Ramstein e Ustica. Il caso Nutarelli – Naldini

02/11/2013 di Andrea Viscardi

Per alcuni quello di Ramstein non fu un semplice incidente. Ma questa volta, la teoria del complotto, rivela retroscena inquietanti, alcuni dei quali accettati anche dalla magistratura

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Nutarelli e Naldini, coincidenza o complotto? – Era il 28 agosto 1988 quando, a Ramstein, durante una manifestazione delle Frecce Tricolori, l’aereo guidato dal colonnello Ivo Nutarelli – considerato uno dei migliori piloti nella storia delle Frecce -, ufficialmente per un errore, si scontrò contro l’aereo del compagno Giorgio Alessio e, quindi, colpì l’MB-339 di Mario Naldini. Questi, in particolare, non riuscì a salvarsi a causa di un malfunzionamento nel sistema di eiezione del seggiolino. Con loro morirono 51 persone.

Cosa c’entra Ustica? – Un incidente, si disse subito. Qualcosa, però, a molti non tornava. Ivo Nutarelli e Mario Naldini, erano infatti stati protagonisti, qualche anno prima, nel contesto della strage di Ustica. I piloti, la notte del 27 giugno 1980, erano in volo per un’esercitazione. I due, arrivano nelle vicinanze del DC9 Itavia. Qui avviene qualcosa di strano. I piloti, infatti, comunicano – per ben tre volte – l’allarme generale alla base di Grosseto. Ma non usano la radio, bensì squoccano il codice di emergenza elettronicamente e compiono una manovra a triangolo, prassi per comunicare, anche attraverso il radar, una situazione di massima allerta.

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Ivo Nutarelli

Strane coincidenze – Quindi, fanno rientro alla base aerea di Grosseto, dove, quella sera, erano in servizio il Maresciallo Alberto Dettori, il Capitano Maurizio Gari (radar) mentre il Colonnello Pierangelo Tedoldi avrebeb dovuto prendere servizio dopo pochi mesi in qualità di comandante del 4° stormo caccia. Quest’ultimo sarebbe morto un mese dopo, a seguito di un incidente stradale, Dettori venne ritrovato impiccato, “in modo innaturale” nel 1987, mentre il Capitano Maurizio Gari perì per un infarto nel 1981. Cosa videro Naldini e Nutarelli? Il mistero, ad oggi, permane. Per l’avvocato Osnato, vennero individuati dall’aeroporto di Ciampino due tracciati di caccia stranieri, a trasponder spenti e sulla rotta del volo civile. “Levatemi dai coglioni quei due caccia”, sarebbero state le parole di uno degli addetti ai radar. Di sicuro, come ha confermato la Cassazione, è stata messo in atto un depistaggio dai vertici militari per evitare che si venisse a sapere che l’aereo si schiantò a causa di un missile “lanciato da ignoti”, e non a causa di un’esplosione a bordo.

Eliminare Gheddafi? – Per molti, nell’abbattimento dell’aereo, c’entrò il tentativo franco-statunitense di intercettare e colpire un Tupolev – sul quale viaggiava Gheddafi – diretto in Unione Sovietica. Qualche anno fa emerse come, il leader libico, avvisato dal SISMI di un possibile attacco, atterrò a Malta. Tesi che potrebbe essere confermata dal ritrovamento di un MIG libico sulla Sila, ufficialmente schiantatosi per un malore del conducente 20 giorni dopo la tragedia di Ustica. Il maresciallo Giulio Linguanti, pochi mesi fa, ha ribadito come – sui rottami dell’aereo – vi fossero buchi di proiettili e quanto, il cadavere, secondo i testimoni, fosse in fase di decomposizione avanzata. Di tutt’altro parere, comunque, i cittadini di Castelsilano, la cittadina colpita dall’episodio. Anche su questo fatto, in ogni caso, emergono delle strane coincidenze, e più di un’incongruenza.

Wemer Reith. Anche per i tedeschi non fu una coincidenza. Ma torniamo ai fatti di Ramstein. Nei mesi e negli anni successivi, un giornalista del Tageszeitung, Wemer Reith, avanzò l’ipotesi di sabotaggio della Freccia guidata dal colonnello Nutarelli. Proprio questa rappresenta un’altra pagina, di cui non si parla molto, ma che è entrata a pieno diritto tra le armi a favore dei complottisti. Il fratello di Nutarelli ha dichiarato come, nell’agosto del 2000, il giornalista venne in Italia. I due si incontrarono. “L’aereo di suo fratello è stato sabotato, ho le prove, ma non gliele posso spedire perché non arriverebbero. Se verrà in Germania gliele consegnerò a mano”. Quindi – continua Nutarelli – “Nell’aprile del 2001 – in ricorrenza della mia visita a Ramstein per l’anniversario dell’incidente – chiesi di poterlo incontrare. Il giorno prima fui chiamato dal capogruppo vittime Ramstein, che mi comunicò della morte del giornalista, tre giorni prima, per un infarto.” Una coincidenza, certo, ma che, per molti, – considerando anche i casi sopra elencati (nonché altre morti di personaggi collegabili all’incidente) desta curiosità.

Senza verità, via al complottismo. Sempre in considerazione di Ramstein, sarebbero emersi negli ultimi mesi nuovi dettagli. Osnato ha dichiarato che, secondo le perizie effettuate, Nutarelli avrebbe cercato di riprendere il controllo dell’aereo almeno sette volte, ma questi non rispondeva più ad alcun input. Inoltre, come già noto da tempo, sul corpo del pilota e sull’aereo non venne fatto alcun tipo di esame e, i relitti del velivolo, prima acquistati da un museo di Rimini, sarebbero successivamente stati comprati dall’Aereonautica e fatti sparire. Insomma, l’ipotesi complottista, questa volta, non è solo indubbiamente affascinante, ma anche caratterizzata da una serie di coincidenze incredibili ed effettivamente poco probabili e sarà destinata, viste le ombre su quanto accaduto, a sopravvivere. Che Nutarelli avesse deciso di parlare e fosse divenuto scomodo? Per la Procura non si può considerare una possibilità di questo tipo. Non perchè non fosse credibile la premessa, ma perchè il costo in vittime trasversali sarebbe stato troppo alto. Motivazione, per così dire, un po’ superficiale. Anche questo resterà uno dei tanti misteri italiani.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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