Realtà, mito e allucinazione: Fausto Pirandello in mostra a Londra

28/07/2015 di Simone Di Dato

Curato da Fabio Benzi, il percorso espositivo propone al pubblico inglese alcuni dei capolavori più noti dell'artista italiano.

Fausto Pirandello

Fino al prossimo 6 settembre, le prestigiose sale dell’ Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra omaggiano Fausto Pirandello (1899-1975), figlio del noto drammaturgo nonchè uno dei pittori più significativi dell’arte italiana dagli anni Trenta ai Cinquanta, con una retrospettiva che ne ripercorre le tappe artistiche principali. Con una selezione di 50 opere, la mostra, che di fatto è la prima monografica dedicata in Inghilterra a Fausto Pirandello, documenta in modo puntuale e inedito gli snodi più rilevanti della sua ricerca  e lo fa associando la sua arte a quella di uno dei massimi pittori inglesi del Novecento: Lucian Freud.

Entrambi sotto il peso di cognomi a dir poco imponenti – Fausto figlio del grande Luigi, Lucian nipote di Sigmund – questi due pittori hanno condiviso il comune destino di chi fa fatica ad appartenere ad una corrente o un preciso movimento artistico, entrambi brutalmente carnali nelle resa delle affascinati figure umane, entrambi votati ad un’aspra e cruda visione della realtà, mai idealizzata ma spesso portata ad esiti impietosi: vicini per temi e stile, indipendentemente da contatti diretti e in periodi diversi, Pirandello e Freud hanno condiviso affinità creative e una sensibilità fuori dal comune.

Nato a Roma nel 1899, ultimogenito dei Pirandello, Fausto trascorre l’infanzia tra la capitale e la Sicilia, luogo dell’anima che instillerà quella passione per le tonalità più caratteristiche e inconfondibili della sua pittura. Attratto da quest’arte, comincerà a dipingere subito dopo la prima guerra mondiale, seguendo un corso di disegno presso il suo primo insegnante, Sigismondo Lipinsky. Dopo la Scuola d’Arte agli Orti Sallustiani, dove avrà la fortuna di conoscere i pittori Emanuele Cavalli e Giuseppe Capogrossi, che insieme a Corrado Cagli diverranno nei primi anni Trenta i maggiori esponenti della giovane “Scuola Romana”, fu introdotto da Felice Carena in un paese dell’Alta Valle dell’Aniene, celebre scenografia artistica per paesaggi pittoreschi e modelle di posa per molti artisti dell’epoca, e dove nel 1924 Fausto aprì il suo primo studio.

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Lontano dal clima classicista del ritorno all’ordine romano e in modo particolare dal classicismo del maestro, e distinguendosi dalla stessa scuola romana, per una tendenza alla ricerca solitaria e un’evidente originalità, intorno agli anni cinquanta il pittore fa suo uno stile sempre più votato a piani spezzati e geometrie ellittiche ed espressioniste, condizionato dai modelli cubisti (Braque e Picasso) per poi giungere a esiti in bilico tra astrazione e figurazione. Prima di allora, il tema prediletto delle figure umane, viene concepito e reso mediante una carnalità ormai lontana dalla ricerca psicologica e privata di accenti narrativi. La mostra infatti, testimonia un realismo che si manifesta così in una quotidianeità penosa e e spiacevole, capace però di fondersi con un elemento naturalistico dal sapore arcaico e metafisico.

Curato da Fabio Benzi, il percorso espositivo propone al pubblico inglese alcuni dei capolavori più noti dell’artista italiano. All’appello ‘Composizione‘ (1928), ‘Donne con salamandra’ (1928-30), ‘Interno di mattina‘ (1931), ‘La pioggia d’oro‘ (1933), ‘Palestra‘ (1934), ‘La scala‘ (1934), e ancora ‘Donne che si pettinano‘ (1937), ‘Bagnanti‘ (1938), ‘Le indossatrici‘ (1945), ‘Befana a piazza Navona‘ (1951), fino a ‘Attraverso gli occhiali‘ (1953-54), ‘Bagnanti sulla spiaggia‘ (1961). Per l’occasione unica, visto il legame storico che vede il collezionista e fondatore Eric Estorick acquirente di diverse opere di Pirandello, tra le quali una è in mostra, sarà pubblicato un catalogo con saggi del curatore Fabio Benzi, di Francesco Leone e di Flavia Matitti.

Pirandello preso dall’arte etrusca, dalla metafisica dechirichiana, dall’esempio di Picasso e di Braque e dal surrealismo, Pirandello in armonia con la ricerca romana, col giovane Guttuso, vicino al senso dell’oscuro dolore e all’intensa drammaticità che anticipa la guerra, ad un inedito realismo magico, spirito indagatore e psicologico. Artista che ha vissuto continue evoluzioni, visioni sostanzialmente intellettualistiche, in bilico tra riti, miti e allucinazioni che sanno mescolarsi  alla visione di una esistenza aspra e scabra: un sogno che trascende la realtà.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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