Liberato Quirico: Siria, la rivoluzione laica è andata perduta

09/09/2013 di Andrea Viscardi

Il giornalista de La Stampa liberato dopo cinque mesi. Intanto i qaedisti "liberano" Maalula e puniscono gli abitanti

Bentornato, Domenico“Ho cercato di raccontare la rivoluzione siriana, ma può essere che questa rivoluzione mi abbia tradito. Non è più la rivoluzione laica di Aleppo, è diventata un’altra cosa, molto pericolosa e complessa.” Queste le prime parole rilasciate da Domenico Quirico, l’inviato del La Stampa sequestrato in Siria il 9 aprile scorso e rientrato in patria solo nella serata di ieri. Ad accoglierlo il Ministro degli Esteri Emma Bonino, il cui lavoro, silenzioso e spesso criticato, è stato in realtà efficace. Poche parole, oltre a queste, ma significative di un uomo che non ha abbandonato ciò in cui crede e a cui ha dedicato passione e sofferenza. A Mario Calabresi, direttore de La Stampa, ha detto: “E’ stata un’esperienza terribile, ma sai qual è la mia idea del giornalismo: bisogna andare dove la gente soffre e ogni tanto ci tocca soffrire come loro per fare il nostro mestiere”.

Domenico Quirico
Foto: www.lastampa.it

Ribelli qaedisti conquistano Maalula – Nel pomeriggio l’esercito governativo di Assad, circondato dalle brigate ribelli qaediste di Jabhat al Nusra, sempre più diffuse nel nord del Paese, era stato costretto al ritiro da Maalula. Gran parte della popolazione, nonostante le difficoltà raccontate dall’inviato di RaiNews Gian Miccalessin, sarebbe riuscita a mettersi in salvo, aiutata dai militari fedeli al governo. Verso chi non è riuscito a fuggire, invece, si è subito scagliata la vendetta dei qaedisti, che hanno sgozzato quattro uomini cristiani al grido di Allah akbar, mentre la sorte di altri sette è ancora sconosciuta. Proprio per i cristiani, circa il 10% della popolazione siriana, il tradimento della rivoluzione laica ha rappresentato, negli ultimi mesi, il dramma più grande.

Armi chimiche, possibile Assad non sapesse? – Nel frattempo, Bashar Assad, ha rilasciato un’intervista alla Cbs nella quale afferma di non essere responsabile dell’uso di armi chimiche contro la sua gente. Conferme in tal senso arrivano anche dalla Germania. Gli 007 tedeschi avrebbero, infatti, raccolto prove a sufficienza per mostrare come, l’attacco del 21 agosto, sarebbe stato deciso unilateralmente dalle forze armate, senza il consenso di Assad. Ma non solo: negli scorsi mesi vi sarebbero stati ripetuti rifiuti del presidente siriano al possibile utilizzo di tale tipologia di armi, sostenuto, invece, dai vertici militari.

Piccinin sconfessa i ribelli – Ipotesi, quella degli 007 tedeschi, sconfessata dal compagno di prigionia di Domenico Quirico. La Repubblica riporta un’intervista nella quale il belga afferma: “Non è stato Assad a usare il gas. E’ un dovere morale dirlo. Non è il governo di Bashar al-Assad ad avere utilizzato il gas sarin o un altro gas nella periferia di Damasco.Ne abbiamo la certezza perché abbiamo sorpreso una conversazione dei ribelli. Anche se mi costa dirlo perché dal maggio 2012 sostengo la giusta lotta della democrazia dell’esercito libero siriano”.

L’intervento? E’ troppo tardi – Ciò che è certo, come sostenuto da diversi attivitisti siriani è che, oggi, comunque decideranno gli Stati Uniti, è troppo tardi. Se lo stesso Quirico – dopo 5 mesi in cui è stato a stretto contatto con l’infiltrazione estremista tra i ribelli – sottolinea come, della rivoluzione laica non resti traccia, allora, qualche riflessione, è il caso di farla. Esattamente un anno fa, alcune forze partigiane laiche, avevano ucciso il leader di un gruppo rivoluzionario qaedista, costringendo la sua brigata, composta per lo più da pakistani e afghani, a disperdersi. Oggi, questo scontro, è oramai quasi perso dai moderati: troppa la forza e l’influenza conquistata in un anno dai gruppi estremisti, grazie all’appoggio, soprattutto, del Qatar. L’Occidente, intanto, è stato per lo più a guardare, mentre le forze laiche andavano in minoranza giorno dopo giorno.

Un’altra Libia? – La frammentazione delle forze ribelli e la grande distanza delle loro rivendicazione, porterebbe quasi sicuramente, anche con la caduta del regime, ad anni di guerra civile e ad una situazione non troppo dissimile, se non più grave, di quella che si individua oggi nella dimenticata Libia. Intervenire militarmente a dicembre del 2012 poteva significare riuscire a dare stabilità al Paese. Oggi, per quanto lo si voglia nascondere, tale stabilità non sopraggiungerebbe, ma si perpetuerebbe una guerra civile, diversa nell’etichetta, ma non per contenuti. A cui andrebbe aggiunto il paradosso di aiutare, soprattutto, le forze qaediste e senza considerare le conseguenze che un intervento avrebbe nell’alimentare la tensione tra Israele e l’Iran. Insomma, qualora Obama e gli Stati Uniti optassero per l’azione oggi, non sarebbe così d’aiuto – soprattutto nei termini considerati dai vertici americani –  né per la stabilità della zona, né per porre fine al conflitto interno.

The following two tabs change content below.
Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus