Un Regno Unito senza Scozia sarebbe più povero

10/02/2014 di Giovanni Caccavello

A sette mesi dalla elezioni per l’indipendenza della Scozia la sfida tra Alex Salmond e David Cameron si fa sempre più dura

Scozia indipendente dalla Gran Bretagna?

Better Together? – Tanto si è dovuto aspettare ma, alla fine, dopo oltre un anno e mezzo di battaglia, la campagna “Better Together”, capeggiata volente o nolente da David Cameron, Primo Ministro Britannico sembra essere giunta ad un punto di svolta.

Circa dieci mesi fa, il 21 Marzo 2013, Cameron ed Alex Salmond, capo del governo Scozzese, hanno concordato la data e le modalità del referendum riguardante l’indipendenza scozzese che si terrà il 18 Settembre 2014. La campagna lanciata da Salmond, intitolata “Yes Scotland” iniziò già tempo addietro, il 25 Maggio 2012 e nel corso di questi anno e mezzo molte cose sono cambiate: Il governo Cameron ha portato avanti riforme, come quella della modernizzazione del vecchio sistema ferroviario, che tengono poco conto della Scozia; lo Scottish National Party (Partito Nazionalista Scozzese), capeggiato dallo stesso Salmond ha portato avanti una campagna fatta di orgoglio, di sano patriottismo e ha risvegliato – come molti commentatori del Guardian, del Times, dell’Independent e dell’Telegraph hanno fatto notare – la voglia di fare politica in una regione da troppo tempo assopita nel suo triste passato e che porta ancora i segni della drammatica deindustrializzazione avvenuta negli anni ’70 e ’80 del secondo appena trascorso; la Scozia è entrata nel suo “anno solare”, anno in cui eventi sportivi di livello mondiale si svolgeranno sul suolo scozzese e per finire, come se non bastasse, si celebrarà il 700esimo anniversario di Bannockburn, famosa battaglia della Prima guerra di Indipendenza Scozzese tra il 1296 ed il 1328.

Referendum per l'indipendenza della ScoziaMaybe not… – La campagna “Better Together” fin dall’inizio non è mai piaciuta e nel corso dei mesi le proposte avanzate per un Regno Unito più forte, più unito, più equo e giusto si possono davvero contare sulle dita di una mano. I recentissimi sondaggi lo dimostrano. Mai come prima infatti il numero di Scozzesi che, ad oggi, voterebbero per l’indipendenza è stato così alto. Secondo quanto riporta lo “Scotsman”,  “gli ultimi dati mostrerebbero come il voto per l’indipendenza sia in costante crescita, arrivando ormai stabilmente sempre al 30% mentre, al contrario il voto per il “No” sembrerebbe essersi stabilizzato al 42%. Secondo quanto riporta lo Scotsman gli indecisi sarebbero calati di quasi 5 percentuali, dal 33% al 28% e più di due terzi dei nuovi votanti si schiera a favore dell’Indipendenza. La battaglia si fa sempre più accesa e nonostante entrambe le campagne siano poco seguite da una larga fetta dell’elettorato, c’è da scommettere che gli Scozzesi, in un modo o nell’altro si recheranno alle urne. Entrambi i leader lo sanno e, dopo l’intervento di Cameron a Glasgow tre giorni fa – non a caso il giorno dell’apertura dei giochi di Sochi da lui boicottati – tutti credono che il rush finale per assicurarsi la vittoria sia iniziato e che il countdown delle elezioni stia per partire definitivamente”.

Il discorso – Intervenendo dal Velodromo di Glasgow, Cameron ha mosso la prima importante pedina.Il Primo Ministro del Regno Unito ha parlato per circa 21 minuti e, nel corso del suo intervento si è soffermato su alcuni punti che vale la pena riportare. Il discorso è entrato subito nel vivo fin dall’inizio quando Cameron ha voluto ricordare le Olimpiadi di Londra del 2012 e come “la cosa più bella e più importante per me non sono state le vittorie. Lo sono stati invece il rosso, il bianco ed il blu. Lo è stato il patriottismo estivo che, uscendo dalle tenebre, si è innalzato al cielo. Tutti che tifavano una sola squadra, un solo gruppo, la compagine Britannica”. Proseguendo, poi, le parole hanno assunto una più dura dimensione politica. Cameron ha voluto sottolineare come il Regno Unito senza Scozia sarebbe più povero: “Senza Scozia, noi saremmo profondamente penalizzati a livello internazionale. Se perdessimo la Scozia, se il Regno Unito cambiasse, Noi saremmo la causa della perdita della nostra reputazione. Il semplice fatto è che Noi contiamo di più e siamo più forti nel mondo solo se stiamo uniti, insieme”. Ha quindi più volte sottolineato come, la continuazione dei 307 anni di Unione, non sia solo la miglior scelta che i cittadini Scozzesi possano fare ma che da questa dipendono le sorti di quattro nazioni: quella della Scozia ma anche quella del Galles, dell’Irlanda del Nord e dell’Inghilterra.

L’ultimo commento è andato poi a tutti i cittadini del Regno Unito: “A Tutti quelli come me, Inglesi, Gallesi e Nord-Irlandesi, a tutti quelli come me, che si prendono cura del Regno Unito voglio dire: voi non avete un voto in questo referendum ma avete una voce. Quelli che voteranno sono i nostri amici, i nostri vicini di casa, la nostra famiglia. La vostra voce può fare la differenza. Alzate il telefono, uscite insieme, inviate mail, tweet, parlare. Fate passare il messaggio da Manchester a Motherwell, dal Pembrokshire a Perth, da Belfast a Bute. Facciamo in modo che gli Scozzesi accolgano la nostra voce che grida: Noi vogliamo che voi rimaniate”.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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