Quella minoranza dannosa al PD

13/04/2014 di Iris De Stefano

Partito Democratico, minoranza anti Renzi

La politica è una questione di opportunità e parte dell’abilità di chi decide di farne la propria professione deve essere il saper discernere quale delle tante che si presentano cogliere al volo. Il gruppo di minoranza del centro sinistra, ad esempio, sta perdendo un’ottima occasione di dimostrarsi maturo e costruttivo.

La convention – Si è tenuta ieri infatti al teatro Ghione di Roma, quasi in Vaticano, la convention del Partito Democratico organizzata dalla minoranza del partito. Presenti di spicco D’Alema, Epifani, Cuperlo e Bersani. Esponenti da Prima Repubblica di un partito che sembra essere cambiato radicalmente nel giro di pochi mesi. Secondo l’ex Primo Ministro D’Alema l’occasione sarebbe quella di rilanciare il ruolo del partito, impoveritosi durante la leadership dell’ex sindaco di Firenze fino a diventare un mero strumento elettorale nelle mani del segretario. Per questi motivi – come riporta La Stampa – “noi non lo [il partito] possiamo lasciare morire e spegnere, non possiamo accettare che diventi altra cosa” e sarebbe per questo motivo necessario “lanciare una sfida alla maggioranza”.

Presidenzialismi – Ed è proprio qui che nasce il problema. Benché sacrosanto sia il concetto di democrazia, l’Italia non ha bisogno di altre sfide. La disoccupazione, la corruzione, il sistema giudiziario, la crisi economica, i diritti civili, le mafie rappresentano (in ordine sparso) sfide molto più serie di una ipotizzata – e per il momento non ancora realizzata – deriva presidenzialista del Presidente del Consiglio. Deriva, è bene ricordarlo che ,nel caso ci fosse, sarebbe poi perfettamente coerente con la storia remota e recente del nostro paese che ama le personalità forti e di questo, D’Alema, dovrebbe saperne qualcosa.

Europee 2014 – Il Premier per il momento non ha risposto alle accuse del gruppo minoritario, impegnato con l’inizio della campagna elettorale per le Europee del prossimo maggio a Torino. Come al solito infatti, il tentativo di vincere voti a Bruxelles si fa portando argomenti interni, ben lontani dagli obiettivi del Parlamento Europeo. E quindi, al modo tipico di Renzi si uniscono argomenti lontani, in un esercizio di oratoria che gli riesce benissimo: “la sinistra che non cambia diventa destra: non siamo entrati nel pse per stare dentro un museo” o “a maggio essere in grado di entrare con la ruspa dentro la pubblica amministrazione” ed ancora “vogliamo arrivare entro il 25 maggio a superare il bicameralismo perfetto e riformare la Pubblica amministrazione, sapendo che nella PA la stragrande maggioranza dei lavoratori è gente per bene”.

Argomenti più che validi per tentare di contrastare il Movimento 5 Stelle e la sua retorica ma che difficilmente potranno attirare alle urne un elettorato diffidente e generalmente restio, poco conscio di quanto Bruxelles sia diventata importante in tutti i tipi di decisioni che vengono prese oggi a Roma. Fino ad ora infatti, una spiegazione seria dei meriti dell’Europa, con l’intento di educare – si,educare –    l’elettorato non c’è stata. Non mancano invece assurdità, ignoranza e veleni, a scopi che non possono essere altro che propagandistici.

Campagna elettorale – La difficoltà enorme del Partito Democratico è, per l’ennesima volta, quello di non affondarsi da solo. Eliminato Berlusconi e con i limiti del Movimento 5 Stelle che emergono sempre più netti, la leadership di Renzi – nonostante più volte si sia sottolineato quanto discutibile sia stato il modo in cui l’ex sindaco di Firenze è diventato Primo Ministro – è una risorsa che questo paese non deve sprecare. Le promesse che ha fatto e il grado di fiducia degli italiani nella sua persona sono talmente elevati che il peggior nemico di Renzi (e della situazone italiana attuale) è Renzi stesso. D’Alema e co., allora, potrebbero evitare di peggiorare la situazione, quantomeno organizzando contro-convention il giorno dell’apertura della campagna elettorale. Sì al dissenso, no ad un autolesionismo già conosciuto che, nel corso degli anni, ha portato il Partito vicino alla morte.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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