Referendum Scozia: Better Together o Yes Scotland?

10/09/2014 di Giovanni Caccavello

Il nostro Giovanni Caccavello, che vive da anni a Glasgow, ci racconta la situazione ad una settimana dalla storica chiamata alle urne

Scozia, Referendum per l'indipendenza

Manca una settimana al referendum sull’indipendenza della Scozia dal Regno Unito e, da qualche giorno, è iniziato l’ultimo, vero, count-down. Edimburgo, Glasgow, Aberdeen, Dundee, Inverness, le Highlands, i Borders e le centinaia di isole si apprestano a recarsi alle urne, giovedì 18 settembre. Non sono elezioni qualunque. Gli elettori non andranno a votare per scegliere il “colore” dell’esecutivo che li governerà per cinque anni, ma a decidere se restare nel Regno Unito e se dire addio alla Gran Bretagna, dopo oltre 307 anni di unità. Dopo oltre due anni di attesa, la Scozia si appresa a dover decidere il suo futuro. Come spiegato dal Primo Ministro David Cameron, questa sarà una chiamata secca, non ci saranno nuove votazioni. Se la Scozia sceglierà di rimanere nel Regno Unito, l’unione tra Inghilterra, Galles, Irlanda del Nord ed Edinburgo proseguirà, se, al contrario, la maggioranza voterà si all’indipedenza, non si potrà più tornare indietro. Ecco perché è una decisione su cui non si può scherzare e occorre votare con la testa piuttosto che con il cuore.

Dopo mesi di campagna elettorale il popolo Scozzese sembrerebbe essere pronto per recarsi alle urne tra punti interrogativi e domande senza risposta. Molti, infatti, sono le incognite che gravano sul futuro della Scozia. In caso di voto negativo, ci saranno notevoli cambiamenti, ma ad Edinburgo continuerà a sventolare anche la famosa “Union Jack”. Nel caso in cui il “si” avrà la meglio, la Scozia diventerà uno stato indipedendente, autonomo e sovrano.

Alex Salmond
Alex Salmond

Alex Salmond, attuale Primo Ministro Scozzese e leader del Partito Nazionalista (SNP), è stato il principale promotore della campagna “Yes Scotland” e punta, senza nascondersi troppo – visti anche gli ultimi sondaggi – alla secessione. Sabato 6 Settembre, per la prima volta dall’inizio della campagna elettorale, i sondaggi di “YouGov” hanno mostrato come i nazionalisti abbiano colmato il gap e addirittura superato, in termini percentuali, gli unionisti: per un risultato finale di 51% a 49%. Altri sondaggi, invece, mostrano un lieve vantaggio per i fedeli del Regno Unito: Sky News “poll of polls” e TNS, stimano un successo del no ” per 52% a 48%. Al di là delle previsioni dei sondaggi, non sempre esatte, una cosa è certa: gli indipendentisti sono riusciti nel corso di questo ultimo mese a mettere in bilico un voto che sembrava essere certo.

Nonostante questo, gli elettori non possono essere completamente soddisfatti. Se da un lato sia la campagna “Better together” che la campagna “Yes Scotland” hanno cercato di conquistare ogni singolo voto con numerose manifestazioni ed eventi capillari, dall’altro non tutte le questioni economiche e politiche principali sembrano essere state risolte. Alex Salmond ha cercato di attitare voti spiegando il suo “sogno social-democratico“, Alistair Darling, ex Ministro del governo Labourista di Gordon Brown e principale “antagonista” di Salmond, ha cercato di mettere in evidenza tutte le problematiche che l’indipendenza comporterebbe. Le tematiche più dibattutte, nel corso di questi ultimi mesi, hanno riguardato le pensioni, il sistema sanitario (National Health System), la Sterlina, l’educazione, i giacimenti di petrolio, le relazioni con l’Unione Europea, la NATO e altre organizazioni internazionali, il sistema finanziario ed il debito pubblico.

Secondo quanto riportato da fonti europee, in caso di indipendenza, la Scozia dovrebbe abbandonare l’Unione Europea per poi dover fare una nuova richiesta. In caso di indipendenza è al momento ragionevole pensare (viste anche le ultime considerazioni di ieri e oggi del governatore della Bank of England) che una volta entrata nell’Unione Europea, la Scozia dovrà negoziare anche l’ingresso nella moneta unica europea. Salmond ha più volte spiegato come la Scozia potrebbe decidere di fare immediatamente default sul proprio debito pubblico. Secondo fonti interne al ministero del tesoro britannico, la Scozia dovrebbe ottenere circa l’8-9% dell’attuale debito pubblico britannico (circa £1300 miliardi) sulla base del fatto che gli scozzesi sono l’8% dell’intera popolazione britannica.

Lo stato sociale, inteso anche come educazione e sanità, dovrà essere completamente rivisto. Ad oggi, gli scozzesi non pagano tasse universitarie, ricevono molti più sussidi rispetto agli altri cittadini del Regno Unito e pagano più tasse rispetto a molte altre zone della Gran Bretagna. Al tempo stesso il sistema pensionistico scozzese è strettamente legato a quello britannico (i pensionati sono tra le categorie che supportano più fortemente il no all’indipendenza) così come il sistema finanziario. Secondo quanto riportato oggi dal direttore di British Petrolium, è sempre più difficile estrarre petrolio dal mare del nord ed i giacimenti disponibili sono meno di quelli stimati dal “white Paper” del governo scozzese. Secondo gli ultimi dati, nel 2013 le tasse proveniente dall’estrazione del petrolio sono calate di oltre 5 miliardi di Euro.

L’incapacità di rispondere a queste domande ha creato del panico tra le aziende e nel mercato. Lunedì, dopo il sondaggio di YouGov, che ha mostrato per la prima volta gli indipendentisti in vantaggio, il mercato ha reagito in modo molto negativo. Oltre 3 miliardi di Euro (2,6 miliardi di sterline) sono stati bruciati in una giornata sola, dopo che tutte le principali banche ed instituti pensionistici connessi con la Scozia hanno subito forti perdite (Standard Life -2,4%, RBS -1,3%, Barclays -2,4%). Oggi, mercoledì 10 Settembre, Standard Life e British Petrolium hanno spiegato come in caso di indipendenza sposteranno le loro operazioni in inghilterra a causa della forte incertezza che un simile risultato potrebbe provocare. La sterlina, invece, a raggiunto il suo livello più basso nei confronti del dollaro degli ultimi 10 mesi ed è in constante calo da inizio settimana.

David Cameron
David Cameron

Per cercare di frenare l’entusiasmo di Alex Salmond e degli indipendentisti, David Cameron, leader dei Conservatori, Ed Miliband, leader del partito Labourista e Nick Clegg, leader dei Lib-Dem, hanno ufficialmente lanciato, grazie all’aiuto dell’ex Primo Ministro Britannico Gordon Brown, la nuova campagna che poterà il governo di Edimburgo ad avere molti più poteri, anche in caso di vittoria “unionista”. Secondo quanto riportato da tutti i principali tabloid e magazine, la procedura per garantire al governo scozzese una “Devolution Max” sarà molto più rapida del previsto e le consultazioni inizieranno subito, a partire da venerdì 19 Settembre, il giorno dopo il voto.

I tre leader hanno deciso di partecipare attivamente alla campagna elettorale, oggi, camminando e rispondendo alle domande dei cittadini ad Edimburgo (Cameron e Clegg) e Glasgow (Ed Miliband). Secondo quanto riportato dalle agenzie di Westminster, i leader saranno ancora impegnati nelle principali città scozzesi anche lunedì prossimo, tre giorni prima del voto. La casa reale, al contrario, ha invece comunicato ufficialmente che la Regina non interverrà – come invece richiesto da alcuni membri del parlamento – e rimarrà neutrale. Secondo quanto riportato dal comunicato “la Regina è contenta ed orgogliosa di vedere i cittadini Scozzesi partecipare attivamente ad una decisione così importante”.

Dopo il sondaggio di sabato pubblicato da YouGov, la campagna elettorale sembra essersi finalmente infiammata. Tutti i grandi leader sono scesi in campo e la proposta di una “devolution max” è stata lanciata. A 8 giorni dal voto nessuno sa che fronte politico avrà la meglio ma una cosa è certa: la politica scozzese è rinata.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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