mancato cambiamento nel passato. La parola più rilevante nel suo documento è “congresso”, la seconda “idea”. Renzi invece predilige le parole “idea” con particolare attenzione al termine “primarie”, relegando quella “congresso” a fine discorso.

Matteo RenziUn dilemma vecchio come la Repubblica – Ora, tutto ciò può sembrare solamente un esercizio di stile, ma se si è capaci di leggere fra le righe si ritroveranno molte delle tendenze mediatiche dei due candidati. In particolare del ben più esposto Mattero Renzi. I discorsi ad effetto, migliaia di frasi, gli argomenti incentrati sulla vittoria ed una campagna elettorale cominciata molto tempo fa. Le luci perfette, lo stile di Obama e una serie di spin doctor impressionanti. Questo traspare dal sindaco di Firenze, una persona capace, rassicurante e in grado di trascinare la folla. Tutto il contrario di Cuperlo, grigio, zainetto in spalla. A volte ricorda Epifani, ma meno battagliero, più morbido. Sa gestire le parole della politica, ma risulta, ovviamente, meno d’impatto in un 2013 caratterizzato della rabbia. Ora però sorge una questione. La sottile linea fra il fumo e l’arrosto: è più credibile Renzi che non cita mai un numero, ha un programma indefinito come l’universo e risponde seriamente a metà delle domande o Cuperlo che sa di D’Alema e vecchio comunismo stantio? Insomma anche nel 2013 si chiede al popolo di esprimere lo stesso voto di quaranta anni fa: Dc o Pci?

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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