Quirinale: ennesimo rifiuto a cinque stelle

26/01/2015 di Ludovico Martocchia

Renzi propone un incontro per il Quirinale al Nazareno. Il M5S rifiuta. La lettura della strategia politica dei grillini, diversa dalle precedenti consultazioni, si fa difficile. Dimostreranno coerenza o maturità politica?

Quirinale, Presidenza della Repubblica

Un secco no. La risposta è avvenuta in coro a Piazza del Popolo. All’invito di Matteo Renzi per discutere sui nomi per il Quirinale, il Movimento Cinque Stelle ha replicato chiaro e tondo: «noi al largo del Nazareno non ci andiamo perché ci è andato Berlusconi». Di fatti domani si incontreranno nella sede principale del Partito Democratico i principali esponenti di tutti i partiti, esclusi i grillini. Alessandro Di Battista, in quella che è stata chiamata la Notte dell’Onestà, ha letto con il popolo a cinque stelle la sua obiezione alla proposta del premier. Il Capo dello Stato sarà espressione del partito del Nazareno, perché l’ex sindaco di Firenze ha già deciso che l’elezione avverrà dal quarto scrutinio, conseguenza di una scelta non condivisa da un’ampia maggioranza. La richiesta di Beppe Grillo, dopo aver apostrofato un bel “vaffa”, è di ricevere una lista di nomi da far votare sulla rete.

Il fronte NN. Nella maggioranza renziana non si drammatizza. «Ce ne faremo una ragione», è l’opinione di Debora Serracchiani. Poi attacca: «a Grillo, evidentemente, va bene votare insieme solo se votiamo i loro. Come per il giovane Di Maio». Il Pd coglie nuovamente l’opportunità per sottolineare l’incapacità dei grillini di mettersi seduti su un tavolo a discutere, senza che vi sia uno streaming o una telecamera. Un pregio per alcuni, un difetto per altri. Allo stesso tempo però la minoranza del partito tricolore, capeggiata questa volta da Pippo Civati e coalizzata con Nichi Vendola, si oppone fortemente ad un nome scelto in condivisione tra l’uomo di Arcore e il fiorentino. Si cerca con volontà un candidato NN – Non-Nazareno. Ed è qui che i deputati e grandi elettori a sinistra del Pd vogliono un’alleanza trasversale, delle larghe intese al contrario di tutti coloro che sono contrari all’asse con il Cavaliere. I grillini sono stati invitati, ma la risposta è sempre la stessa: un altro no.

L’esperienza insegna. Il cambio di strategia dei cinque stelle è palese. Solamente due anni fa per le elezioni del 2013, il popolo del web si era espresso alle cosiddette quirinarie, avanzando le candidature di Gino Strada, Milena Gabanelli e Stefano Rodotà. Quest’ultimo nome aveva creato una spaccatura profonda nella sinistra italiana. Ma a quei tempi il Pd già volava verso le larghe intese, possibili solamente con la rielezione di Giorgio Napolitano. Oggi invece le consultazioni sulla rete sono congelate e la tattica pentastellata si fa attendista. Grillo chiede costantemente la rosa dei nomi di Renzi. Il premier al contempo pretende le candidature dei cinque stelle. Un dialogo improbabile, in cui entrambi interpretano il gioco delle parti, dimostrando di non voler scendere a compromessi. Forse in due anni di politica parlamentare i deputati grillini hanno imparato anche loro il meccanismo delle nomine: è improbabile eleggere un presidente o qualsiasi altra carica sventolando il suo nome a destra e a manca settimane prima. Forse si avrà meno trasparenza, se ci fosse una strategia non dichiarata Grillo potrà dimostrare di aver compreso in parte alcune delle strategie para-politiche, che nel resto dei partiti conoscono alla grande.

Il peso del No-euro. Forse la carta vincente potrebbe essere la candidatura di Romano Prodi. Anzi verosimilmente i coordinatori del Movimento avrebbero potuto sperare proprio in lui, se fosse stato inserito in un’eventuale lista proposta dal Pd. A quel punto il web avrebbe fatto la sua parte, votandolo e magari surclassando gli altri avversari – non è da dimenticare che l’ex commissario europeo era presente anche alle scorse consultazioni grilline. Il problema, che smonta tutta la strategia, è la posizione passata dell’ex presidente del Consiglio: è il padre dell’euro (per giunta anche del Partito Democratico). Sarebbe una posizione troppo contraddittoria per un movimento politico che fa della coerenza la principale arma contro la partitocrazia. D’altronde questa visione estrema danneggia i grillini anche nell’ambito delle alleanze europee, magari ideologicamente più vicini a partiti di sinistra – un esempio su tutti, Syriza di Tsipras – ma che li vedono associati all’Ukip di Farage.

Forza coerente o matura? Il M5s, dinanzi all’apertura di Renzi a tutte le forze politiche, si è trovato di fronte ad un bivio: rifiutare qualsiasi colloquio, opponendosi a “Renzusconi” e dimostrando coerenza con l’elettorato, oppure scendere nella mischia e magari provare ad eleggere un presidente migliore di quello precedente, una figura condivisa e garante della Costituzione, manifestando maturità politica. Ebbene, Grillo e il direttorio hanno scelto la prima strada, apparentemente giusta nell’ottica del popolo della rete. Ciò nonostante rimangono ancora coerenti? Pretendono i nomi da Renzi, ma non si presentano al Nazareno. Ripetendo: vogliono una lista di nomi dal Pd, mentre due anni fa sceglieva solamente il web. Forse un giorno si pentiranno di non aver partecipato troppo attivamente alla legislatura, o forse saranno premiati alle elezioni proprio per questo motivo. Ora non è dato sapersi. Invece è certo che se sarà eletto un presidente fazioso, una figura improponibile, non saranno privi di responsabilità.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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