Quanto sono efficaci i bombardamenti aerei nel conflitto contro IS?

30/10/2014 di Vincenzo Romano

Non abbastanza, e c'è sempre più consenso sulla necessità di un intervento di terra, ma molte questioni rendono la possibilità ancora remota

Il tema dei bombardamenti aerei. Il dibattito sulla crisi siriana ed irachena ha interessato molteplici fronti. In questa breve analisi cercheremo di fare luce su un aspetto che molto spesso è stato omesso, ma che dovrebbe essere maggiormente considerato nelle discussioni pubbliche e nelle analisi dei commentatori politici: il tema dell’efficacia dei raid aerei sui territori siriano-iracheni contro IS. Analizzeremo in particolare le posizioni dei governi turco e britannico sulle strategie che vengono adottate nella regione.

“ISIS: la risposta militare in Iraq e Siria”. Nel Rapporto pubblicato lo scorso 17 ottobre dalla Camera dei Comuni britannica (“ISIS: the military response in Iraq and Syria”), sono emersi alcuni dati significativi riguardo le modalità d’intervento della coalizione occidentale. Innanzitutto è stato sottolineato come ad oggi, in termini di operazioni militari, soltanto gli alleati arabi nella regione stiano supportando attivamente gli USA nei raid aerei in Siria. Il Regno Unito, la Francia, l’Olanda, il Belgio e l’Australia hanno limitato la propria azione aerea all’Iraq.

La partecipazione della Turchia. La Turchia ha approvato, per il tramite del Parlamento, una mozione (2 ottobre) che avallerebbe la partecipazione delle proprie truppe alla campagna militare contro Iraq e Siria, oltre alla possibilità che venga usato il proprio territorio da Paesi stranieri per il passaggio delle truppe verso i territori siriano-iracheni. Tale mozione segna un forte segno di cambiamento nella politica estera turca degli ultimi mesi, che si è sempre ben guardata dal partecipare attivamente alla campagna lanciata dagli occidentali. Per la propria posizione geografica la Turchia è l’attore più importante per la riuscita dell’intervento occidentale.

La questione curda. La partecipazione turca è stata anche fortemente frenata dal ruolo che stanno giocando i miliziani curdi impegnati sul terreno di scontro. Questi ultimi sono fortemente interessati a che l’esito della guerra volga a favore della coalizione anti-IS, sperando di poter ottenere una maggiore considerazione da parte delle potenze occidentali. La Turchia, se da una parte spera in una risoluzione definitiva della guerra in Siria ed Iraq, dall’altra vede con preoccupazione il ruolo giocato dai curdi negli scontri armati, che potrebbero portare ad un rafforzamento del gruppo etnico a livello regionale.

Guerriglieri dell'IS
Militanti dell’IS

La reticenza della coalizione occidentale. Altro aspetto fondamentale che emerge dal Rapporto è la forte reticenza della coalizione occidentale (USA, Europa ed Australia) al dispiegamento di forze di terra. L’efficacia degli interventi aerei ha portato il dibattito parlamentare nei singoli Paesi, a considerare l’utilizzo delle truppe di terra come variabile fondamentale alla risoluzione definitiva del conflitto. USA, Regno Unito, Canada, Australia e Francia hanno convenuto di spiegare truppe terrestri sul suolo iracheno.

L’adattamento della strategia. Il comando militare statunitense ha notato un cambiamento sostanziale nella strategia dell’ISIS in risposta ai raid aerei ed alle missioni di ricognizioni della coalizione occidentale. Nonostante le numerose perdite registrate in termini di uomini e mezzi corazzati, c’è stato un adattamento molto attento dei miliziani agli attacchi sferrati dalla coalizione anti-IS, che ha permesso loro di limitare i danni sul campo.

La posizione britannica. Il Parlamento britannico ha votato (524 a favore e 43 contro) una mozione che stabilisce un maggiore impegno militare contro le milizie dell’ISIS in Iraq. La mozione riconosce la richiesta del governo iracheno ad un maggiore supporto militare al proprio esercito, specificando la richiesta al governo britannico di intervenire sul suolo nazionale per sferrare gli attacchi. La mozione non acconsente espressamente a raid aerei in Siria. Il Ministro della Difesa britannico ha inoltre confermato l’invio, nel nord dell’Iraq, di un team di addestramento per i militari Peshmerga sull’utilizzo di macchine da combattimento inviate dal governo britannico.

La RAF (Royal Air Force) ha iniziato i propri raid aerei, limitandosi ad operazioni di ricognizione, a partire dalla metà di agosto, dalle basi presenti a Cipro, utilizzando i jet Tornado GR4. Successivamente, a partire dal 30 settembre, i Tornado sono stati armati ed hanno cominciato a bombardare gli obiettivi militari che si erano prefissati usando le bombe Paveway IV ed i missili Brimstone.

Gli attacchi aerei non sono sufficienti. Nonostante i risultati raggiunti dalla RAF britannica, numerose sono state le voci di opposizione alla strategia che il Governo di Londra sta perseguendo. Il generale David Richards ha sostenuto che i politici britannici non si sono resi pienamente conto della portata del compito che devono affrontare. Anch’egli infatti ha affermato che la Gran Bretagna  avrà bisogno di “migliaia” di soldati in più per conquistare l’IS. Le forze armate britanniche verranno tagliate da 102.250 a 82.000 entro il 2020, a causa dei tagli di bilancio. “Il potere aereo da solo non vincerà in una tale campagna”, ha dichiarato Richards. “La realtà è che questa non è un’operazione anti-terrorismo, ma un nemico convenzionale, nel senso che possiede tutte le armi, i carri armati e l’artiglieria per effettuare un’operazione di terra. Bisogna considerare questa guerra alla stregua di una guerra convenzionale”.

La strategia obbligata. Prescindendo dalle diverse posizioni espresse sul tema, è possibile individuare un minimo comune denominatore: tutti considerano necessari interventi più incidenti delle forze terrestri. Per evitare un dispendio di risorse e di uomini, sarebbe necessario canalizzare gli sforzi dei contingenti stranieri sul territorio per dare una svolta decisiva al conflitto. Prendere coscienza di ciò è il primo passo.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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