Quirinale, il centrodestra a rischio “Caporetto”

30/01/2015 di Edoardo O. Canavese

Il 2013 il Pd deflagrò sul Quirinale, due anni dopo tocca al centrodestra. Tra illusioni ed errori strategici, la candidatura "Mattarella" rischia di accelerare il tramonto di Berlusconi e di annullare il peso politico di Ncd, determinando un terremoto ai vertici di Forza Italia.

Ricatto del Nazareno – Sono le ore più difficili per il centrodestra italiano, da quando Berlusconi ne è leader. Ciò che gli era parso scontata conseguenza del Patto del Nazareno, l’elezione concordata del Presidente della Repubblica con Renzi, si è infranta sul nome, secco e non negoziabile, propostogli dal premier: Sergio Mattarella. Uno smacco senza precedenti per l’ex Cav, illusosi che l’accordo sulle riforme siglato col Pd avesse ormai sancito un’alleanza sui più importanti nodi politici e soprattutto alla pari; non dello stesso avviso Renzi, che ha liquidato i rimproveri di “tradimento” dicendo che la scelta per il Quirinale non era contemplata nel Patto. “Mi ha usato”, avrebbe commentato deluso Berlusconi coi sui, riconoscendo le ragioni dei fittiani, da sempre critici verso l’accordo con Renzi.

Fitto contro Fininvest – Gli uomini di Raffaele Fitto sorridono amaramente. Da Minzolini al toscano D’Anna, è tutto un ripetersi di “l’avevamo detto“, che oggi legittima l’ex presidente della Puglia e oggi eurodeputato a chiedere l’azzeramento della dirigenza forzista. La battaglia che Fitto porta avanti da tempo è rivolta in special modo al “partito Fininvest“, la corrente di FI guidata da Verdini, Gianni Letta e Confalonieri che ha fin qui pungolato l’ex premier a sostegno del Patto con Renzi nella speranza che questo servisse a ripristinare l’immagine di Berlusconi e soprattutto la sua agibilità politica. Ad oggi in vano. La tesi di Fitto è un’accusa nei confronti del partito personale/aziendale, mantenuto in vita a discapito del progetto politico, che verte in una grave crisi di consenso. “Via subito chi ha sbagliato“, tuona la minoranza di FI. E Silvio?

La ritirata di B. – La tentazione è forte, “dalla quarta votazione non partecipiamo al voto“. Non un segno di protesta verso l’indicazione di Mattarella, bensì un estremo tentativo di tenere unita Forza Italia. La paura di Berlusconi è che l’iniziale invito ai suoi di scegliere la scheda bianca, come accadde nel 2006 per l’elezione di Napolitano, possa trasformarsi nell’occasione per i fittiani di colpire alle spalle il leader nel segreto dell’urna e gonfiare i numeri di Mattarella; risulterebbe così evidente e pubblica la sconfitta anche interna dell’ex Cavaliere. Un rischio che non può permettersi. Così come è ancora difficile capire quanto possa valere quell’avvilito “il Patto del Nazareno non c’è più“. Già ieri pomeriggio la dura telefonata tra Berlusconi e Renzi si è conclusa con un possibilista “vediamoci settimana prossima“.

Caos Ncd – Già, perché di centrodestra è anche l’azionista di minoranza del governo. Anche gli alfaniani hanno risentito dell’effetto “Mattarella” e tentennano sul da farsi. L’auspicio era quello che Renzi prestasse più orecchio ai compagni di maggioranza, magari offrendo loro una rosa di suoi sui quali convergere. Tutto saltato con Mattarella. E la più diretta conseguenza del colpo di mano di Renzi è l’intensificarsi dei contatti tra Ncd e FI come non accadeva da tempo. Da più parti si scongiura un rischio di crisi di governo anche se “le relazioni di governo cambieranno“, come minaccia Formigoni che, come altri, spinge alla scheda bianca dal quarto voto. Il che farebbe di Alfano il primo ministro degli Interni a non indicare preferenza per il Colle. Ma, per quanto piccolo, Ncd rischia la spaccatura, ad opera di chi primeggia nel settore: il Pd.

Pressioni cattoliche – L’obbiettivo degli ambasciatori dem di area cattolica è dissuadere gli uomini di Alfano dal ricorso alla scheda bianca, o peggio, al non voto. Tentativi che peraltro stanno sorbendo qualche effetto, se i 17 voti ai centristi Gualdani e Pagano provenissero dai siciliani di Area Popolare (Udc-Ncd), pronti quindi a disobbedire all’ordine di scheda bianca che tiene bloccata la maggioranza del centrodestra. Ma l’impressione è che la paura di Ncd di uscire dai radar politici in seguito ad una sostanziale astensione sul Colle potrebbe compromettere non solo l’alleanza di governo con Renzi, ma soprattutto un già precario progetto politico. Non è escluso quindi che infine l’intero partitoconverga su Mattarella pur di sopravvivere.

 

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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