Regionali in Francia: il Fronte Repubblicano premia Sarkozy

15/12/2015 di Marvin Seniga

Il classico bipolarismo, basato sullo storico cleavage destra-sinistra, sembra ormai aver lasciato definitivamente il posto ad un tripolarismo, che all’occorrenza torna ad essere un bipolarismo seppur con nuove caratteristiche: il Fronte Repubblicano, da una parte, e il Front National, dall'altra

Francia, Elezioni Dipartimentali 2015

In Francia si è votato domenica per il secondo turno delle elezioni regionali. Gli occhi dell’Europa intera erano puntati sull’hexagone. L’interesse era rivolto soprattutto al risultato del Front National, che nel primo turno era risultato primo partito a livello nazionale, e nel secondo turno aveva buone chance di conquistare almeno una regione. I tre assi del partito – Marine Le-Pen, Marion Maréchal Le-Pen e Florian Philippot – avevano tutti ottenuto un ottimo risultato nel primo turno delle regioni in cui si candidavano a governatori, conquistando anche più del 40% dei voti.

La possibilità che il Front National potesse, per la prima volta nella sua storia, arrivare a governare una regione, aveva portato, nella settimana tra il primo turno e i ballottaggi, l’intero apparato dirigente del Partito Socialista del presidente Hollande ad invocare un’unione tra tutte le forze repubblicane per sbarrare la strada ai lepenisti. Alla fine, il Fronte Repubblicano, creato soprattutto per volontà dei socialisti e per interesse accettato dai repubblicani, è riuscito ad arginare il Front National, che non è riuscito a sfondare da nessuna parte. La stessa Marine Le Pen è stata nettamente sconfitta nella macroregione del Nord-Pas-de-Calais-Picardie dal repubblicano Bertrand Xavier, veterano della politica francese nelle fila dell’UMP.

Ma anche se il Front National non è riuscito a vincere in nessuna regione, queste elezioni rappresentano comunque un punto di rottura per la politica francese. Il classico bipolarismo, basato sullo storico cleavage destra-sinistra, sembra ormai aver lasciato definitivamente il posto ad un tripolarismo, che all’occorrenza torna ad essere un bipolarismo seppur con nuove caratteristiche: è infatti costruito sull’opposizione tra un’insolita unione dei due storici partiti della politica francese (Les Républicains e Le Parti Socialiste), appunto nel Fronte Repubblicano, e il Front National.

La situazione appena delineata fa felice soprattutto Nicolas Sarkozy. Nel 2010, a metà del suo primo mandato come Presidente della Repubblica, le regionali rappresentarono una storica debacle per lui e per l’UMP. I socialisti infatti conquistarono 21 delle 22 regioni in cui al tempo era divisa la Francia metropolitana. Le regionali di questo dicembre – invece – rafforzano la sua leadership nel partito di cui è tornato ad essere segretario l’anno scorso, e, soprattutto, aumentano notevolmente le sue possibilità di tornare all’Eliseo. Considerate le difficoltà del duo Hollande-Valls, l’unica possibile alternativa a Marine Le Pen sembra infatti essere lui. La sua scelta di non aprire apertamente ai socialisti ad un patto anti-Front National dimostra che la sua strategia è quella di correre da solo per poi convogliare, in un probabile ballottaggio con la Le Pen, i voti dei socialisti, facendo leva sulla loro paura di un Front National al potere, così come fece Jacques Chirac nel 2002.

Per concludere, non si può non notare  che, seguendo un trend europeo che va sempre più consolidandosi, anche in Francia, l’emergere di movimenti anti-sistemici finisce con lo spostare gli equilibri politici sempre più verso il centro/centro-destra. Nell’opera di convergenza verso il centro, tuttavia, i partiti di sinistra sono costretti a liberarsi di alcune delle loro componenti più radicali, soprattutto in ambito economico. Questo meccanismo che nasce, come dimostra il caso francese, con l’intento di arginare movimenti anti-sistemici, come il Front National, finisce però per alienare una parte di quell’elettorato popolare che in passato votava per i partiti della sinistra europea, perché era principalmente da questa che venivano difesi i suoi interessi di classe, soprattutto per la sua rigorosa opposizione a qualsiasi riduzione dello stato sociale e ad un’incontrollata liberalizzazione dell’economia nazionale.

Questa convergenza ha così creato una massa di elettori scontenti e per certi versi traditi, che movimenti come il Front National e il Movimento Cinque Stelle riescono a conquistare, riprendendo, in una versione molto più populistica, alcune delle vecchie politiche dei partiti di sinistra, per fini però che vanno ben oltre la semplice difesa del welfare state.

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Marvin Seniga

Nato a Roma nel 1992, attualmente studia relazioni internazionali presso l'Università di Trento, dopo essersi laureato in Scienze Politiche presso la Luiss - Guido Carli. Oltre che di politica si interessa di sport e cinema.
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