Regno Unito, George Osborne e la Curva di Laffer

09/12/2013 di Giovanni Caccavello

Nel corso di questi primi anni di Governo Cameron, George Osborne, criticato da molti per i suoi programmi di austerità sembra aver riavviato il motore del Regno Unito. Questo grazie anche alla decisione di abbassare il prelievo fiscale

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Discorso d’Autunno – Giovedì scorso, il 5 Dicembre, il Ministro del Tesoro britannico ha rilasciato il suo “Discorso d’autunno” davanti alla Camera dei Comuni, in cui ha messo a fuoco l’attuale situazione economica del Regno Unito. Il governo targato Conservatori – Liberal Democratici sembra, dopo tre anni di ufficio, essere riuscito a riportare il Regno Unito sulla strada della crescita dopo gli ultimi anni disastrosi di governo labourista.

Deficit – I dati riportati dall’Ufficio di Statistica Nazionale (ONS) e le previsioni dell’Ufficio di Responsabilità per il Budget (OBR) dimostrano come la crescita dell’economia Britannica abbia raggiunto un buon livello di sostenibilità. Secondo questi istituti lo stato, che nel 2010 (anno in cui i Conservatori vinsero le elezioni) aveva un rapporto defitic/PIL pari quasi all’ 11% per finanziare le sue spese, dopo tre anni ha ridotto tale somma di circa 4 punti percentuali (7%) e, se le misure di tagli varate da Osborne continueranno a venir implementate, nel biennio 2016/2017 dovrebbe vedere ulteriormente ridurre tale rapporto al di sotto del 3%.

PIL – Oltre a questo, altro punto di notevole importanza riguarda la crescita del Prodotto Interno Lordo. Secondo quanto riportato anche in un nostro precedenti articolo, il Regno Unito quest’anno concluderà il 2013 con una ripresa che si attesterà al 1,5% (un sogno per la maggior parte delle nazione sviluppate, Stati Uniti a parte). Gli sforzi del governo Cameron stanno danno i loro frutti e l’austerity adesso sembra fare meno male ed essere stata la mossa economicamente corretta da effettuare. Per far risaltare meglio gli effetti benefici di politiche di austerità ben condotte, nel corso dei prossimi 4 anni l’Economia del Gran Bretagna dovrebbe crescere, secondo le stime, di circa 2.5% ogni anni tra il 2014 e il 2017. Secondo le ultimissime previsioni, infatti, il Regno Unito dovrebbe raggiungere il 2,4% nel 2014, 2,2% nel 2015, 2,6% nel 2016 e 2,7% nel 2017. Almeno stando ai dati, (futuro scoppio di “bolle” a parte) sembrerebbe che il Cameron e Osborne abbiano trovato la ricetta giusta.

Economia Regno Unito
George Osborne

Elezioni 2015 – Il partito Conservatore Britannico, che ha da poco lanciato la sua campagna per le elezioni nazionali del 2015, punta così a non sbagliare più un colpo in politica economica e a continuare sulla strada intrapresa tre anni fa. I risultati sembrano dare ragione a David Cameron e secondo molti sondaggi, nel caso in cui nel corso del 2014, la ripresa iniziata nel 2013 si farà ancora più sostenuta, gli elettori dovrebbero assicurare al Primo Ministro un altro mandato. I labouristi, che molti danni hanno recato all’economia britannica specialmente negli ultimi anni di governo, hanno recuperato molto nei sondaggi, ma se il governo continuerà a mostrarsi forte in ambito economico i Conservatori avranno molto chance di ottenere ancora una volta la maggioranza a Westminster.

Non solo Austerity – Il successo delle politiche fiscali portate avanti da Osborne, Ministro del Tesoro, non va attribuito solamente al forte programma di austerità imposto ma anche alla sua intuizione che il carico fiscale vada abbassato per rafforzare ancora di più la crescita economica. Fin dal 2010 il principale Ministro del Governo Cameron ha incominciato piano piano ad abbassare le tasse, ed in particolar modo le imposte dirette.

In questi primi anni di ufficio, George Osborne ha ridotto l’imposta sul reddito delle imprese del 6%, abbassando tale imposta dal 28% al 22% (in Italia l’IRES, ad oggi, è pari al 27,50%). Entro la fine del mandato Osborne ha già annunciato che il governo ha un pronto un piano per abbassare tale imposta di altri 2%, portando così l’aliquota al 20%. Questo ulteriore taglio costerà al governo 7,8 miliardi di Sterline all’anno ma secondo il Tesoro, che sta conducendo delle inchieste indipendenti, la crescita extra causata da questa diminuzione della pressione fiscale farà recuperare, al minimo, al governo tra il 45% ed il 60% le perdite dell’imposta sul reddito delle imprese. Nelle ipotesi più realistiche il governo potrebbe addirittura recuperare quasi il 70%.

Altro fronte su cui Osborne è intervenuto in modo deciso riguarda l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Lo scorso anno il Ministro ha infatti ridotto l’imposta massima sulle persone fisiche dal 50% al 45% spiegando che un’imposta così alta fosse controproducente, non creando entrate per lo stato.

Per finire è importante ricordare anche come il governo stia dando dei vantaggi fiscali alle giovani coppie che decidono si sposarsi e, dopo aver abbassato il prezzo della benzina di 20 penny, ha deciso di congelarne l’eventuale aumento per almeno tutto il prossimo anno. Tutto questo va di pari passo con un seria lotta all’evasione fiscale che nel 2012, secondo calcoli di Tax Revenue, società britannica che si occupa di questioni economiche, era pari a 74 miliardi di euro (circa 100 miliardi in meno che in Italia) e che nel corso dei prossimi anni è destinata a scendere be sotto la soglia dei 70 miliardi.

Curva di Laffer – George Osborne sembra dunque essere un fedele discepolo dell’famoso economista americano Arthur Laffer che, nel corso della campagna elettorale del 1980 di Ronald Reagan, pubblico le sue ricerche economiche che mettevano in relazione l’aliquota d’imposta con le entrate fiscali. Tali studi convinsero l’allora poi futuro Presidente Americano ad abbassare il carico fiscale.

Laffer, infatti, ipotizzò che esiste un livello del prelievo fiscale oltre il quale l’attività economica non è più conveniente e il gettito tende ad azzerarsi più il prelievo si avvicina al 100% del reddito. Sta quindi nell’abilità del governo di trovare equilibrio e di imporre un’aliquota ottimale. Oltrepassata l’aliquota ottimale le entrare fiscali tenderanno quindi a diminuire a causa di tre principali fenomeni economici: evasione, elusione e sottrazione. Se invece l’aliquota sarà ottimale (tendenzialmente bassa) sarà più facile aumentare gli introiti dello stato e quindi ridurre il numero di evasori, elusori e sottraenti, migliorando così in modo sensibile il deficit. A prima vista sembra che Osborne abbia bene in mente la teoria di Laffer. Che possa essere una possibile e reale alternativa a tutte le attuali politiche fiscali anche in Italia che punto quasi sempre e solo ad aumentare il carico fiscale ed al alzare le aliquote?

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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