Questa storia del lavoro è vecchia

24/09/2015 di Federico Nascimben

Il nuovo comunicato trimestrale sul mercato del lavoro Istat ci conferma che il deus ex machina dei dati col "segno più" a cui stiamo assistendo è la componente over 50

A partire dalla scorsa settimana Istat ha iniziato a pubblicare un comunicato trimestrale sul mercato del lavoro che aiuta a fare chiarezza, data la mole di statistiche e numeri che vengono settimanalmente pubblicati da Ministero, Istat e Inps (tralasciando altri Istituti). La confusione è tanta, così come l’ottimismo che proviene da Palazzo Chigi, alimentato anche dalle ottime performance registrate nel mese di luglio. Ma l’andamento è ancora altalenante e la realtà sta da un’altra parte.

Il dato di fondo rimane uno: la componente over 50 gioca un ruolo fondamentale e praticamente esclusivo quando si parla dell’andamento del mercato del lavoro. Vediamo perché, anche se avevamo già provato a spiegarlo qui e qui.

Secondo Istat, nel secondo trimestre 2015 l’occupazione è aumentata dello 0,7% in termini tendenziali (+180.000 unità), portando il relativo tasso al 56,3%. Ma suddividendo il dato per coorti anagrafiche veniamo informati che

“Il tasso di occupazione si riduce per i giovani tra 15 e 34 anni, sale in misura contenuta per i 35-49enni e, in misura decisamente più marcata per i 50-64enni. Tale incremento è dovuto, tra l’altro, alle minori uscite dal mercato del lavoro per pensionamento a seguito dei cambiamenti della normativa previdenziale”.

In sostanza, nel trimestre il tasso di occupazione è aumentato del 2,1% per i lavoratori tra i 50 e i 64, mentre è cresciuto dello 0,3% per la coorte 35-49 anni. Come se non bastasse però gli over 50 sono stati gli unici beneficiari del nuovo contratto a tempo indeterminato:

“Alla crescita tendenziale del lavoro a tempo indeterminato del secondo trimestre 2015 hanno contribuito esclusivamente gli ultra 50enni e in misura maggiore le donne, le regioni centro meridionali, i laureati, il terziario e le professioni esecutive nel commercio e nei servizi”.

A dimostrazione del fatto che è piuttosto improbabile che questo diventi il contratto ordinario di entrata nel mondo del lavoro, nonostante incentivi e modifiche. Mentre dal lato imprese, sempre secondo Istat,

“il maggiore utilizzo del lavoro è la sintesi di una crescita sia delle posizioni lavorative sia dell’intensità di utilizzo del lavoro: le ore lavorate pro capite hanno registrato un netto incremento mentre si è decisamente ridotto il ricorso alla cassa integrazione”.

Purtroppo però il tasso di posti vacanti destagionalizzato rimane invariato nell’industria e aumenta dello 0,1% nei servizi rispetto al trimestre precedente. Insomma, non ci resta che confermare per una terza volta quanto già scritto: una ripresina ciclica e spinta da fattori esogeni – che ora si trova davanti nuove nubi all’orizzonte a causa di Cina ed emergenti – vede nella componente più anziana la principale spinta e la principale beneficiaria di questi dati col “segno più”.

Ma non c’entrava anche la Fornero?

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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