La recessione in Russia tra sanzioni e rublo debole

11/08/2015 di Alessandro Mauri

Continua in Russia la forte recessione causata dalle sanzioni e dal crollo del rublo. Una crisi di cui non si vede una soluzione rapida

I dati sull’andamento del Pil in Russia sono risultati essere peggiori delle previsioni, con un calo nel secondo trimestre 2015 del 4,6% sull’anno precedente. La combinazione tra sanzioni economiche e crollo del rublo stanno mettendo a dura prova l’economia di Mosca.

Piena recessione – Per la Russia si tratta di un dato molto negativo, peggiore persino delle già non molto rosee previsioni, dato che gli analisti si attendevano un -4,4% per il secondo trimestre dell’anno in corso. La crisi in Russia si è dunque aggravata a partire da Aprile, dal momento che nel primo trimestre il calo del Pil si era fermato ad un -2,2%; sicuramente un dato molto negativo, ma non ancora così allarmante come quello verificatosi nel secondo trimestre. Il 2015 dovrebbe concludersi pertanto con una diminuzione del Prodotto superiore al 3%, dopo che lo scorso anno la Russia aveva fatto segnare una performance tutt’altro che entusiasmante, con un misero +0,6%. Tutto questo è dovuto alla combinata azione delle sanzioni imposte a Mosca in seguito alla crisi Ucraina e alla crisi monetaria che è iniziata alla fine dello scorso anno, complice il calo netto dei prezzi del petrolio. Il petrolio infatti rappresenta, insieme al gas, la principale risorsa del Paese, e la flessione dei prezzi ha inciso notevolmente sulla forza economica della Russia.

Il crollo del rublo –  Dunque la Russia è entrata definitivamente in recessione, la prima dal 2009 a questa parte, fortemente alimentata dalla grave crisi valutaria che continua a colpire il rublo, e che le autorità non riescono ad arginare. Tutto questo sommato alle pesanti sanzioni inflitte in seguito alla guerra in Ucraina e alla questione della Crimea. Il rublo è fortemente ancorato alle quotazioni del petrolio e sta seguendo il trend in flessione degli ultimi tre mesi: le quotazioni del rublo infatti sono crollate del 42% sul dollaro negli ultimi 12 mesi, mentre nei confronti dell’euro viene scambiato a quota 70, vanificando la ripresa che aveva portato lo scambio a quota 55 nel mese di aprile. Il fatto che il petrolio potrebbe rimanere su quotazioni piuttosto basse ancora a lungo rischia di compromettere anche la graduale ripresa dell’economia della Russia che il governo e alcuni analisti si attendono nel secondo semestre. Linstabilità del tasso di cambio e del prezzo del petrolio hanno fatto diminuire significativamente sia i consumi che gli investimenti, per via dell’aumento dei prezzi importati e non.

Elevata inflazione – La testimonianza più diretta dell’effetto delle fluttuazioni del rublo e del petrolio è data dall’aumento dell’inflazione, che a luglio era al 15,6%, un livello elevatissimo e sicuramente destabilizzante per tutta l’economia russa, tanto che la Banca centrale potrebbe essere costretta a rialzare di nuovo i tassi di riferimento dall’11%, dopo averli ridotti già cinque volte dal livello del 17% dello scorso anno. Solo poche imprese beneficiano del rublo debole, come per esempio il colosso del gas Gazprom che, grazie al fatto di operare in dollari, ha visto un aumento dell’utile del 71% nel primi mesi dell’anno, per tutte le altre si tratta di un momento molto delicato, dal quale non sembra esserci una rapida via di fuga. Gli spazi di manovra sono infatti molto limitati, dal momento che le cause della crisi non sono direttamente controllabili dal governo, salvo le sanzioni internazionali, che potrebbero essere alleviate in caso di un diverso approccio alla questione Ucraina. Una decisione di questa portata tuttavia dovrebbe essere figlia di considerazioni politiche, più che economiche.

In ogni caso l’isolamento internazionale cui la Russia è costretta dalla questione Ucraina è un forte freno alla crescita, non solo per i mancati scambi commerciali, ma anche per il crollo degli investimenti esteri all’interno del Paese, che potrebbero sostenere molto meglio l’economia russa. Per quanto riguarda l’andamento del prezzo del petrolio, sembra che le basse quotazioni cui stiamo assistendo in questi mesi continueranno, sia per le difficoltà della Cina (uno dei principali importatori) sia per il possibile ingresso sul mercato dell’Iran, qualora le sanzioni per il nucleare dovessero essere tolte.

L’impossibilità da parte della Banca Centrale di sostenere adeguatamente il rublo evidenzia inoltre l’assoluta debolezza della Russia sui mercati finanziari, specialmente se confrontiamo con il peso della Fed o della Bce, istituzioni dei principali “rivali” di Mosca.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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