Regionali 2014: il trionfo dell’astensionismo

26/11/2014 di Federico Totera

La protesta dei cittadini e la riflessione dei partiti, finora troppo esigua rispetto a un dato che deve far riflettere

Il dato – Il dato più importante che emerge dalle ultime elezioni regionali, svolte in Emilia Romagna ed in Calabria, non è la vittoria dei candidati presidente del centrosinistra, quest’ultima annunciata sin da subito, ma bensì (e purtroppo) la vittoria dell’astensionismo. In Emilia Romagna si è recato alle urne il 37,7 % degli aventi diritto al voto rispetto al 68,1% del 2010, in Calabria invece ha votato circa il 44,1% degli aventi diritto rispetto al 59,3%. Il dato odierno diventa ancora più allarmante se si analizzano tali dati alla luce delle percentuali di affluenza delle elezioni regionali del 2000 e 2005 nelle stesse Regioni.  Il grafico in basso riporta le percentuali di affluenza alle urne per le elezioni regionali tenutesi in Calabria e in Emilia Romagna dal 2000 ad oggi.

Fonte: Sito internet Ministero dell’Interno
Fonte: Sito internet Ministero dell’Interno

Come mostra il grafico, negli ultimi 15 anni, dal 2000 al 2014, l’affluenza alle urne è calata complessivamente del 42% in Emilia Romagna e del 20,5% in Calabria.  Tutto ciò a rappresentare una crescente sfiducia verso la politica, la quale non viene più vista dai cittadini come quell’attività umana che ha quale fine il bene della collettività. Un dato, questo dell’astensionismo, che deve preoccupare, e non poco, i leader dei partiti, i quali sono costretti ad aprire nei loro gruppi momenti di riflessione e di analisi sull’ultima tornata elettorale, affinché il crollo dell’affluenza, ed il rischio del non-voto, non vi sia anche nelle prossime chiamate alle urne.

La protesta – L’astensionismo rappresenta, dunque, un problema da tenere in grande considerazione e che dimostra quanto le persone siano sempre più lontane dalla vita politica e confidano sempre meno nelle istituzioni. Questa volta anche chi, nelle elezioni politiche del 2013 e delle europee dello scorso maggio, ha espresso un voto di protesta, votando a favore di quei partiti che della sola protesta hanno fatto il loro cartello, in queste elezioni ha preferito astenersi. E’ il caso questo del Movimento 5 Stelle che nelle ultime elezioni ha subito un brutto calo di preferenze e, nonostante il leader del movimento, Beppe Grillo, abbia più volte dichiarato che l’astensionismo non ha colpito il M5S, i numeri smentiscono le sue dichiarazioni.

A sostenere ciò è anche l’Istituto Cattaneo, che da un’analisi effettuata sulle città di Bologna, Parma, Reggio Emilia e Modena, precisa che tra i partiti presenti nella competizione elettorale, il M5S sia quello a soffrire maggiormente dell’emorragia del non-voto rispetto alle ultime tornate, non regionali. In Calabria è da sottolineare come il M5S, anche a seguito di una campagna elettorale quasi inesistente, non sia riuscito a raggiungere la soglia dell’8% che gli avrebbe consentito di entrare con rappresentanti in Consiglio Regionale, fermandosi ad un deludente 4,96%. Colpiti dall’astensionismo, seppur in maniera ridotta, sono anche il Partito Democratico e Forza Italia. L’unico partito che esce “vincente” da questa tornata elettorale è le Lega, che in Emilia Romagna è riuscito a mettere a segno quel sorpasso tanto annunciato su Forza Italia. Il raddoppio della Lega sul partito di Silvio Berlusconi sta creando un vero proprio terremoto all’interno della coalizione di centrodestra e nei pesi dei relativi alleati; il leader della Lega, Matteo Salvini, parla di un risultato storico, e, forte anche dei sondaggi, rivendica la leadership del centrodestra.

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Raffaele Fitto, ex presidente della Regione Puglia e dirigente di Forza Italia

I problemi dell’astensionismo possono essere ricercati sia su base regionale che su quella nazionale; infatti è da sottolineare che le due regioni sono state chiamate alle urne anticipatamente dopo lo scioglimento dei Consigli Regionali. A tal proposito Alfano, segretario del NCD, afferma che: ‘L’Emilia Romagna e la Calabria sono due regioni che vanno al voto dopo la condanna e le dimissioni dei loro presidente. Il forte astensionismo è quindi probabilmente dovuto ad una crisi di rigetto degli elettori e dei cittadini’.

Il cambio di rotta – Il rischio non-voto, la “disaffezione”, l’incubo astensione, si è avverato tutto. Non vi è dubbio, dunque, che il responso di domenica abbia mandato un segnale importante ai partiti, ovvero di intraprendere un cambio di rotta verso quella direzione che li porti vicino alla gente, ad occuparsi di più, e realmente, dei problemi della popolazione, affinché questa crisi di rigetto da parte degli elettori e dei cittadini possa diminuire, per non far più registrare quei picchi di astensionismo come in Emilia Romagna, del 62,3%, ed in Calabria, del 55,92%.

Il subbuglio dei partiti è da sottolineare ancora una volta nel centro-destra: le dinamiche che si stanno creando all’interno di Forza Italia, con Raffaele Fitto che parla di un risultato drammatico e di azzeramento delle cariche per dar vita ad una nuova fase di rinnovamento, per recuperare i vecchi elettori che non votano più Forza Italia e che oggi votano la Lega. Però in tutto questo fermento post-elettorale, l’esternazione più significativa è quella del Presidente del Consiglio che mette l’astensionismo in secondo piano rispetto alla vittoria del PD, dichiarando: “La non grande affluenza è un elemento che deve preoccupare ma che è secondario…” Non sembra dello stesso parere di Renzi il vice segretario del PD, Lorenzo Guerini, il quale ha invece dichiarato che il dato dell’astensione debba far riflettere seriamente tutta la classe politica.

Non è facile condividere l’affermazione del Presidente Renzi, piuttosto è giusto sottolineare la vittoria del PD in entrambe le regioni, perché rappresenta una grande vittoria in chiave politica, ma dal Presidente del Consiglio ci si aspettava qualche riflessione in più sull’affluenza alle urne, dove si sono recati solo 4 elettori su 10, e dove un Presidente di regione si trova a governare con il consenso del 25% degli aventi diritto al voto. In tal senso, l’astensionismo non può assolutamente essere considerato un problema secondario. La politica, tutta, deve preoccuparsi dell’astensionismo, deve iniziare a preoccuparsi dell’assenza dei giovani nei partiti, dei tesseramenti sempre più in calo.  La politica, insomma, deve uscire dalle “stanze” e ritornare tra la gente.

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