Quarta rivoluzione del genere umano: il digitale

24/11/2015 di Redazione

Settimana scorsa si è tenuto il convegno “Crescere digitaliani. Raccontiamo il mondo che cambia”. Tra futuro e tecnologia, in che modo deve essere accolta la parola innovazione?

Essere digitaliani

CISCO, leader mondiale del networking, ha promosso settimana scorsa, presso l’Auditorium Parco della Musica, il congresso “Crescere digitaliani. Raccontiamo il mondo che cambia”, mirato a fornire un’ampia lettura del fenomeno del digitale che il filosofo Floridi teorizza come “quarta rivoluzione del genere umano”, dopo quelle portate da Copernico, Darwin e Freud: tutti hanno indirettamente provocato una “ferita narcisistica” all’uomo. Il primo con la scoperta della non centralità della Terra nel sistema solare (e quindi dell’uomo), Darwin con la teoria dell’evoluzione che pone sullo stesso livello degli altri animali l’uomo, e Freud che sancisce la presenza di un subconscio operante in maniera autonoma e indipendente, mettendo in luce una mente umana disincarnata. Infine, la tecnologia, la rivoluzione del nuovo millennio, quella capace di dotare le macchine di intelligenza artificiale affinché “ragionino” anche senza il nostro controllo.

Un vero e proprio cambiamento epocale da cui ogni settore è travolto, dal micro al macro, dall’utente all’azienda. Fenomeno che si sviluppa esponenzialmente ogni anno, tanto che, secondo gli elementi che ci fornisce David Bevilacqua, (Vice Presidente South Europe Cisco) il 90% dei dati attuali sono stati prodotti negli ultimi 2 anni. Conseguenza diretta, la capitalizzazione delle aziende che raggiungono il miliardo di dollari non più in decenni, bensì in 4 anni (Facebook), 2 anni e mezzo (WhatsApp), 1 anno e mezzo (Snapchat).

Cisco, insieme ai diversi relatori del congresso, si è fatto portavoce di un aspetto importante del digitale inteso come “possibilità” in grado di dar nuova vita al nostro paese, che ricordiamo, ha il primato di presenze di siti UNESCO in tutto il mondo. Le iniziative sono ricche e numerose e tutte protese verso uno slancio, anzi, una riconsiderazione del potenziale italiano, talvolta poco valorizzato. Pertinente l’intervento di Maurizio di Robilant (Fondazione Italia Patria della Bellezza) che ha appassionatamente rinnovato l’unicità e la bellezza del nostro paese, bellezza concepita come sviluppo, perché è il dono più grande che l’Italia possiede. Utopia comune: quella di mettere a valore l’Italia nascosta, inesplorata, molto spesso dimenticata.

Ma non solo il settore dell’arte; necessario valorizzare il food, la moda, il manifatturato: elementi che hanno portato all’edificazione del prestigio italiano, ormai cristallizzato nell’immaginario estero. Abbiamo la materia prima, ma non i mezzi per riattualizzarla, o meglio, i mezzi ci sarebbero, ma non sono usati nel giusto modo, a cominciare dalle aziende la quale presenza sul mercato è seriamente minacciata se sprovviste di una solida strategia digitale.

«In Italia si differenziano ancora i termini “economia digitale” ed “economia tradizionale”, questa concezione deve essere scardinata, e i due termini devono coincidere con un unica accezione “Economia”» dice Carmine Stragapede (Direttore Generale Intel Italia), necessario quindi creare nuovi modelli economici e sociali, che implementino le realtà che oramai fanno parte del nostro quotidiano, soprattutto perché si stima, nel 2020, la presenza di 50 miliardi di intelligenze artificiali, a discapito degli esigui 17 miliardi di essere umani; tutto sarà interconnesso in una rete di utenti che si muovono all’interno di quella che il Prof. Floridi chiama “Infosfera” ovverosia, l’ambiente in cui viviamo, tra digitale e reale, quello che è “fuori” è “dentro” e quello che è “dentro” è “fuori”: sforzo concettuale non indifferente ma vale la pena ragionarci per addentrarsi, almeno in parte, nella complessità della connettività e dei suoi effetti.

Se su determinati fronti siamo ancora indietro rispetto agli Stati europei, su altri ci siamo perfettamente adeguati, per esempio, il settore istituzionale. Presente in sede Anna Masera (Ufficio Stampa Camera dei Deputati) che ha esplicato i grandi cambiamenti apportati, volti alla trasparenza e all’efficienza. @Montecitorio è l’account Twitter ufficiale della Camera, il quale viene aggiornato quasi simultaneamente con messaggi incisivi, privi di tecnicismi e facilmente fruibili dai cittadini. Una digitalizzazione capace in questo caso di portare ad un avvicinamento delle persone in questioni istituzionali, altrimenti allontanate dall’asfissiante burocrazia, e dai siti che seppelliscono informazioni. Digitale come “facilitatore” della comunicazione.

Bisogna dunque guardare all’innovazione come ausilio e non come intralcio, negando il preconcetto secondo il quale le macchine toglierebbero il lavoro all’uomo. Anzi, le persone in materia di digitale giocano un ruolo fondamentale; non è la fine dell’umanità ma un ritorno ad essa, distinguendo sempre, quali siano le giuste dosi: l’esserne schiavi fa perdere l’obiettivo nobile del digitale e il valore della tecnologia. Impegnamoci a incrementare una sana “cultura digitale” espressione diretta della creatività e del “sogno” così come Turing lo concepì quando pensò a quello che poi diventò il primo computer.

Giada Bernile – @giadaberni

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