Regionali Basilicata, un solo vincitore: l’astensionismo

20/11/2013 di Giacomo Bandini

Regionali Basilicata, Astensionismo

Un solo vero vincitore – Come era prevedibile le elezioni regionali della Basilicata non si sono discostate eccessivamente dal trend astensionista che sembra aver pervaso l’intera realtà elettorale italiana. In tempi grigi, sia per l’economia sia per la politica, i cittadini preferiscono rimanere a casa. Solo il 47,6% della popolazione lucana si è infatti presentata alle urne, meno della metà degli aventi diritto. Il vincitore nominale, se così si può definire, è la coalizione di centrosinistra o meglio il suo candidato Marcello Pittella con il 59.6%  al voto di preferenza e il 62,7% al voto di lista. In realtà lo stesso Pd è stato a sua volta colpito dalla diffusa perdita di consenso. Si tratta dunque di una sconfitta per tutte le forze in campo. Una sconfitta ancor maggiore per coloro che hanno cercato di riavvicinare la gente alla cosa pubblica, senza riuscire nell’intento.

La giunta dell’illegalità – Prima di procedere alla disanima dei risultati ottenuti nel weekend elettorale è fondamentale ricordare le motivazioni del ricorso al voto anticipato. Lo scorso aprile infatti due assessori e un consigliere regionale in quota Pd e Idv sono finiti agli arresti domiciliari per un reato che pare accomunare le forze politiche in lungo e in largo: uso illecito dei rimborsi pubblici ai partiti. Il governatore De Filippo, in quota centrosinistra, era stato di conseguenza costretto alle dimissioni e allo scioglimento anticipato della giunta. Con conseguente nomina di Marcello Pittella a nuovo leader dell’esecutivo provvisorio per traghettare la regione alle future elezioni, cercando di contenere le perdite.

Regionali Basilicata, Astensionismo
Fonte: Cise

Non voto – Nell’analisi numerica di questa tornata elettorale è necessario partire dalla prima classificata: l’astensione. Il CISE (Centro Italiano Studi Elettorali) riporta un grafico molto interessante sulla partecipazione elettorale alle regionali della Basilicata a partire dal 1995 fino ai recenti sviluppi. I passaggi mostrano un calo costante di circa 5 punti percentuali ogni tornata fino al 2010 dove a votare si era recato il 62,8% della popolazione. Il crollo più significativo si è verificato invece dopo le vicende nazionali e in particolare dopo i gravi fatti avvenuti in seno alla Regione. Come già evidenziato in precedenza l’affluenza è scesa al 47,6%. Un numero esplicativo della mancanza di fiducia. Il cittadino ha dunque preferito nel linguaggio della scienza politica le soluzione “exit” (defezione) e loyalty (fedeltà) a quella “voice” (protesta).

Piazze piene, pochi voti – Proprio dal versante della protesta infatti provengono i dati peggiori. Dopo la pessima figura fatta dalla precedente giunta era lecito per molti aspettarsi un risultato migliore soprattutto dal Movimento 5 Stelle. Sulle pagine di Europinione invece abbiamo spiegato molto spesso perché a livello regionale è assai difficile l’affermarsi di un partito come quello dei grillini. In Basilicata la compagine antagonista dell’establishment si è infatti assestata sul 9%. Un dato sotto la media delle altre regionali 2013 in cui i risultati oscillavano dal 6,5% della Val D’Aosta al 16% circa di Lombardia, Lazio e Molise. L’immagine più significativa rimane comunque quella delle piazze lucane riempite da Grillo contrastante col responso elettorale finale. Viene quindi spontaneo pensare che i suoi potessero intercettare meglio il malcontento per la pessima gestione del centrosinistra, soprattutto vista la costante emorragia di consensi del centrodestra.

Il centro in rotta – Per quanto riguarda la coalizione guidata da Di Maggio, in forza a Scelta Civica, nonostante l’inclusione del Pdl e dell’Udc la campagna elettorale anti-giunta De Filippo si è conclusa con un flop gigantesco. Nessuna capacità di sfruttare l’handicap giudiziario degli avversari, bensì ottima riuscita nel peggiorare i risultati del 2010 perdendo ulteriormente 8,5 punti percentuali e ben 45000 voti: il Pdl raccoglie solamente il 12,3%, Scelta Civica il 5,1%, Udc il 3,8%. È altresì vero che l’astensionismo sfavorisce generalmente il centrodestra, soprattutto negli ultimi 20 anni, e in questo caso il trend a livello macro va affiancato ad una tendenziale storica permanenza dei lucani lungo l’asse di centrosinistra.

I “falsi” vincitori – Infine, i vincitori nominali. La coalizione di Pittella supera il 60%, rendendo la Basilicata una regione ancora più difficile da conquistare per gli avversari: il distacco supera i 40 punti. Di fatto il maggiore in Italia al momento, premiando la “loyalty” degli elettori lucani. Premiato soprattutto il buon lavoro dell’amministrazione (provvisoria) sostiene Epifani. Dimenticandosi dell’arresto di ben due membri del suo partito ai vertici della stessa regione e di citare i 20000 voti persi dal Pd rispetto al 2010 che ne hanno provocato un calo al di sotto del 25%.

Senza speranze – La politica si è dimostrata ancora una volta ben distante dagli umori dei suoi governati. La vittoria di un centrosinistra particolare, dove il Psi ha ottenuto il 7,5% e Centro Democratico il 5%, non deve distogliere l’attenzione dalla grande distanza ormai interpostasi fra politica e governati. Una cifra infatti spicca su ogni altra. È quel 52,4% ad aver intercettato gli umori della popolazione, diventando il simbolo di chi ormai non crede più le cose possano cambiare. Su questo dovrà riflettere tutto il panorama partitico italiano.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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