Ezechiele 25:17…Quando la Vendetta si rifugia nel Cinema

05/02/2013 di Jacopo Mercuro

Dopo l’articolo dedicato all’ultima fatica di Quentin Tarantino, Django, Jacopo Mercuro ci racconta, nel suo primo articolo, quanto la vendetta stia diventando un tema centrale delle pellicole di successo Hollywoodiane!

Quentin TarantinoUn passo della bibbia predicato da un gangster di Los Angeles, una sposa insanguinata che fa tremare spietati killer, una giovane e affascinante proprietaria di un cinema e uno schiavo nel selvaggio West, prendiamo questi personaggi mettiamoli in una stanza e osserviamoli, a primo impatto sembrano non avere nulla in comune oltre al fatto di essere stati creati dalla mente del noto regista Quentin Tarantino.

Quindi? Un lavoro inutile? Nulla in comune? Non proprio, le loro vite hanno tutte un filo conduttore e camminano in bilico sulla lama di una Katana percorrendo la strada della vendetta che non farà altro che portare rancore e violenza nelle loro vite. Vendetta quindi. Uno dei sentimenti più pericolosi provati del genere umano, ci spinge ad agire in modo incontrollato risucchiandoci in una spirale di violenza che nella maggior parte dei casi ci torna contro come un grande boomerang così da compromettere le nostre vite per sempre, la vendetta infatti, chiama vendetta.

Cacciata dal mondo delle istituzioni, per sopravvivere la vendetta ha trovato rifugio nell’arte, inizialmente nella pittura e nella letteratura, successivamente ha spopolato nel cinema, in cui diviene un’espressione comune. E’ quindi un sentimento antico che si è proposto nelle fiabe e nei miti arcaici, così da passare per i drammi di Shakespeare, fino ad arrivare nei film di Tarantino.

 Come mai il regista statunitense è così ossessionato da questa forma primordiale di giustizia? Semplicemente per rapire la mente dello spettatore e immergerlo totalmente nelle sue storie o c’è qualcosa nel suo lato caratteriale che puntualmente esce nelle sue pellicole?

Per capire meglio da cosa derivi questa ossessione presente nei suoi film e se rappresenta la transposizioni di esperienze, stati d’animo, sentimeti personali, è il regista a risponderci:

“Ci sono stati momenti in cui mi sono arrabbiato con qualcuno, che ne so all’una di mattina mi mettevo là a pensare gli faccio questo, gli faccio quello. La vendetta è però per gente acida e rancorosa, e la mia vita è decisamente troppo felice per perdere tempo dietro a queste cose, per cui magari ci casco per cinque minuti, ma poi mi passa e mi dimentico. E in fondo sono dell’opinione che ride bene chi ride ultimo. Una volta ho avuto a che fare con un tizio di una produzione, un vero stronzo. Si era messo in testa di parlare male di me a tutti i costi. Per esempio, non perdeva occasione durante le interviste, per citarmi in ogni modo e si metteva in prima fila per denigrarmi. Il fatto è che non ho mai parlato di lui su nessun giornale, perché sapevo che lo avrei fatto felice, se avessi riconosciuto anche solo la sua esistenza. E mi sono detto, aspetta un attimo: Hollywood è un posto molto piccolo. Prima o poi entrerò da qualche parte e lo incontrerò. E quel giorno me la pagherà. Ci sono voluti sei anni, ma un bel giorno entro in un ristorante ed eccolo là: e gli ho rotto la faccia”.

Sicuramente un po’ sopra le righe il nostro Quentin, ma in un intervista successiva ci rivela il suo segreto:

“Sono innamorato dei film che presentano al loro interno azione e violenza. Un adeguato livello vendicativo, all’interno di una pellicola, con il giusto scenario porta il pubblico ad essere coinvolto a 360°. Il pubblico arriverà a vivere il film come un’esperienza davvero appagante e da condividere”.

Vedendo nel tempo i premi ricevuti dai sui film e gli incassi dei botteghini, sempre al primo posto in tutto il mondo, sembrerebbe proprio che Tarantino abbia trovato la giusta ricetta per far si che lo spettatore sia totalmente rapito dalle sue sceneggiature. Che sia davvero l’elisir del successo? Sicuramente un elemento importante, ma sarebbe ingiusto limitare tutto a questo, non bisogna dimenticare che abbiamo di fronte un uomo che si nutre di cinema fin dall’infanzia e che con la sua cultura e attenzione maniacale per i particolari lo porta di diritto ad essere uno dei mostri sacri di Hollywood.

Avendo capito meglio le intenzioni del nostro Quentin, il suo pensiero si potrebbe riassumere tutto con una frase presente sulla locandina di uno dei suoi celebri film…”Revenge is a dish best served cold”.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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