Quegli ultimi dettagli della legge di stabilità

20/10/2014 di Federico Nascimben

Il testo ufficiale della manovra dovrebbe uscire oggi, dopo cinque giorni dalla presentazione in conferenza stampa. Ma da quanto si apprende dalle famose "bozze" e dalle dichiarazioni di esponenti del Governo molti dubbi vengono confermati

Le tabelle sono pronte” stiamo mettendo a punto “gli ultimi dettagli in queste ore. Domani sarà al Quirinale“, ha dichiarato, intervistato da Lucia Annunziata ad In Mezz’ora, Pier Carlo Padoan riferendosi alla legge di stabilità da 36 miliardi. Lo stesso Ministro dell’Economia però, giovedì mattina, intervistato da Radio Anch’io aveva dichiarato che il testo ufficiale del provvedimento sarebbe stato disponibile “tra poche ore“. Se le ultime dichiarazioni del Ministro saranno confermate, dalla presentazione in conferenza stampa alla diffusione pubblica del contenuto di quanto presentato, passeranno cinque giorni.

Ribadendo la condanna a comportamenti di questo genere, vista soprattutto l’importanza del provvedimento in questione, la domanda che sorge spontanea è: ma allora cosa è stato inviato alla Commissione, che di certo non si accontenterà di illustrazioni generiche? Nel frattempo sono circolate le solite “bozze” di cui oggi dovremmo vedere o meno la conferma, e sulla base di quelle siamo costretti a fare alcune osservazioni (anche se sono arrivate alcune conferme da parte di esponenti del Governo).

La slide contenente entrate e uscite previste nella legge di stabilità, tutte presenti senza dettagli.
La slide contenente entrate e uscite previste nella legge di stabilità, tutte presenti senza dettagli.

Come avevamo anticipato, 11 miliardi sono di maggiore deficit e (forse non a caso) quasi coincidono con il bonus da 80 euro che da trasferimento statale ad alcune fasce di reddito (e quindi maggiore spesa) dovrebbe trasformarsi e stabilizzarsi come nuova detrazione (e quindi minore entrata), ed estendersi alle neomamme per tre anni.

Il taglio dell’IRAP da 5 miliardi sulla componente lavoro, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, si sarebbe arricchito di due particolari che ne vanificherebbero, in buona sostanza, gli effetti:

– “Con decorrenza dall’esercizio 2015, chi ha alle proprie dipendenze soltanto lavoratori a tempo indeterminato dedurrà integralmente il costo sostenuto. […] Nessun ulteriore sconto viene invece concesso per il costo dei dipendenti a tempo determinato, nonché per i lavoratori parasubordinati (co.co.co. ed amministratori di società, nonché autonomi occasionali, cioè senza partita Iva), il cui costo, pur rientrando nel risultato operativo del bilancio, resta indeducibile e pagherà ancora l’Irap”.

– Viene ripristinata l’aliquota al 3,9%, “viene cioè abrogata la norma (articolo 1 del Dl 66/2014) che aveva disposto un taglio generalizzato del 10% […], con una forte penalizzazione di chi, non avendo dipendenti, subisce invece elevati oneri finanziari. La decorrenza di quest’ultima norma (ripristino delle vecchie aliquote) non è specificata dal provvedimento“.

Il TFR in busta paga verrà tassato ad aliquota marginale IRPEF e non godrà più di una tassazione agevolata; una volta scelta come opzione sarà corrisposto ogni mese sino a giugno 2018 senza possibilità di revoca. La tassazione sulla rivalutazione annua del TFR sarà aumentata dall’11 al 17%.

L’azzeramento totale dei contributi per tre anni per i neoassunti con contratto a tempo indeterminato (a tutele crescenti, in teoria) è sottoposto ad una serie di vincoli finanziari e normativi che rischiano fortemente di limitarne l’efficacia:

– Oltre a quanto ribadito più volte, e cioè che senza una ripresa di domanda e aspettative semplicemente gli imprenditori non assumono, “il taglio dei contributi, infatti, non varrà per assunzioni di lavoratori che nei sei mesi precedenti sono stati occupati con contratto a tempo indeterminato ‘presso qualsiasi datore di lavoro’. In pratica, il lavoratore dovrà essere alla ricerca di prima occupazione o disoccupato da almeno sei mesi o con contratti diversi da quello a tempo indeterminato. Il taglio dei contributi per i neo assunti a tempo indeterminato avrà inoltre un limite massimo annuo di 6.200 euro. L’azzeramento dei contributi arriva quindi fino a circa 19 mila euro annui di retribuzione”, scrive Seminerio.

– Secondo Enrico Marro, “il limite maggiore è costituito dallo stanziamento per lo sgravio. Lo stesso articolo 12 parla di ‘un miliardo per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017’. Sommando le risorse che verranno dalla soppressione degli sconti sulla stabilizzazione degli apprendisti e sull’assunzione di disoccupati da più di 24 mesi, si arriva a 1,9 miliardi l’anno, dice il governo. Con questa somma, però, le aziende potrebbero assumere poco più di 300 mila persone (1,9 miliardi diviso 6.200 euro fa 306.451) […]. Anche considerando i paletti fissati dal ddl […] i fondi stanziati potrebbero andare esauriti già nella prima metà del 2015. Se quindi davvero Renzi vuole rendere strutturalmente il contratto a tempo indeterminato meno costoso, deve stanziare molti più soldi”.

Passando alle entrate, quei 3,6 miliardi derivanti dalla c.d. “tassazione delle rendite finanziarie” sono comprensivi dei 2,4 mld già decisi con il dl sugli 80 euro, comprendenti l’aumento della tassazione sul risparmio dal 20 al 26%. I restanti 1,2 miliardi derivano dall’aumento della tassazione del risultato annuale di gestione dei fondi pensione dall’11,5% al 20%, mentre per le casse professionali passa al 26%. In tal modo si continua ad inasprire la pressione fiscale sul c.d. secondo pilastro del nostro sistema pensionistico, che fino a poco tempo fa si diceva di voler incentivare, proprio quando con la riforma Fornero si sono rese meno “pesanti” le pensioni pubbliche in seguito al passaggio al contributivo. Insomma, una scelta davvero oculata che merita sentiti ringraziamenti da parte dei contribuenti italiani.

Oltre ai 3,8 miliardi derivanti dalla lotta all’evasione (aggiuntivi rispetto alle medie?) che dovrebbero andare a ridurre la pressione fiscale e invece rappresentano l’ennesima misura una tantum che difficilmente verrà “bollinata” dalla Commissione europea, vi sono quei 15 miliardi, etichettati come “spending” (per gli amici?), di una genericità allarmante e che paiono ben lontani dal reale concetto della parola. Ma soprattutto paiono lontani dalla declinazione che ne ha dato attraverso il suo lavoro il commissario Carlo Cottarelli.  Data la loro natura (semi?)lineare, il rischio che si trasformino in minori servizi e maggiori tasse a livello regionale e locale è evidente.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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