Quinto Navarra, il cameriere del duce

13/04/2013 di Matteo Anastasi

«Aprivo e chiudevo meccanicamente la porta di un uomo solo e isolato che cercava disperatamente, durante tutto il giorno, di stare a contatto con una nazione che gli sfuggiva, con problemi che fingeva di conoscere, con uomini che il più delle volte venivano a ingannarlo o a farsi ingannare […] Egli volle attorno a sé la solitudine, perché non si scoprisse la sua finzione. Nessuno poteva stare dietro le quinte. Io solo, si può dire, ebbi questa fortuna».

Quinto Navarra, MussoliniIl virgolettato è del cavalier Quinto Navarra, per ventitré anni servitore di Benito Mussolini e unico uomo con cui il duce ebbe realmente un contatto quotidiano e informale. Le sue Memorie, edite per la prima volta nel 1946 e sulle quali aleggia l’ombra di Indro Montanelli, probabilmente vero redattore di un testo pur ispirato dai ricordi trasmessigli da Navarra, rimangono un documento prezioso. Esse svelano tratti inediti di un uomo intimamente fragile, riservato, cupo, continuamente in lotta per dimostrare a sé stesso, all’Italia e all’Europa le sue doti umane e politiche.

Quando, il 31 ottobre del 1922, Mussolini entrò alla Consulta – allora sede degli Esteri – per assumerne la guida, indossava «un abito grigio, portava le ghette e teneva in mano un cappello floscio […] Aveva trentanove anni, era magro, asciutto, pallido e nervoso». Il passaggio di consegne con il ministro uscente Schanzer, significava, per Navarra, una nuova “eccellenza” da servire. Per l’esattezza, la quinta eccellenza della sua carriera. Aveva iniziato alcuni anni prima servendo tre sottosegretari di Stato: prima il principe Pietro Lanza di Scalea, poi il senatore Luigi Borsarelli, quindi il conte Carlo Sforza. Di quest’ultimo aveva guadagnato una fiducia tale che, quando Sforza lasciò Roma per l’ambasciata di Parigi, lasciò a Navarra la custodia della sua preziosissima mobilia, dapprima depositata alla Consulta. Dopo Sforza era stata la volta del marchese della Torretta, quindi di Schanzer, predecessore di Mussolini.

Navarra ha ricordato come nei primi anni di governo, il nuovo presidente del Consiglio indossasse una misera giacchetta nera, con calzoni stretti, senza risvolti, e con una profonda piega sotto il ginocchio. Un look insolito, che spingeva gli uscieri di Palazzo Chigi, sede del Mae dal 13 novembre 1922, a concludere: «Deve essere un povero diavolo. Non ha nessuno che gli stiri i calzoni!». Era un amante del caffè, che gustò in quantità industriali fino a quando la sua salute, minata da ulcera gastrica, lo costrinse a limitarsi al latte e alla camomilla. In proposito ha osservato acutamente Navarra: «L’ascesa di quest’uomo si svolse in maniera inversamente proporzionale alla violenza delle bevande che ingeriva: la marcia su Roma si svolse nel periodo dei caffè doppi e l’Impero arrivò insieme alla camomilla».

Moltissimi altri i curiosi aneddoti, dall’astio incondizionato nei confronti degli uomini barbuti alla scarsa efficacia degli anticorpi. «Mussolini, il dittatore, l’uomo che in ogni manifestazione esponeva il suo cranio calvo alle intemperie, soffriva terribilmente di raffreddori; l’uomo che dal balcone incitava gli italiani ad affrontare le sofferenze e i disagi fisici con disprezzo e baldanza, era vittima dell’umidità e temeva moltissimo il freddo. Il raffreddore me lo porto sempre in giro: per questo mi dura di più’», era solito dire al suo cameriere, quasi a giustificare quel noioso e borghese inconveniente. Ordinatissimo, amante del ballo e dei romanzi gialli, superstizioso, odiava i profumi, le donne magre e le penne stilografiche.

Quello fatto dal cameriere del duce è un ritratto a tutto tondo, genuino, destinato a rimanere il più completo e spontaneo profilo “umano” di uno degli uomini più importanti del XX secolo. Navarra rimase al fianco di Mussolini fino al 25 aprile 1945 e a quella data si interrompono i suoi ricordi. «Tre giorni dopo lessi sul giornale che il mio cadavere penzolava a piazzale Loreto, tra quello di Mussolini e Claretta Petacci. Evidentemente si trattava di un errore e uno sconosciuto era stato giustiziato al posto mio».

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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