Reddito di cittadinanza e reddito minimo garantito

11/05/2013 di Giacomo Bandini

Dovuta premessa – Quando si sente parlare di questioni economiche e finanziarie di una certa complessità sia tecnica che ideologica, come nel caso del reddito di cittadinanza, fare confusione con terminologie, dati e numeri è molto facile. Lo stato confusionale viene poi accentuato dal filtro mediatico assolutamente mediocre e impreparato e soprattutto dagli stessi protagonisti della politica, i quali spesso utilizzano terminologie non proprio corrette. A presentare una proposta di legge sull’erroneamente chiamato reddito di cittadinanza ci hanno pensato 50000 elettori, con la sottoscrizione del Mov. 5 Stelle, di Rodotà, dei sindacati  e di categorie affini, ma si trattava di metà aprile. Subito dopo è stato il Pd ad avanzare la sua proposta di legge in materia, prevista dagli 8 punti di Bersani. Un disegno dai contenuti espliciti: 500 euro al mese di assegno fino a metà del 2015. Persino Letta ha dichiarato di volerlo istituire, ma solo per i più poveri. Nessuno ha fatto riferimento alle questioni tecniche: cosa s’intende per reddito di cittadinanza e come coprire i costi? Sembra quindi giusto provare a fare un minimo di chiarezza per i lettori riguardo al cosiddetto reddito di cittadinanza, distinguendolo dal reddito minimo garantito.

Reddito di cittadinanza o reddito minimo garantito ?
Reddito di cittadinanza o reddito minimo garantito ?

Il vero reddito di cittadinanza – Caratteristica primaria del reddito di cittadinanza secondo la sua accezione accademica del primo teorizzatore Van Parijs è l’universalità. Il sussidio infatti deve essere garantito per il solo fatto di esistere come individuo e cittadino di uno stato. Per semplificare: l’assegno mensile verrebbe ricevuto sia da Briatore e Della Valle, sia da un operaio della Fiat o dell’Ilva. Come si può facilmente comprendere la natura del reddito di cittadinanza si rifà più che altro ad una corrente di pensiero etico-filosofica in quanto la sua caratteristica principale le  conferisce le sembianze di un diritto universale inalienabile. Tanto che i suoi maggiori sostenitori, come insistono nella sua inclusione all’interno della prima parte della Costituzione. Non corrisponderebbe dunque a ciò che è stato millantato fin’ora, in primis da Beppe Grillo, come reddito di cittadinanza. Il modello ideale dal punto di vista prettamente economico sarebbe stato elaborato da Friedman e si chiama negative income tax. Un sistema per cui stabilito un reddito standard minimo, valutata la differenza famiglia per famiglia fra il reddito e quello minimo la tassa si trasformerebbe da imposizione a sussidio di pari entità. Il tutto con benefici sul costo del welfare e il disincentivo all’inerzia. In generale comunque il costo di un reddito universale di cittadinanza ammonterebbero in Italia approssimativamente ad almeno 300 miliardi annui se si volessero sostenere 500 euro al mese per persona.

La proposta reale – Quello che viene proposto di continuo in televisione e nei quotidiani è maggiormente assimilabile alla definizione di reddito minimo garantito. Si tratta di un integrazione mensile del patrimonio familiare già esistente. In questo caso viene introdotta la discriminante della soglia di povertà, non viene quindi erogato ad ogni famiglia sistematicamente. In secondo luogo il beneficiario non è esente da obblighi. Deve sottostare ad un piano predisposto dallo Stato per migliorare la propria condizione, soprattutto dal punto di vista lavorativo. In sostanza dovranno essere messi a disposizione dei programmi di formazione permanente e di collocamento non indifferenti. La sanzione in caso di mancata partecipazione da parte del beneficiario è la progressiva diminuzione del contributo integrativo. Il tutto, essendo volto a condurre la famiglia al di fuori della soglia di povertà, ha un tempo profondamente condizionato dalla riuscita del piano. Cosa che si potrebbe rivelare controproducente nell’attuale situazione italiana dove l’economia in recessione fatica a creare posti di lavoro e dove i programmi di formazione stentano a decollare, sia per mentalità che per negligenza. Il vantaggio però rispetto al reddito di cittadinanza sta tutto nei costi. Considerando che il reddito minimo verrebbe concesso solamente alle famiglie più bisognose, si riduce di molto il numero di beneficiari e i miliardi da erogare. In ogni caso stime precise non possono essere fatte in quanto non si conosce la reale situazione di ogni famiglia italiana e l’enorme mole di evasione mista all’inerzia della pubblica amministrazione hanno impedito sempre la creazione di quadro reale dei redditi per nucleo familiare.

In Europa – Molti Paesi europei possiedono già queste previsioni, ovviamente in misure e con incentivi adattati alla loro situazione interna. E’ altresì vero che non soffrono degli stessi nostri mali ovvero evasione, corruzione e scarsa produttività dovuta a costi del lavoro inaccettabili. E’ presente in Lussemburgo dove viene elargito ai più bisognosi fino al miglioramento effettivo delle condizioni, in Austria dove vengono coperte anche certe utenze se particolarmente onerose sul bilancio familiare,  in Germania è fissa e supera di poco i 300 euro, ma solamente alle fasce inferiori della società, in Gran Bretagna hanno calcolato un limite di reddito annuo al di sotto del quale partono a scaglioni gli assegni di supporto e in Francia dove il contributo rispecchia la composizione del nucleo famigliare.

In Italia il reddito di cittadinanza è stato oggetto di campagna elettorale e ha visto i grillini utilizzarlo come cavallo di battaglia numerose volte. Ma le varie proposte fatte da Sel, dal Pd e dal Mov. 5 Stelle stesso,  e proclamate a gran voce da tutti, non corrispondono al vero significato di reddito di cittadinanza, bensì sono varianti di quello minimo garantito senza un vero fondamento logico, ma soprattutto prive di logiche numeriche. Siccome invece la chiarezza dev’essere il punto cardine della prossima stagione bisogna diffidare dell’immagine presentata da chi del populismo e delle grida facili fa una filosofia politica. Alla situazione attuale senza numeri e senza dati credibili nulla può progredire e la disinformazione dilaga. Dunque, cui prodest usare solo retorica senza la consapevolezza della realtà?

 

 

The following two tabs change content below.

Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus