La stampa europea: Quirinarie peggio di una fiction

20/04/2013 di Elena Cesca

elezione presidente
Conteggio delle schede per l’elezione del Capo dello Stato

L’andamento delle Quirinarie di questi giorni non sta affatto contribuendo all’accrescimento della credibilità nazionale all’estero. Già l’esito delle elezioni nazionali di due mesi fa non ha fatto godere lo stato Italiano di un’ottima stima a livello internazionale. Ora c’è chi associa la nomina del Presidente della Repubblica a quelle del conclave, chi la vede come una simpatica fiction, chi come un nuovo episodio del solito melodramma dell’inciucio all’italiana. Ecco cosa ne pensano i principali paesi europei.

Inglesi tra fiction e realtà – In un articolo molto serio, il The Guardian si esprime sulla faccenda partendo da un film in proiezione nelle sale italiane in questo periodo, Benvenuto Presidente!. Con amarezza e sottili frecciatine british, si dice che il film fa ridere gli Italiani in un momento in cui dovrebbero solo piangere. Come nel film, la politica italiana è paradossale ed al limite della finzione, con la differenza che quella della vita reale non è di certo così divertente. L’elezione del successore di Napolitano si presenta peggio di un intrigo cinematografico. Ammantata di complotti,  la presidenza diventa una “merce di scambio” per una più subdola seguente “battaglia per un governo”. Per spiegare il solo apparente carattere simbolico della presidenza italiana, essa viene paragonata ad una fisarmonica: il ruolo del Quirinale può espandersi e contrarsi a seconda della necessità, divenendo importantissimo. Più duro, è dunque, il The Economist sulla faccenda: siamo alle prese con un alchemico stitch-up, inciucio, e un calcolo errato può infliggere danni gravi e irreversibili alle sorti del paese.

Francesi tra conclave e fanfare segrete – Peggio dell’elezione di un Papa. Così come si vocifera sui papabili al soglio pontificio durante il conclave, ma alla fine si elegge un cardinale poco “famoso”, allo stesso modo accadrà in Italia. L’apripista per il palazzo del Quirinale, secondo Le Monde, non sarà colui che emergerà come presidente eletto. Dunque, si stimano ancora tempi lunghi, anche più logoranti di quelli tipici di un conclave, così come già avvenne nel 1992 (16 scrutini) e nel 1971 (23). Per quanto riguarda l’aria che si respira, con tutte le “fanfare segrete” che si susseguono, i francesi associano in toto le elezioni del presidente della repubblica italiana alla segretezza del Vaticano.

Spagnoli tra tradimenti e caste – Patti notturni, tradimento di partiti, poco senso dello stato, casta bloccata. Così la faccenda vista da El Paìs. I candidati e i relativi elettori sono il prototipo dei politici italiani, “in grado di mettere una candela a Dio e un’altra al diavolo senza scomporsi”. I cugini spagnoli parlano di pugni nascosti in guanti di velluto, di una capacità infinita di navigare le acque increspate della politica senza far affondare la barca. Un quadro sprezzante, ma dato che il paese iberico non gode di maggiore credibilità, sembra quasi che il bue dia del cornuto all’asino.

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Napolitano, definito “Re Giorgio” anche dalla stampa tedesca

Tedeschi e senso del dovere – Solo il Presidente della Repubblica può fare uscire l’Italia dallo stallo. La scelta è più importante che mai perché determina la fisionomia del prossimo governo. Il Die Welt tedesco si appella, quindi,  al König der Republik, il Re della Repubblica, richiamandosi al nuovo libro di  Gino Scaccia, docente di diritto costituzionale presso l’Università di Teramo. Grande l’ammirazione dei Tedeschi per Re Giorgio, altamente popolare, capace di rappresentare l’unità nazionale e significativo nel riordinare il caos della crisi di governo nel 2011. Molto scettici sulla possibilità che ci sia un successore capace di eguagliarlo in un sistema “confuso, caotico e turbolento”. Gli elettori italiani, aspramente divisi, dovrebbero, dunque, dimostrare di possedere un “minimo” senso del dovere per fare progressi “almeno” su un fronte.

Rivalutazione del PdR – Nonostante i commenti spesso sprezzanti, tutti i giornali esteri stanno affrontando un’analisi più o meno approfondita del ruolo del successore di Giorgio Napolitano. Partendo dall’aspetto cerimoniale, i nostri vicini di casa stanno sottolineando come l’ufficio presidenziale sia dotato, in questa particolare fase politica, dell’arma che mancava al presidente uscente: la capacità di sciogliere il Parlamento, chiedendo nuove elezioni che potrebbero dar vita ad una nuova maggioranza. Nonostante le restrizioni costituzionali nei suoi ultimi mesi di mandato, Re Giorgio ha ricoperto un ruolo centrale.

Il bisogno di un nocchiere – Secondo le analisi europee, l’Ufficio del Presidente non deve essere assegnato con leggerezza. Non devono esserci giochi di potere, ma sentita propensione alla scelta di una persona che incarni l’unità nazionale e goda di credibilità internazionale. L’Italia è caduta in baratro politico profondissimo e non può permettersi di mettere a rischio l’istituzione che la rappresenta. Accanto alle competenze costituzionali, il nuovo presidente deve essere dotato di quella capacità di moral suasion, appello morale, tipica di un padre di famiglia che richiama all’ordine. Citando Davide Galliani, docente di diritto costituzionale presso l’Università di Milano, il Presidente della Repubblica può “consigliare, influenzare e talvolta anche organizzare“. Nocchiere, lo chiamerebbe Dante.

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Elena Cesca

Tarantina, del 1988. Maturità classica. Laurea Triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università del Salento. Laurea specialistica in International Relations presso la LUISS Guido Carli. Ha condotto studi di approfondimento sul funzionamento interno della Commissione Europea, le iniziative europee nel campo della difesa (mercato e industria), la non-proliferazione nucleare e le politiche del Sud-Est Asia. Esperienze studio e di ricerca in Austria, Belgio, Canada e Inghilterra. Attualmente collaboratore parlamentare presso la Camera dei Deputati e PhD Candidate in Storia dell'Europa presso la Sapienza di Roma su tematiche di cooperazione tecnologico-militare in ambito NATO.
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