“Racconti dal Paradiso”: Paul Gauguin in mostra a Milano

21/09/2015 di Simone Di Dato

Aprirà i battenti il prossimo 28 ottobre la nuova mostra organizzata al MUDEC di Milano, tutta dedicata all'arte di Paul Gauguin (1848-1903), ricordato insieme a Van Gogh e Cezanne, uno dei padri della rivoluzione artistica postimpressionista.

Racconti dal Paradiso

Aprirà i battenti il prossimo 28 ottobre la nuova mostra organizzata al MUDEC, il Museo delle Culture di Milano  inaugurato nella primavera del 2015 tra ostacoli burocratici e polemiche nell’ex fabbrica Ansaldo, tutta dedicata all’arte di Paul Gauguin (1848-1903), ricordato insieme a Van Gogh e Cezanne, uno dei padri della rivoluzione artistica postimpressionista. Prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore in collaborazione con Ny Carlsberg Glyptotek, promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura, “Gauguin. Racconti dal paradiso” sarà curata da Line Clausen Pedersen e Flemming Friborg, rispettivamente curatrice del Dipartimento di Arte Francese e Direttore della Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen, che per l’occasione hanno selezionato circa 70 opere dell’artista francese, tutte provenienti da 12 musei e collezioni private internazionali. Tra capolavori di pittura e scultura, immagini di documentazione e artefatti polinesiani, il percorso espositivo cercherà di analizzare il percorso artistico di Gauguin, spaziando dall’arte popolare della Bretagna francese, all’arte peruviana della civiltà Inca, da quella dell’antico Egitto a quella cambogiana e javanese, fino ad arrivare, naturalmente, alla vita e alla cultura polinesiana. Attraverso il confronto tra  capolavori e fonti d’ispirazione del pittore, saranno messe in luce le fonti figurative dell’arte di Gauguin, con particolare attenzione all’approccio peculiare e originale al “primitivismo”.

Ta Matete
Ta Matete (Il mercato), 1892.

Il fascino per le arti primitive e arcaiche, che divenne evidente soprattutto con gli Espressionisti francesi e tedeschi fino alla svolta cubista di Picasso, a dispetto di quanto si possa pensare va ben oltre le sommarie versioni a base di maschere barattate tra gli artisti in questione, e affonda le sue radici nell’avvento del Romanticismo. La riscoperta del Medioevo, il revival gotico degli inizi dell’Ottocento e la fascinazione per l’arcaismo, infrangeranno l’insieme dei concetti estetici così restrittivi dell’accademismo classico. In realtà, il merito di questa grande cesura lo si deve sopratutto al nascente amore per l’esotismo che doveva stimolare una certa curiosità per le culture extraeuropee, complice, nel corso dell’Ottocento, la massiccia espansione coloniale. Mode come quella del “giapponismo” raggiungeranno l’apice tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta dell’Ottocento, e riguardo a luci e ombre, Gauguin, nel bel mezzo della maturazione del suo nuovo stile pittorico, scriverà a Émile Bernard: “Guardate i giapponesi, che pure dipingono in modo ammirevole e vedrete una vita all’aria aperta e al sole, senza ombre. Usano i colori solo come combinazione di toni, di armonie diverse […] voglio staccarmi quanto più è possibile da qualsiasi cosa che dia l’illusione di un oggetto, e poiché le ombre sono il trompe-l’oeil del sole, sono propenso a eliminarle. Ma se una sfumatura entra nella composizione come forma necessaria, allora è diverso […] Così, mettete pure delle ombre, se le giudicate utili, oppure non le mettete: è la stessa cosa, se non siete schiavi dell’ombra. È piuttosto questa che deve essere al vostro servizio“.

Paul Gauguin può essere considerato a ragione il primo pittore in cui la tendenza primitivista venga praticata in modo cosciente, fino al punto di essere teorizzata. Tra le sue influenze non ci sono solo le tanto a lui rimproverate stampe giapponesi, ma il complesso delle culture arcaiche studiate con dedizione al Museo del Louvre, da quella egiziana a quella romanica e gotica, rivissute tuttavia, attraverso la tradizione religiosa popolare. E’ il caso dei soggetti devozionali dei contadini bretoni, soggetti che presuppongono una fede, una spiritualità, come “Il Cristo Giallo” (1889) e “Il Calvario” (1889), quest’ultimo ispirato alla “Pietà” del Calvario di Brasparts in Bretagna. E anche durante il soggiorno tahitiano, immerso nel promitivo, ricorrerà una evidente religiosità, in questo caso non cristiana, con costanti richiami alle sue esplorazioni al Louvre, come per “Ta Matete” (Il mercato), dipinto del 1892 che riprende un bassorilievo egizio conservato appunto al museo parigino.

Il Calvario
Il Calvario (Il Cristo verde) 1889.

Negli anni Van Gogh si dedicherà scrupolosamente alla copia delle stampe di Hiroshige, e successivamente Matisse e Picasso riproporranno la questione del “primitivo” con uno stile più categorico ma meno sentito dal punto di vista emotivo, ma  l’avventura di Gauguin fu, su tutte, destinata a rimanere un modello per il futuro. Il suo primitivismo non è solo un suggerimento stilistico, ma anche e sopratutto uno stile di vita, uno stato della mente. E’ una scelta meditata che arriva al punto di reinventare l’arte occidentale oltre i limiti imposti dai ristretti “classicismi”. Il suo “paradiso perduto” ha il valore della fuga da una condizione di vita opprimente e soffocante dell’Occidente industrializzato, la ricerca della calma armonia dei toni, di una vivacità d’espressione, di ritrovata umanità.

“Io partirò. Battello che dondoli l’alberatura
leva l’àncora verso la natura esotica!”
Mallarmé, Brise marine

Info

GAUGUIN: Racconti dal paradiso
Milano, Mudec – Museo delle Culture
28 ottobre 2015 al 21 febbraio 2016
a cura di Line Clausen Pedersen e Flemming Friborg

N.B. Le opere riportate sono ad esemplificazione della produzione dell’artista.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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