Renzi, Cuperlo e Civati a confronto: è servito davvero a qualcosa?

30/11/2013 di Luca Andrea Palmieri

Cuperlo, Renzi, Civati

Entrano nel vivo le primarie del Partito Democratico. Dopo la parentesi introduttiva del voto nei circoli, dove la vittoria di Renzi ha stupito soprattutto i vertici attuali del partito, fervono i preparativi per le primarie aperte. In vista dell’8 dicembre l’appuntamento più importante era proprio quello di ieri sera quando, in diretta su SkyTg 24 e Cielo, si è tenuto il confronto televisivo tra i tre candidati alla segreteria: Pippo Civati, Gianni Cuperlo e Matteo Renzi.

Gianluca Semprini, conduttore del confronto
Gianluca Semprini, conduttore del confronto

Show o tribuna politica? – Quel che si è visto ieri sera è stato innanzi tutto uno show, sapientemente condotto da Gianluca Semprini e messo su dalla redazione di Sky per dare verve televisiva al confronto. I tempi del freddo studio dove Berlusconi e Prodi si confrontavano in vista delle elezioni del 2006 sono lontani; ciononostante la sensazione è straniante. I ritmi sono quasi più da talent show, e le risposte brevi non aiutano il dibattito (per quanto imposte dai tempi stretti della televisione): è lo stesso problema che si venne a creare lo scorso inverno con le primarie di coalizione, quando i candidati erano costretti a inseguirsi nel dibattito per dire la propria. E certi argomenti, indipendentemente dal mezzo, meritano qualcosa di più di un paio di slogan.

Un Civati sorprendente – In questo senso la formula sembra aiutare Matteo Renzi, “animale” da televisione e ben abituato ai suoi tempi e all’uso, molto americano, di pochi slogan diretti per portare avanti il suo programma. In effetti il meno adatto, ed il più in difficoltà, è stato Cuperlo, che nel suo stile pacato, acculturato, portato all’approfondimento, finisce per soffrire un mezzo che ha evidentemente studiato, ma a cui ancora si deve adattare. La vera sorpresa però, è stata Pippo Civati. Non che gli addetti ai lavori non conoscessero le sue idee, però nel mezzo televisivo ha funzionato decisamente bene. La nettezza delle sue opinioni, espressa in maniera chiara e decisa, si è ben incrociata con la sua consapevolezza di essere l’outsider. Questa carta Civati se l’è giocata bene, unendo la sfrontatezza che solo lui si poteva permettere con un’aria di ironia che ben si adattava al contesto. Di contro Renzi non è sembrato quello dello scorso anno. Per quanto il format sia il suo, alle volte i suoi slogan, i suoi esempi, i suoi richiami a personaggi veri o fittizi (come l’ipotetica “Francesca”) lo hanno fatto vertere troppo verso l’alveo del copione, del personaggio costruito, appannando un po’ i messaggi politici che ha cercato di mandare fin dall’inizio (formazione, arte e cultura, tasse sul lavoro, risparmi di un miliardo con il taglio delle province e del Senato). Senza contare poi che il suo coinvolgimento col governo, e l’imbarazzo del confronto con Letta (che probabilmente è ancora ben lungi dall’essere arrivato al picco) lo ha portato ad evitare con cura domande troppo dirette sull’appoggio all’esecutivo.

Un Pippo Civati perplesso durante il confronto
Un Pippo Civati perplesso durante il confronto

L’economia del paese – Curiosamente per certi versi Civati, scherzosamente “accusato” a inizio programma, di essere il candidato di “sinistra” è stato molto più vicino a Renzi per quel che riguarda i temi prettamente economici: se il secondo si è concentrato sul fatto che deve “cambiare il modo di concepire l’economia nel paese”, parlando del fatto che le dismissioni devono essere accompagnate da regole che rendano appetibili gli investimenti (tirando tra l’altro una mazzata non da poco a D’Alema sul caso Telecom), il primo ha invece posto l’accento sulla necessità di una concorrenza vera nel paese, con regole chiare e che permettano a tutti di affrontarsi ad armi pari. Cuperlo ha posto il problema contrario, dando rilevanza all’importanza del pubblico, parlando di scuola e ospedali (che francamente, ora come ora, non paiono in direzione privata); un po’ debole però il suo discorso della ricerca (che c’entra il richiamo agli iPhone?).

Spending review e lavoro – Sulla spending review Renzi propone la massima trasparenza, chiedendo così il controllo sociale dei cittadini, mentre Civati propone un forte taglio sulle spese centrali dello Stato (non discostandosi molto da Renzi). Cuperlo, andando più nello specifico, chiama gli stessi discorsi, facendo un riferimento agli stipendi di certi dirigenti pubblici. Sul lavoro Civati richiama a un abbassamento delle tasse sul lavoro, richiamando al reddito minimo (accostandosi a Vendola e Grillo), ma scansando la domanda diretta sulla ricerca di impiego. Cuperlo ha richiamato al problema della differenza di stipendio tra uomini e donne e del diritto al lavoro, chiedendo poi di aumentare il deficit sulla necessità di infrastrutture. Renzi invece, parlando all’ormai mitologica “Francesca”, ha chiesto gli asili nido, come Cuperlo la parità di stipendi e ha richiamato (in un crescendo di americanismi) a un “jobs act”, a un cambio di regole del gioco che coinvolga anche le donne. In sostanza, sul lavoro poca concretezza da parte di tutti. Sul discorso del rapporto deficit/pil colpisce la posizione di Renzi: se era facile aspettarsi che, come tutti, fosse d’accordo sul suo superamento, meno scontato il suo attacco all’Unione Europea (di contro al “sogno” europeista di cui ha spesso parlato) e il suo tecnicismo burocratico, con la richiesta di ridiscutere Maastricht approfittando del semestre europeo.

Diritti civili e caso Cancellieri – Se poi tutti dicono si alla patrimoniale (Renzi con un ma, Civati con più giri di parole), sui diritti civili si gioca molto dell’idea di sinistra: qui le posizione storiche anche cambiano poco. Cuperlo e Civati più aperti, Renzi che va avanti proponendo la “civil partnership” alla tedesca. Interessante la questione sul caso Cancellieri, paradigmatica della situazione dei contendenti: Cuperlo ha detto che avrebbe dovuto dimettersi prima. Renzi dice che si doveva decidere per le sue dimissioni, ma non si prende la responsabilità di richiedere la fiducia dopo l’8 dicembre, Civati molto più nettamente dice che se il tema “verrà riposto all’attenzione” (al Senato, probabilmente) allora si dovrà agire: forse è qui che la vena polemica e l'”autorità” da outsider del deputato lombardo sono venute fuori  con più forza.

Matteo Renzi: convincente o sottotono?
Matteo Renzi: convincente o sottotono?

Un format davvero utile? – La sensazione finale è che, grazie soprattutto alla forza di trazione di chi è libero da ogni vincolo, Civati sia stato il più convincente. Segue Renzi, che forse è stato più concreto del solito, ma è inciampato nella necessità di mantenere ancora un rapporto tranquillo con Letta. Un po’ meno convincente Cuperlo, un po’ per la sua poca dimestichezza col mezzo, un po’ per il fatto di dover difendere una concezione della politica che finora non ha portato la sinistra da nessuna parte. Rimane il dubbio che il format non sappia rispondere alla domanda principale: qual è il candidato più adatto a guidare il partito? Qual è il candidato primo ministro più forte? Difficile pensare che si potesse avere una risposta a questa domanda: senza elezioni, ergo nuove proposte, in vista, non è stato detto niente di davvero nuovo. Forse Civati potrebbe aver interessato qualche elettore più di sinistra deluso dalla vecchia classe dirigente, ma si ha sempre la sensazione che sia sempre il modo migliore per rispondere alle domande fondamentali sia sempre nei fatti.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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