La razionalizzazione delle Authority: il nuovo centralismo

28/07/2014 di Giacomo Bandini

Sulle colonne di Europinione abbiamo parlato più volte del decreto di riordino della Pubblica Amministrazione italiana ad opera del Governo e, in particolare, del ministro Madia. Tuttavia nella serie di proposte formulate una in particolare potrebbe cambiare concretamente alcuni aspetti della gestione amministrativa statale. Si tratta dell’articolo 22, che recita “Razionalizzazione delle autorità indipendenti”, le cosiddette “authority”, ed è passato piuttosto inosservato, anche grazie alla scarsa pubblicità dedicatagli da politica e informazione. La questione merita un approfondimento sull’azione di governo e sulle sue possibili conseguenze.

Antichi guai – Il problema di una razionalizzazione delle “authority” era già emerso durante il governo Monti, quando si considerò la possibilità di ricondurre l’autorità di vigilanza sui Fondi pensione (Covip) e l’Isvap (Istituto di controllo del settore assicurativo) nelle strutture di Banca d’Italia. Le cose mutarono rapidamente e nel corso della procedura di conversione in legge del decreto sulla spending review del 2012. Le Camere approvarono una riforma diversa da quella voluta da Monti. L’Isvap fu sostituito da una nuova autorità denominata Ivarp cui venne però tolta la competenza sui fondi pensione, prevista originariamente nell’accorpamento Isvap-Covip, rimasti sotto la vigilanza della Covip tenuta in vita. La nuova legge approvata  stabilì, poi, la nascita di un nuovo istituto di vigilanza chiamato Ivass, Istituto di vigilanza per le assicurazioni, che assorbì totalmente le funzioni dell’Ivarp ed è oggi sotto l’egida di Bankitalia.

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Il Ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia

Accorpamenti di sede – Oggi la questione si è ripresentata, in particolare sotto l’ondata di “caccia al risparmio” e “taglio dei costi” relativamente alle spese pazze emerse all’interno della Pubblica Amministrazione. Lo stesso commissario Cottarelli nelle sue “Proposte per una revisione della spesa pubblica” aveva sottolineato la necessità di un accorpamento di alcune authority al fine di contenerne i costi e prevenire ulteriori sprechi. Il governo Renzi ha, però,  affrontato in modo piuttosto repentino e accentratore il nodo. Nell’art. 22 del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90 (decreto Pa) sono contenute alcune misure a riguardo.

Una delle più significative concerne l’accorpamento delle sedi di svariati enti che difficilmente trovano punti in comune l’uno con l’altro. Ad esempio si richiede che vengano trovato, entro il 30 settembre, un luogo da “adibire a sede comune dell’Autorità di regolazione dei trasporti, dell’Autorità per l’energia elettrica, dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e della Commissione di vigilanza sui fondi pensione”. Non sono scelte a caso, trovandosi rispettivamente a Torino, Milano, Napoli e nella stessa Roma. L’idea evidentemente, è quella di accentrare nella capitale tutte le principali autorità indipendenti, dove sono più facili da controllare e al riparo da influenze esterne. Inutile dire che le reazioni non si sono fatte attendere: in particolare da Torino, con gli interventi del sindaco Fassino e del governatore Chiamparino che paiono presagire una ridiscussione in Parlamento.

Accentrare per controllare – Nel decreto legge si trova anche la soppressione di un comma dellalegge istitutiva di alcune autorità di regolazione del settore pubblico, la n. 481 del 1995, che ne prevedeva il decentramento sul territorio: “Al fine di consentire una equilibrata distribuzione sul territorio italiano degli organismi pubblici che svolgono funzioni di carattere nazionale, più Autorità per i servizi pubblici non possono avere sede nella medesima città”. Una scelta necessaria per l’accorpamento di cui sopra. Il motivo di tale iniziale previsione era duplice: spostare le sedi delle autorità in varie aree del Paese dove la regolazione si rendeva maggiormente necessaria per motivi pratici; allontanare le authority dal potere centrale e dalle numerose influenze politiche “romane” per garantirne il massimo grado di indipendenza. Con l’abrogazione di questo comma il governo riottiene la facoltà di riportare le autorità indipendenti a Roma, cosa che ha cercato di fare anche recentemente, mettendo a repentaglio alcuni dei principi con cui furono costituite.

Non solo soldi, credibilità – L’intervento governativo tralascia così i dettagli fondamentali di un necessario intervento di riforma. È assolutamente innegabile che esistano troppe autorità indipendenti con relativi elevati costi di gestione. È altrettanto vero però che la razionalizzazione non può prescindere da un problema fondamentale relativo a tali enti: l’accountability. Non è infatti solo il risparmio a dover far muovere il governo, bensì il funzionamento e la necessità di una regolazione più trasparente. Come in ogni settore, vi sono enti efficienti ed enti meno virtuosi. Da qui bisognerebbe partire per procedere ad una razionalizzazione concreta. Visionare dove esistono effettivamente necessità di riorganizzazione e migliorare la condizione delle realtà ben funzionanti. Il rischio sennò rimane quello di minare l’indipendenza di regolatori necessari per ottenere un riduzione di spesa minima che non giustificherebbe affatto le carenze di controllo createsi.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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