Interstellar, un capolavoro mancato?

18/11/2014 di Jacopo Mercuro

Dopo l’ultimo grande successo, Cristopher Nolan si ripresenta al grande pubblico dirigendo Interstellar, sci-fi scritto dal fratello Jonathan. Un progetto ambizioso che non ha ricevuto il giudizio univoco che ci si aspettava, disattendendo le tante aspettative e ben lontano dai capolavori a cui il regista ci aveva abituato.

Interstellar

Dopo l’ultimo grande successo, ottenuto con Il cavaliere oscuro – Il ritorno, Cristopher Nolan si ripresenta al grande pubblico dirigendo Interstellar, sci-fi scritto dal fratello Jonathan. Un progetto ambizioso che non ha ricevuto il giudizio univoco che ci si aspettava, disattendendo le tante aspettative e comunque ben lontano dai capolavori a cui il regista ci aveva abituato.

In un futuro non troppo distante dai nostri giorni, la terra si trova sull’orlo del collasso. Una grave crisi ambientale sta per rendere il nostro pianeta inabitabile e le nuove generazioni non avranno futuro su di esso. Il protagonista della storia è Cooper (Matthew McConaughey), un ex pilota e ingegnere. Cooper, dopo la morte della moglie, continua a vivere con i suoi due figli e il suocero nella fattoria di famiglia coltivando mais, l’unico cereale che la terra continua ad offrire. Cooper, grazie alla figlia Murph, cripta delle coordinate che conducono ad una basa segreta dove la NASA continua ad essere attiva. All’interno del grande edificio, il professor Brand (Michael Caine), li mette al corrente dell’esistenza di un whormhole, attraverso il quale è possibile accedere ad un’altra galassia e cercare un nuovo pianeta abitabile. Sarà proprio Cooper, al fianco di Amelia Bran (Anne Hathaway), figlia del professor Brand, ad intraprendere l’Odissea spaziale, con la speranza di trovare una nuova casa per l’umanità.

La pellicola si basa su uno dei cliché più frequenti e banali della storia del cinema: l’eroe disposto a sacrificare la sua vita per mettere in salvo l’umanità. Partendo da questo, il trailer di Interstellar, non annunciava nulla di buono, o meglio, nulla che non fosse stato già visto. Va sottolineato che nel cinema i nomi pesano, e i nomi di Cristopher e Jonathan Nolan sono un macigno nel panorama cinematografico, motivo che giustifica il grande riscontro mediatico e d’incassi, che la pellicola ha ricevuto, rendendola la più discussa, in positivo e in negativo.

Nolan, come i suoi protagonisti, ha deciso di correre il rischio e di esplorare lì dove la luce è sempre più debole e, allontanandosi dai suoi lavori precedenti, ha intrapreso un viaggio lungo e faticoso verso l’ignoto. Purtroppo Intestellar rimane lì, disperso nello spazio, fallendo, almeno in parte, la missione ambiziosa che aveva deciso di affrontare. Non è un flop, assolutamente, ma non è stato in grado di sorprendere, alternando ottime scelte ad altre molto discutibili che hanno minato la riuscita del film.

Bisogna riconoscere che la regia di Cristopher è fantastica; a livello tecnico Interstellar è un film di rara bellezza, uno sci-fi girato in modo analogico su pellicola, una perla rara tra le tante produzioni di fantascienza degli ultimi anni, create interamente in digitale. A lasciare perplessi è soprattutto la sceneggiatura scritta da Jonathan, tanto che qualche anno fa Steven Spielberg decise di non assumerne la regia. La trama non convince a pieno: tralasciando i falsi scientifici che molti hanno trovato scomodi, ma necessari a far scorrere la storia, quello che è mancato è l’aspetto umano sul quale i fratelli Nolan hanno provato a far girare la storia. Interstellar non è il classico sci-fi, prova ad essere profondo a discapito della spettacolarità, preferendo dialoghi e primi piani intensi, senza però riuscire a toccare le corde emozionali del pubblico. La trama risulta molto cervellotica, sfocia dall’essere un film sci-fi a puro fantasy, cadendo in forzature eccessive che il pubblico non ha digerito. Note di demerito anche per la costruzione dei personaggi che, nonostante le magistrali interpretazioni di Matthew McConaughey e Anne Hathaway, sono stati poco approfonditi a livello psicologico.

Al personaggio di Anne Hathaway è affidato l’unico messaggio originale e degno di nota. L’amore come via da seguire, un sentimento che ancora oggi non riusciamo a spiegarci in modo razionale. Qualcosa di incomprensibile, una forza sovrannaturale che ci spinge ad assumere comportamenti illogici; un’energia che agisce continuamene su di noi senza che ce ne rendiamo conto, come la stessa gravità, trascendendo dai limiti di spazio e tempo. Cos’è realmente l’amore? Forse una bussola che ci indica la strada da percorrere.

Non andartene docile in quella buona notte
i vecchi dovrebbero bruciare e delirare al serrarsi del giorno
infuria, infuria, contro il morire della luce.
Benché i saggi conoscano alla fine che la tenebra è giusta
perchè dalle loro parole non diramarono fulmini
non se ne vanno docili in quella buona notte,
i probi, con l’ultima onda, gridando quanto splendide
le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia,
s’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce…
– Dylan Thomas

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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