Il piano per le banche e la sfida all’Ue

05/07/2016 di Alessandro Mauri

l governo, secondo il Financial Times, è pronto a sfidare l'Ue per ricapitalizzare le banche. Nel frattempo il piano di rilancio può sostenere l'economia

Il piano del governo per dare sostegno alle banche sembra ormai prendere forma, grazie anche al caos e ai timori scaturiti dalla Brexit, che potrebbero favorire una maggiore disponibilità da parte delle autorità europee verso interventi statali nel sistema bancario.

Lo sdoppiamento di Atlante Il primo passo nel processo di sostegno e risanamento delle banche italiane passa dal ruolo del fondo Atlante: dopo aver portato a termine con successo le operazioni su Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, con la sottoscrizione di oltre il 95% del capitale di entrambi gli istituti veneti, che ne ha impedito di fatto il default, ora si avvia la fase 2. Il fondo ha ancora a disposizione 1,75 miliardi di euro dei 5 di dotazione iniziale, e sembra inevitabile l’immissione di nuove risorse per poter operare con efficacia: in linea di principio queste risorse dovrebbero essere utilizzate per dare mercato ai Non performing loans, ovvero i crediti deteriorati, vero e proprio fardello nei bilanci delle banche, che ne impediscono l’operatività e la redditività. Tuttavia le risorse appaiono piuttosto limitate, e le voci che riguardano i piani del governo rendono il reperimento di nuovi capitali una necessità imprescindibile.

Lo scudo per le banche – Proprio nei giorni scorso è emerso il primo tassello della politica che il governo sta portando avanti a sostegno del sistema bancario: una garanzia da oltre 150 miliardi di euro per permettere alle banche di reperire liquidità anche in momento di stress o di difficoltà. Il primo beneficiario di questo scudo potrebbe essere il Monte dei Paschi di Siena, che altrimenti non potrebbe raccogliere risorse fresche con facilità e a costi competitivi. Nel progetto rientra anche l’aumento di capitale del MPS, che potrebbe richiedere di nuovo l’intervento di Atlante, che a questo punto terminerebbe le risorse esclusivamente per sostenere gli aumenti di capitale, senza avere margini di manovra sugli Npl. D’altro canto l’altro istituto che necessiterà, con ogni probabilità, di un nuovo aumento di capitale è Unicredit, che però beneficia di una certa fiducia sui mercati e non dovrebbe avere difficoltà a raccogliere il consenso degli investitori.

Nuove risorse – Dunque appare inevitabile la costituzione di una nuova costola del fondo Atlante, che si occuperà esclusivamente degli Npl, ma non è chiaro dove potrebbe reperire risorse: se da un lato Cassa depositi e prestiti è pronta ad investire ulteriori 500-600 milioni di euro, sembra più difficile che gli istituti bancari e le fondazioni che già hanno investito in Atlante possano mettere a disposizione cifre necessarie a raggiungere la massa critica di almeno 5 miliardi di euro. Fondi pensione e banche estere con una forte presenza in Italia sono i maggiori indiziati, ma le difficoltà sono molte, a cominciare dall’elevato rischio dell’operazione.

Lo spettro degli stress test – A incombere sulle banche anche gli esiti degli stress test dell’Eba, che saranno resi noti a fine luglio, e che potrebbero mettere ulteriormente in luce la debolezza di alcune banche in situazioni di shock sui mercati e sull’economia. Per questo motivo le voci di un intervento diretto dello Stato nella ricapitalizzazione delle banche in difficoltà si fanno sempre più insistenti, pur se costantemente smentite dallo stesso governo, e sono state rilanciate addirittura dal Financial Times che dipinge un Italia pronta a sfidare le regole europee sugli aiuti di Stato, approfittando del post-Brexit. Questo scenario appare in realtà piuttosto lontano dalla realtà, se non altro per i forti rischi che correrebbe il nostro Paese: anche se lo scudo della Bce potrebbe limitare l’effetto sullo spread, l’isolamento politico in Europa sarebbe più difficilmente gestibile. Tuttavia, se governato con oculatezza e con un preciso piano di medio periodo, un forte intervento per stabilizzare e rilanciare le banche italiane, che sono (salvo eccezioni) sostanzialmente più sane di molti competitors europei, è assolutamente auspicabile. L’Unione europea dovrebbe accettarlo, anche per togliere ulteriori argomenti ai movimenti anti-europeisti.

The following two tabs change content below.

Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
blog comments powered by Disqus