Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese

15/07/2015 di Francesca R. Cicetti

Da Little Italy a Hollywood, il successo di Martin Scorsese non lo ha mai portato a dimenticarsi della sua città e delle sue umili origini. Ne nasce un cinema fatto di personaggi realistici e crudi, e di una contrapposizione tra bene e male che ha sempre caratterizzato la sua opera.

La Little Italy degli anni Quaranta è una fucina di malavita. Mazzette, pistole, risse, gangster. E Bravi Ragazzi, pronti a scommettere sulla boxe, giocare a carte e spaccare ossa. Si va a prendere il latte nei negozi della mafia, guardando con ammirazione i giovanotti eleganti e rispettati. In Cadillac di giorno, assassini di notte. A volte si desidera anche essere come loro. Come dirà Martin Scorsese, essere «qualcuno in un quartiere di gente che non è nessuno». Nella Little Italy in cui Scorsese nasce, il 17 novembre 1942, non c’è niente di più semplice che lasciarsi affascinare dal potere dei Goodfellas.

Nelle strade impregnate di tradizioni, rumorose di processioni e santi, Martin non ha mai sentito parlare di giustizia americana. Sicuramente non l’ha mai vista al lavoro. A Little Italy i poliziotti scendono a patti, piuttosto che arrestare. La prima volta in cui si rende conto di come funziona un processo penale è di fronte al capolavoro di Sidney Lumet, La parola ai giurati. Dodici uomini rinchiusi in una stanza per giudicare un ragazzo per parricidio. Un film, proiettato dal prete del quartiere nello scantinato della parrocchia. «Fu come vedere i marziani».

Nella Little Italy degli anni quaranta i ragazzi hanno solo due possibilità. Zampettare dietro ai capibanda della zona, aspirando a diventare uno dei Bravi Ragazzi italiani, oppure entrare in seminario. Prete o gangster. Il piccolo Martin è asmatico, di bassa statura, a suo agio solo in chiesa o nei cinema. Non ha vita facile. Per questo sceglie la via religiosa, ma finisce per fare il regista. Senza una cinepresa, inizia realizzando storyboard, per poi approdare al suo primo lungometraggio, e da lì viaggia verso i grandi capolavori.

Scorsese resterà sempre legato alla sua amata New York. Nel 1976 la racconta attraverso lo sguardo distorto di un reduce del Vietnam, in Taxi Driver, poi le dedica un film intero, New York, New York, accanto a Liza Minnelli. E via dicendo. Da Toro Scatenato, biografia del pugile newyorkese LaMotta, a Goodfellas, la storia dei Bravi Ragazzi al fianco dei quali è cresciuto. Lentamente, Scorsese viene consacrato uno dei più grandi cantastorie di Hollywood. Per arrivare a Gangs of New York. La città è sempre protagonista, nelle pellicole di Scorsese. E qui l’America moderna viene ritratta mentre si forgia sul sangue e sulla violenza della lotta tra bande.

Inizia con Gangs of New York anche la collaborazione tra il regista e l’attore Leonardo DiCaprio, che proseguirà con The Aviator (2004), The Departed (2006), Shutter Island (2010) e The Wolf of Wall Street (2013). Tutti rigorosamente pervasi da un profondo senso di contrapposizione tra bene e male, tra senso di colpa e redenzione. Un cinema di protagonisti schivi e violenti, solitari, antieroi, rincorsi dalla consapevolezza di non essere accettati dalla società di cui fanno parte, in una vertigine di autorità corrotte e amorali. Perché a Little Italy, negli anni Quaranta, il potere non va rispettato. È un colosso da abbattere.

I gangster di Scorsese non sono romantici, non sono sentimentali, non sono come i miti del cinema classico. Sono realistici, crudi, violenti, lacerati da un conflitto interiore, pervasi da una spiritualità cristiana che si scontra con la spietatezza della conquista del territorio. Sanno ridere e scherzare tra loro, e in un solo momento tirare fuori la pistola. E i loro giochi finiscono spesso nel sangue. Come nelle scene dure e magistralmente dirette da Scorsese, straordinario nel parlare dei suoi Bravi Ragazzi. «Buffo come? Che ci trovi di buffo? Buffo come un pagliaccio, ti diverto? Ti faccio ridere? Sto qua per divertirti? Come sarebbe buffo, buffo come, perché buffo?».

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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