Referendum: su cosa si vota?

02/12/2016 di Marco Bruno

Breve guida dell'ultimo minuto, per chi vuole avere le idee più chiare sulle principali modifiche che il referendum di domenica potrebbe portare all'ordinamento costituzionale.

Domenica prossima gli italiani si recheranno alle urne per decidere via referendum se approvare o respingere la riforma costituzionale varata dal Governo Renzi e curata dal ministro delle riforme Maria Elena Boschi. Il quesito è di tipo confermativo e chi è d’accordo con la riforma dovrà votare si, mentre chi vorrà respingere dovrà apporre il proprio segno sul no. Inoltre, non è previsto alcun quorum, ragione per cui l’esito sarà valido a prescindere dal numero effettivo di votanti. Vediamo nel dettaglio i punti su cui si andrà a votare e come sarà la costituzione in caso di vittoria del si e come invece è attualmente.

La riforma verrà votata in blocco, anche se ancora si dibatte sulla possibilità di dividere il referendum in almeno quattro quesiti in base alle grandi aree che vengono interessate dall’argomento. Infatti, i punti su cui interviene questa riforma sono: superamento del bicameralismo perfetto e costituzione del nuovo senato, taglio alle spese e altre modifiche; riforma del Titolo V; abolizione del Cnel e partecipazione popolare. A queste si possono aggiungere altri due specifici particolari: la definitiva cancellazione delle Province dal testo costituzionale, a completamente di un discorso di eliminazione già iniziato (e a buon punto) a livello amministrativo, e l’obbligo di giudizio preventivo da parte della Corte Costituzionale di ogni progetto di modifica delle leggi elettorali che riguardano Camera e Senato.

  1. SUPERAMENTO DEL BICAMERALISMO PERFETTO

Oggi: Camera e Senato sono paritarie e svolgono esattamente lo stesso compito, che è quello di dare la fiducia al governo e approvare le leggi. Infatti, se anche solo una delle due camere decidesse di non rinnovare la fiducia all’esecutivo, questo cadrebbe in automatico. Per quanto riguarda il procedimento di formazione delle leggi, è prevista la cosiddetta navetta, ovvero il ping pong tra i due rami del parlamento che terminerà solo quando entrambe le camere avranno approvato un testo assolutamente identico.

Riforma: Non vi sono modifiche per la Camera dei deputati, la cui legislatura continuerà ad avere una durata di cinque anni e continuerà a svolgere il ruolo attuale. Tanti cambiamenti sono previsti per il Senato, i cui componenti verranno eletti dai Consiglieri Regionali (elezione di secondo grado) ma sulla base delle “scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi” regionali. E’ quindi sempre presente una scelta da parte del cittadino, che deve poi essere rispettata dal Consiglio Regionale al momento della nomina dei Senatori della propria regione. Infatti, il Senato diventa a tutti gli effetti un organo di espressione regionale, e avrà il compito di far valere le sue prerogative a livello locale. Il numero dei componenti scende da 315 a 100 di cui 5 sono eletti dal presidente della Repubblica. Tuttavia, questi non saranno eletti a vita, ma per un periodo massimo di sette anni. La composizione del Senato è variabile, in quanto si modifica in occasione del rinnovo di qualunque Regione, ma i membri appartenenti non percepiranno indennità, continuando a ricevere quella già percepita da Consigliere Regionale.

Viene meno il bicameralismo perfetto, poiché il Senato non dovrà pronunciarsi sulla stragrande maggioranza delle leggi, eccetto alcune notevolmente importanti per le quali è stato considerato necessario ancora di un doppio controllo. In particolare si tratta delle leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71, le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni; la legge sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea; quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore. In tutti gli altri casi, il Senato può pronunciare solo un parere che non è vincolante e di cui la Camera può anche decidere di non tenerne conto. Il Senato parteciperà all’elezione del Presidente della Repubblica, per cui sono modificati i quorum necessari per l’elezione: due terzi nei primi tre scrutini, tre quinti dal quarto, tre quinti dei votanti dal settimo in poi. Il Senato avrà poi il compito di eleggere due giudici della Corte Costituzionale, mentre gli altri tre verranno nominati dalla Camera separatamente.

  1. RIFORMA DEL TITOLO V

Oggi: Come deciso dalla riforma costituzionale del 2001, che curava solo lo stesso Titolo V, sono previsti tre tipi di competenze: esclusiva dello Stato, concorrente tra Stato e Regioni, esclusive delle Regioni. L’impianto della riforma di fatto tendeva ad ampliare le competenze delle Regioni, non solo per  via dell’introduzione della competenza concorrente, ma anche perché, fatte salve quelle esplicitamente assegnate allo Stato, tutte le altre competenze andavano alle Regioni in via residuale.

Riforma: Elimina la competenza concorrente, al fine di rendere più chiara la divisione dei poteri, che è da sempre stato un punto importante del paese e che ha finito per investire notevolmente la Corte Costituzionale: oggi, infatti, oltre il 70% delle questioni di cui si occupa la Corte riguardano questo conflitto di competenze. Così facendo lo Stato acquista maggior potere, in particolare su alcuni punti come l’ambiente o l’energia che erano finite, almeno in parte, in mano alle Regioni.

  1. ABOLIZIONE DEL CNEL

Oggi: Il CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) è un organo di rilievo costituzionale che ha il compito di presentare proposte di legge e di emanare pareri in alcuni casi specifici. Tuttavia, il suo contributo è stato molto modesto, tanto che è da molti anni considerato l’emblema degli enti inutili e spendaccioni del nostro paese.

Riforma: Elimina il CNEL in maniera definitiva

  1. PARTECIPAZIONE POPOLARE

Oggi: Per proporre un referendum è necessario raccogliere 500.000 firme. Per presentare un’iniziativa di legge popolare sono richieste 50.000 firme.

Riforma: Resta la quota di 500.000 firme necessarie per proporre un referendum. Qualora il numero di firme raggiunte dai promotori in occasione della proposta referendaria arrivasse a quota 800.000, (a metà delle quali la Corte Costituzionale è chiamata a dare un parere preventivo di ammissibilità), viene modificato il quorum per il referendum, che sarà pari alla metà più uno del numero di elettori votanti alle ultime elezioni politiche, rendendo così più facile il suo raggiungimento. Sale anche il numero di firme necessario per presentare una legge di proposta popolare, che arriva a 150.000, ma viene inserito l’obbligo per la Camera di discuterlo in tempi certi.

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Nato a Sant'Agata di Militello (ME) il 26/02/1994. Diplomato al liceo scientifico, attualmente studio giurisprudenza presso la Luiss Guido Carli. Appassionato di musica, serie televisive e sport, spero in un mondo dove a prevalere sia l'eguaglianza
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