The revenant – finché vendetta non ci separi.

20/01/2016 di Ginevra Montanari

Redivivo si trova a metà strada tra un film e un documentario sulla sopravvivenza all'interno della guerra per il Nuovo Mondo

The Revenant

Distribuito dalla 20th Century Fox, e ispirato all’omonimo romanzo del 2003 di Michael Punke, Redivivo narra la storia autentica, e l’autentica vendetta, del “Trapper-Sooter” Hugh Glass, un cacciatore di pelli. Per capire meglio il valore e il significato della storia di Glass, basti pensare che Punke è un diplomatico con trascorsi alla Casa Bianca, sotto la presidenza di Bill Clinton, il che ha dato spessore e profondità politica alla narrazione: lo stile e il ritmo del romanzo, così come quello dei due film che fino ad oggi ne hanno tratto ispirazione, non hanno niente a che vedere con quelli di un classico scrittore che ricerca le proprie fonti sui libri di storia.

È la vicenda di un avventuriero che, prima dei glaciali paesaggi del Sud Dakota, ha affrontato una miriade di altre imprese; questo affascinante Ulisse dell’Ottocento, il quale trova e perde tragicamente la sua famiglia indiana Pawnee, entrò a far parte della tradizione americana con grande naturalezza, divenendo uno spartiacque simbolico, un anello di congiunzione, tra i due violenti schieramenti nati con la scoperta del Nuovo Mondo. Redivivo, tra flashback e scorci mozzafiato su una cultura ormai millantata, si apre con un vero e proprio massacro: negli Stati Uniti del Nord è il 1823, e la spedizione di un gruppo di cacciatori di pelli, guidato da Glass, viene braccata e decimata dagli indiani. Il realismo dell’attacco è agghiacciante, sembra di trovarsi davvero all’intero di una rabbiosa battaglia tra bianchi e nativi. La fotografia di Emmanuel Lubezki è da Oscar, non solo per i luoghi meravigliosi, per le montagne senza fine, i boschi, i fiumi, ma per la sacralità che si percepisce ogni secondo in mezzo al bianco, al verde, e al rosso. Solo una decina di cacciatori sopravvive all’imboscata.

Il film racconta il tentativo di Glass, ferito gravemente da un grizzly inferocito, di tornare dal gruppo che lo ha dato per spacciato, così da vendicare la morte dell’unico famigliare rimastogli: il figlio adolescente di origini Pawnee. Ora, la critica è divisa sulla costruzione del film. Pellicola troppo lunga, e lenta, per alcuni. Di Caprio ha pochi dialoghi, e per tutto il film si trascina per i sentieri tortuosi e mortali del Sud Dakota, ancora miracolosamente in vita probabilmente perchè mosso unicamente dal fuoco della vendetta. Troviamo un co-protagonista Tom Hardy in splendida forma, il quale interpeta il pazzo e violento membro della spedizione John Fitzgerald, reduce di uno scalpo che probabilmente lo ha reso più folle di quanto non fosse in precendenza. Attori mostruosamente bravi, fotografia incredibile, paesaggi che bloccano il respiro. Dopotutto il film ha strappato ben dodici nomination, il che non è certo da poco. Eppure, per molti non è abbastanza, e traspare una lentezza che a un pubblico abituato al ritmo hollywoodiano non piace, così come non piaceva quella di Birdman.

Redivivo si trova a metà strada tra un film e un documentario sulla sopravvivenza all’interno della guerra per il Nuovo Mondo. Un genocidio a trecentossesanta gradi che si schiera dalla parte degli indiani, tanto che il protagonista è un uomo bianco che ha amato una donna nativa, perdendola per colpa della smania di conquista, della barbarie e della violenza. Gli indiani, nonostante gli accenni di “scalpi” e le frecce scoccate senza pietà, non assumono il volto degli antagonisti, anzi: per tutto il tempo il gruppo di nativi su cui ci si focalizza è all’inseguimento di un branco di francesi che ha rapito una giovane indiana, per ragioni che appaiono chiare fin dal principio. Nei vari flashback di Glass, la moglie gli appare come una creatura mistica e saggia, simile a Madre Natura, nel più incrollabile cliché della rinomata saggezza degli indiani d’america. E forse i ritmi lenti e il concentrarsi della regia su un paesaggio ostile e pieno di ostacoli sono molto più che voluti. Ripercorrere luoghi profanati e calpestati diventa un obbligo, e sopravvivere una necessità. Non solo per Hugh Glass, ma per un’intera cultura.

In questo film le difficoltà sono state quasi all’ordine del giorno: bufere di neve, temperature che superavano i 30 gradi sotto zero, bagni ghiacciati previsti dalla regia e un’equipe di medici sempre pronta che non doveva – però – curare una brochite del protagonista, perché congeniale all’interpretazione. Molti addetti ai lavori hanno mollato nel bel mezzo delle riprese, come biasimarli. Ci sono voluti più di due mesi per imparare la lingua, gli usi, e la religione della tribù Pawnee per Leonardo Di Caprio, così come piccoli accorgimenti da boyscout, quali accendere un fuoco dal nulla. Ferreo vegetariano, e scrupoloso nella beneficienza per ragioni ever green, ha dovuto mangiare carne di bisonte cruda, pesce appena pescato e ancora guizzante, entrare nudo in una carcassa ancora calda. Se l’interpetazione in The Wolf of Wall Street non è stata all’altezza, stavolta si direbbe proprio che ci siano tutte le carte in regola per vincere – finalmente – questo meritatissimo Oscar.

The following two tabs change content below.

Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
blog comments powered by Disqus