Prime prove di regolamentazione per Uber

02/07/2015 di Federico Nascimben

Una proposta di legge prova a regolamentare per la prima volta i servizi di trasporto con conducente non di linea (come Uber) e il carpooling (come BlaBlaCar). Un primo e importante passo avanti

Un articolo pubblicato su La Stampa ci informa di una proposta di legge riguardante la regolamentazione di Uber, depositata il 21 maggio da Ivan Catalano di Scelta Civica (ex Movimento 5 Stelle). Per essere precisi, però, la proposta è più ampia e riguarda “disposizioni in materia di servizi di trasporto con conducente non di linea e di uso condiviso di veicoli privati tra più persone (carpooling)“.

Cos’è Uber e le proteste dei tassisti

Uber è un’azienda che fornisce servizi di trasporto automobilistici privati, fondata nel 2009 (e operativa dall’anno seguente) a San Francisco. Uber funziona attraverso l’omonima App per smartphone che mette in contatto diretto autisti e passeggeri. I secondi, una volta inviata una richiesta di viaggio, vengono geolocalizzati e il sistema invia l’autista più vicino in zona. Il pagamento avviene tramite carta di credito e i passeggeri possono sapere in anticipo il costo della corsa. Per il trasporto generalmente vengono utilizzate berline di lusso e il servizio costa mediamente dal 20 al 30% più dei Taxi.

La società ha iniziato anche a differenziare la propria offerta: UberX è l’opzione low cost, a cui fanno seguito, in ordine di costo e servizi, UberTaxi, UberBlack, UberSuv e UberLux. Inoltre, da pochi anni è attivo anche UberPop che consente ad autisti non professionisti (a differenza degli altri casi) di utilizzare il proprio veicolo privato per trasportare persone.

Le proteste e le opposizioni dei tassisti in Italia e nel mondo sono state generalmente molto forti. Nel nostro Paese l’azienda è accusata da questi di fare concorrenza sleale in quanto non dispongono di licenza, non ne sopportano i relativi (molto elevati) costi e non sono soggetti a tutta una serie di forti limitazioni tipiche del settore (tese a disincentivare la concorrenza).

In particolare, l’accusa rivolta a Uber è quella di offrire un servizio illegale in violazione della legge n. 21 del 1992 che regolamenta il “trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea”, cioè quel servizio offerto da Taxi (art. 2) e Noleggio con conducente (c.d. Ncc, art. 3) che hanno “funzione complementare e integrativa rispetto ai trasporti pubblici di linea”. Le principali differenze di Uber rispetto al Ncc riguardano il fatto che non vi è lo “stazionamento dei mezzi […] all’interno delle rimesse o presso i pontili di attracco” e che la tariffa non è concordata tra utente e autista. Ad ogni modo, anche le differenze sostanziali tra Taxi e Ncc tracciate nella legge si sono andate assottigliando di molto nel corso del tempo.

La proposta di legge

La proposta di legge di Catalano prevede l’abrogazione della legge 21/1992, liberalizza il settore eliminando le disposizioni anacronistiche e disfunzionali lì previste e definisce limiti e condizioni del carpooling. I servizi taxi e Ncc vengono unificati in un’unica categoria normativa, quella dei servizi di trasporto con conducente che riprende sostanzialmente l’art. 3 della legge del 1992. In particolare, per evitare abusi del servizio di carpooling, si prevede che “il rimborso delle spese non può eccedere la somma della quota di costi fissi riferibile al viaggio e dei costi proporzionali in funzione dei chilometri percorsi”.

Viene poi prevista l’istituzione del ruolo dei conducenti, per i quali si prevede un’autorizzazione per l’esercizio dei servizi di trasporto con conducente e per i quali si accede previa verifica dei requisiti. Vengono inoltre fissate le caratteristiche che le vetture devono avere per essere adibite al servizio, consentendo a quelle già utilizzate di mantenere le attuali dotazioni.

Non sono previste tariffe regolamentate e i prezzi vengono determinati dal mercato. La tariffa massima applicabile in caso di eventi straordinari che compromettono il normale svolgimento dei servizi pubblici verrà prevista dall’Autorità di regolazione dei trasporti

Un primo passo in avanti

La proposta rappresenta senza ombra di dubbio un primo ed importante passo in avanti, cercando di adeguare la legge ai cambiamenti apportati dall’innovazione implicita nelle nuove tecnologie. Contemporaneamente cerca di porre fine a tutta una serie di barriere all’ingresso strenuamente difese dalla categoria dei tassisti che si è sempre opposta ad interventi in materia tesi ad inserire un minimo di concorrenza, al costo di disfunzionalità a danno del consumatore e licenze che raggiungevano prezzi equivalenti a quelli di un’abitazione di medio valore.

Occorre ora sperare che il corso del tempo favoriscano un cambiamento culturale non solo all’interno della classe politica, ma anche all’interno delle categorie affinché disposizioni dal gusto protezionista vengano meno, a tutto vantaggio di chi usufruisce del servizio e di chi è interessato ad entrare in un determinato settore del mercato.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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