Reginald Pole – Principe e Cardinale

23/01/2016 di Silvia Mangano

Nato dall’unione dei Pole e dei Plantageneti, era uno dei pochi nobili rimasti alla corte dei Tudor che poteva vantare diritti sulla corona inglese tanto quanto la dinastia regnante. Pupillo di Enrico VIII, Pole fu uno dei protagonisti delle rivoluzioni religiose del XVI secolo

Reginald Pole

Nato dall’unione dei Pole (affini ai Lancaster) e dei Plantageneti (York), Reginald era uno dei pochi nobili rimasti alla corte dei Tudor che poteva vantare diritti sulla corona inglese tanto quanto la dinastia regnante. Divenne in giovane età il pupillo di Enrico VIII, che ne patrocinò gli studi immaginando per lui una carriera nella gerarchia ecclesiastica. Studiò a Oxford, dove conobbe Thomas More, e concluse la sua formazione a Padova, sull’esempio dei grandi intellettuali inglesi dell’epoca.

Giunti ai burrascosi anni della separazione di Enrico dalla Chiesa di Roma, Pole divenne forzatamente parte integrante degli eventi. Nel 1529, infatti, fu inviato a Parigi per raccogliere il parere dei teologi della Sorbona sul divorzio del re inglese da Caterina d’Aragona, zia dell’imperatore. Personalmente contrario, perse il favore del re e fu costretto a riparare in Italia, patria del suo esilio fin quasi agli ultimi anni della vita. Nel 1534, il parlamento inglese promulgò l’Atto di Supremazia, con il quale Enrico divenne capo della chiesa d’Inghilterra. La nuova legge non venne accolta da tutti con lo stesso entusiasmo, tuttavia con l’Atto di Tradimento (emanato subito dopo) Enrico si assicurò che le opposizioni fossero messe a tacere.

Quando giunse la notizia dell’esecuzione del cardinale Fisher e di Thomas More (giugno-luglio 1535), Reginald Pole iniziò la stesura del famoso trattato Pro Ecclesiasticae Unitatis Defensione (o De Unitate) con l’intento di convincere il cugino a tornare cattolico. In virtù della sua particolare posizione personale – non era soltanto un probabile erede al trono, ma anche una delle menti più eccelse del tempo – venne accolto sotto l’ala protettrice del papa, Paolo III, e divenne il personaggio di punta della propaganda contro Enrico VIII. Grazie all’idee espresse nel De Unitate, Pole ricevette la nomina a cardinale alla fine del 1536 e fu incaricato della sua prima missione diplomatica. La legazione del 1537 nacque con l’intento di sostenere la popolazione cattolica che lottava contro l’introduzione di cambiamenti nella chiesa inglese. Fallito il primo tentativo, ne venne messo in atto un secondo nel 1539. Tuttavia, anche questo secondo esperimento naufragò senza produrre i risultati sperati.

A cavallo tra le due legazioni, fu membro della commissione che stilò il documento Consilium de Emendanda Ecclesia (1537-38), a cui presero parte anche Gasparo Contarini, Giovanni Morone, Gian Pietro Carafa, Jacopo Sadoleto e Gian Matteo Giberti, e della commissione delegata alla preparazione del Concilio di Trento. Nel 1541, Pole venne designato legato al Patrimonio di S. Pietro e trasferito a Viterbo. Qui grazie, agli amici Marcantonio Flaminio e Pietro Carnesecchi, conobbe le opere le opere di Juan de Valdés, il Beneficio di Cristo e altre opere tradotte di Calvino e Lutero. Il circolo che si creò attorno a Pole in quegli anni fu rinominato «Chiesa viterbiense»: una sorta di terza via rispetto ai sentieri della Riforma e a quelli dell’ortodossia cattolica più intransigente e guardata con interesse dal fior fiore della società italiana dell’epoca.

Fu nominato legato al Concilio di Trento due volte, rispettivamente nel 1542 e nel 1545. In quest’ultima circostanza fu tra coloro che caldeggiarono una riconciliazione con i riformati, soprattutto riguardo alla spinosa questione della giustificazione. Su tale punto, Pole era convinto che le questioni dottrinali dovessero essere discusse in presenza dei protestanti e per questo raccomandò che le opere dei riformati fossero lette con attenzione e imparzialità prima di giudicarne il contenuto. Nel suo ultimo intervento (21 giugno) al Concilio di Trento, Pole concluse con l’esortazione: «è necessario percorrere una via media, senza sbilanciarsi troppo né da una parte né dall’altra».

Tra le illustri amicizie del periodo si annoverano personaggi strettamente legati alla politica di Carlo V, tanto che i prelati gravitanti nell’orbita della «chiesa di Viterbo» vengono considerati dalla storiografia come il «partito imperiale» operante nella Chiesa del tempo. Non sorprende allora che, alla morte di Paolo III nell’autunno 1549, l’imperatore incoraggiò la candidatura di Pole al soglio pontificio. Tuttavia, a impedirne l’elezione intervenne il cardinale Gian Pietro Carafa, il quale «disse apertamente che Pole era sospetto d’heresia» e che, quindi, non poteva essere eletto. Proprio in quell’occasione, ebbe inizio il calvario del cardinale inglese con l’Inquisizione romana, che si protrasse fino alla sua morte e oltre.

Sebbene lontano dalla patria, Reginald Pole non smise mai di interessarsi alle sorti dell’Inghilterra. Nel 1554, con la morte di Edoardo VI e la successione al trono della principessa Mary Tudor, si aprì un nuovo spiraglio per il ritorno al cattolicesimo del regno d’oltremanica. Dunque, ancora una volta, Pole fu nominato legato apostolico e inviato ad assistere la nuova regina nel difficile compito di ricattolicizzare l’Inghilterra. Ma, temendo che il cardinale diacono potesse sposarsi con la nubile Mary e diventare re, Carlo V impedì all’inglese di ricongiungersi con la cugina fino al 1556, cioè finché la Tudor non ebbe acconsentito a sposare il figlio e futuro re di Spagna, Filippo. Tornato finalmente in Inghilterra, ricevette l’ordinazione presbiteriale e poi episcopale, istaurandosi a Lambeth in veste di nuovo arcivescovo di Canterbury. Qui morì due anni dopo, nel 1558, a poche ore di distanza dalla regina Mary, lasciando la corte, dove era cresciuto e dove aveva fatto ritorno dopo anni di esilio, nelle mani della nuova regina Elizabeth.

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Silvia Mangano

Classe 1991. Si laurea con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma. Attualmente studia Scienze Storiche – Età moderna e contemporanea alla Sapienza. Frequenta un diploma di perfezionamento in religioni comparate presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e scrive per la rivista di divulgazione storica InStoria.
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