Il rafforzamento della produttività come motore dei Paesi emergenti

30/07/2014 di Vincenzo Romano

Produttività e crescita, Paesi Emergenti

Le economie emergenti continuano a crescere più velocemente di quelle sviluppate. Secondo le stime delle principali istituzioni finanziarie internazionali, i paesi non appartenenti al sistema OCSE hanno ormai sorpassato, nel 2010 – in termini di PIL totale e a parità di potere d’acquisto, PPA – i paesi OCSE. Questo cambiamento è dovuto in larga parte alla crescita sostenuta nei Paesi BRIICS (Brasile, Russia, India, Indonesia, Cina e Sud Africa) che hanno fatto registrare livelli di crescita ben al di sopra della media mondiale, capaci di portato i due giganti asiatici, Cina ed India, ad avere un peso sul PIL mondiale pari ad un quarto (in PPA).

La correlazione tra crescita economica e produttività. Nell’ultimo Rapporto redatto dall’OCSE, “Perspectives on Global Development 2014”, viene analizzata quella che sembra essere la maggiore sfida per la stabilità economica dei paesi emergenti – che d’ora in avanti qualificheremo come paesi a medio reddito -, e cioè quella dell’aumento della produttività, tanto del lavoro, quanto dei fattori produttivi totali (dai capitali finanziari, alle risorse, fino alle tecnologie). In tale Rapporto emerge, inoltre, una correlazione diretta fra la crescita ed il rafforzamento della produttività del lavoro e della totalità dei fattori produttivi (TFP, Total Factor Productivity): è stato, in particolare, dimostrato che la diminuzione della produttività totale pesa per i tre quarti della perdita di crescita economica.

GFP, Economie Medio Reddito

Diversificazione dell’economia come fattore di stabilità. I paesi a medio reddito, o non-OCSE, possono intervenire in quattro aree chiave per aumentare e rafforzare il proprio cammino di sviluppo, tenendo presente che la chiave di volta per una maggiore stabilità economica risiede nell’implementazione di politiche che rafforzino la produttività del lavoro e dei TFP. Il primo ambito di intervento è quello che prevede una maggiore diversificazione dell’economia nei settori a maggiore valore aggiunto, considerando, in particolare, i margini di sviluppo dei tre comparti principali di un’economia: agricoltura, industria e servizi. Questa strategia è particolarmente valida per quei paesi (BRIICS in testa) che stanno esaurendo il proprio vantaggio comparato della crescita economica per accumulazione: non possono più contare soltanto sul vantaggio derivante dai minori costi del fattore lavoro – pensiamo a Cina, India ed Indonesia – o sulla maggiore disponibilità di risorse – come Brasile, Russia, Indonesia e Sud Africa. In questo caso, una maggiore diversificazione dell’economia renderà tali paesi meno vulnerabili a shock economici siano essi di natura internazionale, in considerazione delle forti correlazioni che i paesi non-OCSE hanno con la Comunità Internazionale, od interna. Basti pensare come, a inizio giugno, La Banca mondiale abbia “tagliato” le stime di crescita per i mercati emergenti dal 5,3% al 4,8% in riferimento al 2014.

Innovazione e sviluppo. La seconda area strategica riguarda l’innovazione. I paesi a medio reddito presentano ancora forti margini di crescita nel settore tecnologico, che possono essere sfruttati per rafforzare le loro capacità produttive. I forti scambi di beni e servizi, nonché quelli di Investimenti Diretti Esteri, costituiscono un’occasione per assorbire le conoscenze necessarie atte a creare nuovi prodotti che potranno essere immessi nel mercato mondiale e competere con quelli delle principali potenze. Il fenomeno del reverse engenering ha funzionato per moltissimi paesi a medio reddito, che hanno saputo trarre dai prodotti importati tutte le informazioni necessarie alla creazione di prodotti altrettanto competitivi.

La Cina può essere portata ad esempio: la sua apertura agli scambi commerciali ed agli investimenti stranieri ha permesso l’assorbimento delle conoscenze necessarie per intraprendere un percorso di sviluppo che ancora oggi sta dando i suoi frutti. L’importanza della conoscenza incorporata nei prodotti importati ed acquisiti attraverso gli IDE è anche confermata dalle imprese operanti in molti dei paesi non-OCSE: imprenditori in Indonesia e Sud Africa, per esempio, che usano semilavorati importati, sono molto più produttivi di quelli che non importano tali beni. In Cina ed Indonesia, le imprese parzialmente o totalmente controllate da stranieri sono considerabilmente più produttive di quelle domestiche.

BRICS summitLa regolamentazione quale fattore di competitività. La terza area di intervento riguarda il processo di riforma del mercato dei prodotti, del lavoro e di quello finanziario. In molti paesi a medio reddito, lo sviluppo di imprese produttive ed innovative è spesso frenato da un ambiente regolamentare inadeguato e da una forte mancanza di competenze. Con riguardo alla regolazione del mercato dei prodotti, i dati dimostrano una maggiore produttività delle imprese all’interno di un quadro di norme più chiaro e snello. Nel mercato del lavoro, invece, la regolamentazione deve essere intrapresa tenendo presente, da una parte, la maggiore flessibilità del lavoro (con riguardo alla determinazione del salario così come alla ricerca ed alla perdita del lavoro stesso) e, dall’altra, una maggiore protezione dell’impiego lavorativo. Per fare un esempio, in Sud Africa, la flessibilità nel mercato del lavoro è molto debole, tanto da far registrare un tasso di disoccupazione al 25% con una bassa partecipazione al mercato del lavoro. In Russia, viceversa, la flessibilità nel mercato del lavoro è temperata da alti standard di protezione in caso di perdita del lavoro, paragonabili a quelli dei paesi maggiormente avanzati.

Il settore dei servizi. L’ultima area di intervento riguarda il rafforzamento della produttività ed efficienza nel settore dei servizi, fondamentale per il buon funzionamento di un sistema economico. I dati che emergono dal Rapporto dimostrano che la quota relativa agli investimenti nei servizi finanziari e relativi alle imprese (IT, marketing, contatti con i clienti, analisi di mercato, ecc.) è ancora molto bassa rispetto agli omologhi OCSE. Tali servizi hanno, inoltre, la caratteristica di essere fortemente dipendenti dal settore delle ICT (Information and Communication Technologies). Queste ultime hanno bisogno di una serie di infrastrutture che seppur limitate rispetto a quelle presenti in Nord America ed in Europa, stanno registrando forti margini di crescita.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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