Il referendum di domani, un riassunto

16/04/2016 di Marco Bruno

Una breve guida al contenuto del referendum di domani, scevra da ogni commento politico.

Trivelle

Si tratta del primo caso di un referendum promosso dalle Regioni italiane. Secondo quando dettato dall’art.75 della Costituzione, la richiesta deve pervenire da almeno cinque Consigli regionali, ma in questo caso sono state ben nove le Regioni a farne richiesta: Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto. Bisogna precisare come Sicilia ed Emilia Romagna, nonostante siano tra le regioni in realtà più toccate dal quesito referendario, non siano tra le promotrici del referendum.

Il referendum è di tipo abrogativo, ovvero comporta la cancellazione di una legge, su cui si chiede il parere dei cittadini. Nel caso specifico si vuole eliminare l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, modificato in ultima istanza dalla legge di stabilità del 2016.

Infatti, inserendo il divieto di effettuare attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi entro le 12 miglia dalla costa, la legge di stabilità ha previsto che i titoli abilitativi già rilasciati siano fatti salvi da tale divieto, per la durata di vita utile del giacimento. Questo significa, dunque, che le società interessate dalle concessioni già esistenti al momento del primo gennaio 2016, e riguardanti l’area compresa tra la costa italiana e il dodicesimo miglio, potranno continuare a portare avanti la propria attività fino all’esaurimento dei giacimenti da loro sfruttati.

La questione della distanza è molto importante, dato che per le società che operano oltre questo limite, il referendum risulterà ininfluente. Sono ben 44 le concessioni di coltivazione in mare ubicate entro il limite delle 12 miglia dalla linea di costa e dalle aree protette, mentre le piattaforme interessate sono 92, di cui 8 non operative.

Se vince il sì – Le società potranno continuare la propria attività sino alla fine del periodo di concessione pattuito. Viene meno, dunque, la possibilità di continuare ad effettuare attività di ricerca, di trivellazione e di estrazione, sino all’esaurimento dei giacimenti. La prima concessione interessata fermerà i propri lavori nel 2018, mentre l’ultima nel 2034.

Se vince il no (o l’astensione): al termine del periodo di concessione, le società petrolifere potranno continuare la propria attività nell’aria di concessione, fino al totale esaurimento dei giacimenti.

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Nato a Sant'Agata di Militello (ME) il 26/02/1994. Diplomato al liceo scientifico, attualmente studio giurisprudenza presso la Luiss Guido Carli. Appassionato di musica, serie televisive e sport, spero in un mondo dove a prevalere sia l'eguaglianza
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