Renzi alla prova delle riforme senza Silvio

09/03/2015 di Edoardo O. Canavese

Domani la Camera vota il ddl Boschi, ennesima tappa di un lungo percorso minato oggi dall'incertezza politica. In mezzo alle resistenze di Bersani e ai mugugni di Alfano, a salvarlo potrebbe essere Berlusconi; tradito da Verdini.

Martedì decisivoLe riforme, in particolare quella del Senato, si trovano ad un passo dal divenire qualcosa di più di un oggetto di contesa politica. Domani alla Camera i deputati decideranno se accogliere o respingere in prima lettura il ddl Boschi, i cui 41 articoli sono già stati votati a metà marzo, con strascichi polemici tra maggioranza e opposizioni. Il testo al vaglio della Camera tuttavia sarà diverso da quello votato ad agosto dal Senato, e quindi, se confermato dai deputati, tornerà a Palazzo Madama, ma della prima manche. Già, perché dopo la prima lettura, sia alla Camera che al Senato, il ddl Boschi vi ritornerà una seconda volta, immodificabile. Iter complesso? Non tanto, se si riflette sulle complicanze squisitamente politiche legate alla riforma costituzionale.

Quale maggioranza?Il ddl Boschi è stato il frutto del Patto del Nazareno, e a quell’accordo si deve la sostanziale agilità con la quale la riforma del Senato è riuscita finora ad avanzare. Ma oggi che quel Patto non c’è più? I renziani, al solito, ostentano sicurezza. “La maggioranza ha già superato la prova del voto sui 41 articoli”, ricordano, sottolineando come già allora Berlusconi non fosse più della partita. Ma la minoranza interna non arretra di un millimetro sulle posizioni di scetticismo, rinfocolate dal durissimo scontro tra il premier e Bersani su Italicum e Jobs Act. Il bersaniano D’Attorre scommette su moltiplicarsi dei dissensi nel partito, mentre Civati conferma il voto contrario. E neppure dentro Ncd gli animi son serenissimi.

Verdini
Denis Verdini

Turbolenze al centroIn questo caso non c’entra la riforma del Senato, ma tutto il resto. Giustizia, unioni civili, scuola, non per ultime le elezioni regionali. Alfano sta giocando una partita complicatissima, equilibrista tra un governo di cui è figurante, un partito avvelenato dall’eredità berlusconiana, un’area politica di cui si vuol continuare a far parte pur contando pochissimo. Di qui le frizioni con Renzi sull’allungamento dei termini di prescrizione per il reato di corruzione e la richiesta del “ribelle” Sacconi di libertà di coscienza sulle unioni civili. Ma anche l’aut aut a Berlusconi sulle regionali: “o con noi, o con Salvini”. Quale destino per Alfano? Presumibile che non esca dai confini della maggioranza, anche a costo di minare ulteriormente la propria leadership. E di creare nuovi grattacapi al centrodestra.

I migliori alleati Sorpresa, questi per il governo potrebbero proprio essere i parlamentari di Forza Italia. Perché ad Arcore imperversa un temporale che le dichiarazioni di Berlusconi non ha permesso di allontanare. L’ex Cavaliere ha confermato il voto contrario al ddl Boschi e all’Italicum in linea al “tradimento” di Renzi sul nome del Presidente della Repubblica. Brunetta, falco, esulta. Fitto, falchissimo, rivendica per sé i sospetti sul Patto del Nazareno. Verdini tace; parlano per lui alcuni fedelissimi, che promettono il proprio voto al ddl Boschi. Il rischio concreto è che la rappresaglia berlusconiana contro Renzi si trasformi in una Caporetto per il centrodestra. Alle prese, peraltro, col caso Lega: Tosi, ad un passo dall’espulsione, è pronto a rimettere in discussione il voto di almeno cinque parlamentari leghisti.

La sponda degli exA rimettere in discussione tutto il (confuso) quadro politico potrebbero essere gli espulsi dal M5S. E’ il senatore Lorenzo Battista, ora nelle file di Gal, che in una lettera ai colleghi cacciati o fuggiti da Beppe Grillo li invita a farsi stampella per il governo, legandosi a Sel e scalzando Ncd. Lo diciamo subito, trattasi al momento di fantapolitica; al loro interno gli ex grillini sono fortemente divisi tra la fascinazione per Syriza e l’ascesa dell’estrema destra. Inoltre Renzi non rinuncerà al comodo Alfano, né rimetterà in discussione l’agenda di governo che da un anno procede con gran difficoltà. Tuttavia non chiuderà la porta a possibili, temporanee alleanze utili a rompere gli schemi; non è così improbabile che sui diritti civili e sulla Rai la discussione coinvolga molto più Sel e ex grillini che non il centro.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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