Renzi, Berlusconi e reati tributari: psicodramma con sfondo Quirinale

07/01/2015 di Luca Andrea Palmieri

Il problema dell’art. 19bis del decreto sui reati tributari è diventato un pasticcio indistricabile, oltre che un rebus notevole sui veri responsabili. Avviene in un periodo delicato, vista l’imminente elezione del Presidente della Repubblica: e se la questione diventasse un’arma politica?

Renzi, Berlusconi e il Quirinale

Il nuovo articolo 19bis del decreto sui reati tributari sembra degno del più abile dei prestigiatori. Prima non c’è, poi c’è, e non si capisce chi ce l’abbia messo. Ora di nuovo non ci sarà più, ma se ne riparlerà il 20 febbraio. Fino ad allora, tutti zitti a trattenere il respiro, come sa fare il miglior David Copperfield. La particolarità della storia è che, come il migliore dei giochi di magia, ha più protagonisti di quelli visibili ad occhio nudo, nonché uno sfondo che dà il giusto tono di drammaticità politica al tutto: le imminenti elezioni del Capo dello Stato.

Ricapitoliamo il fatto: il 24 dicembre il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legislativo che modifica il d.lgs. 74 del 2000, sui reati tributari. Questi, in via generale, prevede un inasprimento delle pene per i reati fiscali. Ma al suo interno viene introdotto anche il famigerato articolo 19bis, che recita quanto segue: “Per i reati previsti dal presente decreto, la punibilità è comunque esclusa quando l’importo delle imposte sui redditi evase non è superiore al 3% del reddito imponibile dichiarato o l’importo dell’imposta sul valore aggiunto evasa non è superiore al 3% dell’imposta sul valore aggiunto dichiarato. Per tali fatti sono raddoppiate le sanzioni”. In pratica: via le sanzioni penali per chi evade sotto la soglia del 3%, raddoppiate invece quelle amministrative (le multe in pratica). La sentenza Mediaset puniva un’evasione quantificabile nell’1,91% del reddito imponibile. Ergo, il reato fiscale per cui Berlusconi è stato condannato non esisterebbe più, e la cosa potrebbe causare la decadenza della sentenza, con conseguente ricandidabilità di Silvio Berlusconi (anche se l’eventualità sarebbe ancora da verificare: l’ex avvocato di Berlusconi, Nicolò Ghedini, ha già dichiarato che non dovrebbe essere possibile, mentre altri sono del parere inverso). In caso contrario l’ex Cavaliere dovrebbe aspettare la prima parte del 2016.

Berlusconi-Fitto
Voci di corridoio vedrebbero in Raffaele Fitto il responsabile della segnalazione ai media del caso dell’art. 19bis

La polemica non è scoppiata subito: ci sono voluti alcuni giorni perché il fatto uscisse fuori e scoppiasse il coacervo di voci critiche, in particolare, verso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero dell’Economia. La domanda di tutti è stata, e ancora è: chi ha voluto quelle 5 righe? Non è chiaro: da via XX settembre giurano che il testo è arrivato a Palazzo Chigi senza la norma. Da Palazzo Chigi non ne sembrano così convinti. Resta che i testi non passano solo per mani direttamente politiche, ma anche per gli uffici legislativi: la scelta è stata effettivamente politica o è stato un tecnico? Si tratta di una scelta consapevole, di una norma infelice o di una vera e propria trappola all’esecutivo? E’ ancora difficile dare una risposta a questa domanda, fatto sta che tutto è stato rinviato – come ha già dichiarato il premier – al 20 febbraio: insomma, a dopo la (probabile) elezione del nuovo Capo dello Stato. Tutto questo nonostante da molte parti si spingesse perché la norma fosse approvata subito: si pensi alle dichiarazioni del “bersaniano” Gianni Cuperlo – che chiedeva anche l’eliminazione dell’articolo– e del “fittiano” di Forza Italia Saverio Romano, che invece spinge perché non venga ritoccato.

Un pasticcio brutto e non ben gestito dal Governo, forse sfavorito dall’effettiva confusione che si è creata, e che ha dato vita all’ennesimo dubbio sul Patto del Nazareno. Se ne riparlerà tra un mese e mezzo, con il peso della presa di responsabilità del Premier, che si è già detto pronto a togliere la norma dal progetto legislativo. Ma se Sparta piange, Atene non ride: lo stesso Berlusconi, che si era detto sorpreso per la novità, ha una bella gatta da pelare, proprio su questo caso. I principali giornali di centro-destra hanno infatti fatto rimbalzare la voce che sarebbe stato proprio Raffaele Fitto a segnalare ai media la norma incriminata. Secondo “Il Giorno”, l’ex Cavaliere avrebbe detto, letteralmente “Se è stato lui, questa volta lo sbatto fuori a calci”. Il tutto mentre, tra i suoi fedelissimi, gli attacchi ora sono concentrati sul Premier, accusato di muoversi contro il personaggio e non per una corretta normativa fiscale.

La reazione dell’entourage di B. potrebbe essere spiegata anche in un altro modo: e se dietro la scelta del 20 febbraio ci fosse proprio l’elezione per il Quirinale? In effetti già in molti si chiedevano come questa situazione avrebbe potuto influire sulla scelta del prossimo candidato presidente. Lasciando da parte le teorie sul Patto del Nazareno, il timore di molti in Forza Italia potrebbe essere proprio che Renzi, per evitare problemi nell’immediato pre-elezioni, abbia deciso di rinviare la norma invece che di eliminarla del tutto. Metterebbe così pressione ai berlusconiani che, forzati dalla necessità di avere un leader candidabile, potrebbero “ammorbidirsi” in vista delle elezioni per il Colle, magari davanti alla possibilità – più o meno credibile – che a febbraio si riesca a ridiscutere insieme del contenuto della norma. Insomma, si configurerebbe una sorta di ricatto politico per evitare che i malumori, quando arriverà il momento del segreto dell’urna quirinaria, diventino eccessivi. Un’eventualità resa più comoda dal fatto che, a rendere la vita difficile all’ex Cav, ci sarebbero comunque interpretazioni giuridiche da verificare ed altri processi da completare (c’è ancora la Cassazione per il Rubygate).

E’ politica molto spiccia, ma pur sempre di politica si tratta. Patto del Nazareno o meno, quel che è certo è che sulla riforma fiscale è stato fatto un bel pasticcio, in questo caso molto più politico che legislativo. Ma in quest’Italia, di certo, non è una novità.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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