Question time

11/07/2013 di Iris De Stefano

Mercoledì alle 15, Enrico Letta si è prestato al "question time", istituto obbligatorio per legge ma quasi mai rispettato nelle ultime legislazioni

In Italia – Nonostante la sospensione dei lavori votata da PD, PdL e Scelta Civica sia alla Camera che al Senato a causa delle proteste dei parlamentari del Popolo delle Libertà contro la fissazione dell’udienza per il processo Mediaset “già” il 30 luglio, il question time si è tenuto regolarmente. Come ha spiegato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini: “Ripristinare la prassi della presenza del presidente del Consiglio ai Question time è un fatto estremamente positivo che dimostra l’attenzione ed il rispetto che il governo nutre nei confronti del Parlamento” aggiungendo che “è dal 2007 che un Presidente del Consiglio non dava la disponibilità a rispondere alla Camera e mai, da quando è stato regolamentato il question time, era accaduto al Senato. Il filo diretto tra il Parlamento e la massima carica del governo non è questione di cortesia istituzionale ma rappresenta un rafforzamento del confronto e quindi della funzione di controllo delle opposizioni sull’ esecutivo”. Le domande, come spiegato a Ballarò dallo stesso Letta gli sono arrivate entro la notte di martedì e sono state le più varie; i temi trattati sono infatti stati la protezione internazionale dei rifugiati, la nomina di Giovanni De Gennaro a Presidente di Finmeccanica, il conflitti di interessi, i pagamenti dei debiti delle pubbliche amministrazioni, l’espulsione della moglie e della figlia di Mukhtar Ablyazov ( il dissidente politico kazako sulla cui legalità dell’allontanamento dal nostro paese si è parlato a lungo ), i militari italiani detenuti in India, la disoccupazione giovanile e infine l’evasione fiscale. La prossima sessione di domande è stata fissata al 25 luglio, quando il premier risponderà al Senato.

Question time – Lo strumento, molto più diffuso nei paesi anglosassoni, potrebbe essere un ottimo esempio di democrazia. Nonostante i regolamenti interni di Camera e Senato prevedano le interrogazioni parlamentari, lo strumento del question time è stato per lungo tempo desueto o meglio viene trasmesso il mercoledì, ma con un Aula generalmente semi-deserta e con un protocollo molto rigido: il parlamentare che pone domanda ha un minuto per esprimerla e chi risponde ha fino a tre minuti seguiti da una replica di altri due da parte dell’interrogante. L’ultimo premier ad essersi presentato alle Camere per rispondere a domande considerate urgenti è stato Romano Prodi, nel lontano 2007 ma Enrico Letta, finendo l’ora di domande, ha assicurato che non passeranno anni prima che il premier si ripresenti alla Camera.

In Inghilterra – Il campione tra i nostri colleghi europei rispetto a quest’istituto è sicuramente l’Inghilterra, dove il question time è un vero e proprio rito –settimanale- e che ha profonde conseguenze sull’andamento politico della nazione. Ogni settimana il Primo Ministro si presenta in aula e si sottopone alle domande per mezz’ora. Il premier è al corrente delle domande che arrivano allo Speaker dei Commons e che servono sia ad informare l’aula sull’ andamento dei lavori del governo sia a provare la capacità del premier di essere preparato e saper rispondere a qualsiasi tipo di osservazione gli venga posta. Le domande sono dirette, poste da entrambe le parti e soprattutto veloci, così come le risposte, innescando un vero e proprio botta e risposta che viene seguito da tutta la nazione ed è nel tempo diventato un vero e proprio caposaldo della democrazia inglese. Prova dell’importanza di questo strumento venne data da Winston Churchill che essendo ricoverato durante uno dei suoi mandati da Primo Ministro si fece addirittura collegare dall’ospedale per poter rispondere alle domande dei parlamentari.

In Europa – Le potenzialità di uno strumento come il question time sono capite da vari paesi europei, come la Finlandia e la Svizzera o anche dallo stesso Parlamento Europeo, che dal 2009 ha istituito che, una volta al mese, quando è in seduta a Strasburgo, vi sarà una “Question Hour” al Presidente della Commissione Europea.

In Italia quindi, come spesso succede, non vi è il problema di emanare nuove leggi, ma di applicare quelle già emanate. Le interrogazioni parlamentari sono un ottimo strumento di democrazia, perché si può solo pretendere che il nostro Premier – così come i suoi ministri – siano preparati nel miglior modo possibile e in grado di rispondere alle domande del Parlamento che – anche se in questi giorni sembra difficile crederlo – è rappresentante del popolo italiano.

 

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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