Il (raro) piacere dell’onestà

16/02/2016 di Francesca R. Cicetti

Meraviglia sempre lo stupore con cui si riscoprono l’onestà e la modestia di alcuni politici. Se sia poi questa la realtà o se sia una generalizzazione pessimista, la differenza è poca. L’importante è quello che si crede vero. Per questo le fotografie rubate di Mario Monti in coda per un ticket all’ospedale lo hanno reso l’eroe momentaneo del web.

Meraviglia sempre lo stupore con cui si riscoprono l’onestà e la modestia di alcuni politici. Alcuni dei post scandalistici più diffusi in internet ritraggono fantomatici politici stranieri che vanno al lavoro in autobus, o fanno la spesa al supermercato senza plotoni di scorta. Mentre invece, qui in Italia, la norma vuole una casta privilegiata, che sorpassa in corsia di emergenza a bordo di un’auto blu. Se sia poi questa la realtà o se sia una generalizzazione pessimista, la differenza è poca. L’importante è quello che si crede vero. Per questo le fotografie rubate di Mario Monti in coda per un ticket all’ospedale lo hanno reso l’eroe momentaneo del web. Per questo un gesto quotidiano, nella sua normalità, stupisce come un allunaggio.

Se i comportamenti normali sono elevati a eroici, la colpa è generalizzata. È dei tromboni che aspettano di sedere in Parlamento per gongolarsi dei propri privilegi. È dei qualunquisti che accusano tutti di essere tra quei tromboni. Per questo il ministro Boschi con le buste della spesa sembra un fenomeno raro, un animale estinto. E così ogni altra figura politica colta nei semplici e onesti atti quotidiani. Da tempi immemori non siamo più abituati a immaginare gli uomini di governo come noi, ma come un covo di loschi cospiratori. Tanto da stupirci persino se fanno la fila in rosticceria per un pollo arrosto.

Se è così, allora, la qualità primaria di un politico vincente diventa quella di saper essere vicino ai cittadini. E non si parla solo di una vicinanza ideale, ma anche fisica. Dal momento che siamo stati educati alla casta, distante e mangiona, per riavvicinarsi alla politica è necessario più di un bel discorso televisivo. E forse anche per questo guadagna consensi il popolo grillino degli onesti, la casta che si trasforma in un bonario gruppo di comuni cittadini, pronti a cenare a casa degli elettori o a servire pizze per beneficienza.

La ragione per cui il politico pizzaiolo guadagna più consensi del professionista del Parlamento è collegata alla meraviglia con cui quotidianamente riscopriamo il piacere dell’onestà. All’incredulità con cui osserviamo un’azione di tutti i giorni come fare la coda in ospedale, diventata così stupefacente da meritare le prime pagine. Come dire: un politico che non utilizzi la propria carica per ottenere privilegi è creatura aliena. Abbiamo quasi dimenticato la natura umana degli uomini di Stato, e ricordiamo solo quella minacciosa e subdola di macchinatori.

Agli approfittatori siamo così abituati da permettere che adombrino gli onesti. Eppure l’onestà non dovrebbe essere un’eccezione, ma la regola. Non dovrebbe nascere il bisogno di un intero movimento difensore dell’integrità morale. E non dovrebbe esserci necessità di incontrare un uomo di governo in fila alla posta per ricordare che non tutti, di norma, comprano biancheria intima con i soldi dello stato. Che non tutti si arrampicano su una torretta di privilegi, da cui guardare gli elettori con un ghigno di superiorità. Chi ha avuto il privilegio e l’onere di guidare il paese dovrebbe ricordarlo, ma farebbero bene a ricordarlo anche tutti gli altri. Si può ridere per Ignazio Marino dal barbiere con la scorta, ci si può indignare per i voli privati sugli aerei di stato. Ma non bisogna dimenticare il piacere dell’onestà che, in moltissimi casi, ci accomuna. Non esiste un noi e un loro.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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