Quantitative Easing europeo: perché non serve

22/08/2014 di Alessandro Mauri

Vediamo perché andrebbero prese maggiormente in considerazione le specificità dell'economia europea, e perché un QE molto difficilmente produrrebbe gli effetti sperati

Nonostante le continue insistenze da parte di molti governi e di altrettanti economisti, la Banca Centrale Europea sembra non avere alcuna intenzione di attivare un Quantitative Easing sul modello americano, e ha ottime ragioni per non farlo.

Politica FED – Il cosiddetto Quantitative Easing ha rappresentato uno dei pilastri della politica monetaria adottata da parte della FED, la banca centrale statunitense, per sostenere l’economia degli USA negli anni più duri della crisi e molti ne invocano un’applicazione analoga anche in Europa, ma la BCE sembra aver intrapreso un’altra via. Il Quantitative Easing è stato inaugurato nel marzo del 2009 dall’allora governatore Ben Bernanke, e solo negli ultimi mesi la FED, ora guidata da Janet Yellen, sta procedendo ad un alleggerimento di questa politica espansiva, attraverso il tapering, ovvero la graduale diminuzione degli acquisti di titoli da parte della banca centrale. Con il QE infatti si procede all’acquisto di Titoli di Stato, ma anche Titoli obbligazionari di imprese, non attraverso l’immissione di nuova moneta (non si stampano cioè dollari), ma in cambio di altrettanti depositi e riserve presso la Federal Reserve. Questo tipo di politica ha dato ottimi risultati sia negli Stati Uniti, sia in Gran Bretagna, dove sono state assunte decisioni simili, ma sorgono dubbi sulla possibile applicazione di un Quantitative Easing europeo.

Janet Yellen, attuale Presidente del Comitato dei Governatori della Federal Reserve.
Janet Yellen, attuale Presidente del Comitato dei Governatori della Federal Reserve.

Effetti sull’economia – Cerchiamo di capire in che modo l’acquisto di titoli di debito, siano essi pubblici o privati, mediante l’immissione di risorse della Banca centrale possa favorire il rilancio di un’economia in difficoltà. In primo luogo si ha un effetto indiretto sulla spesa pubblica, in quanto la maggior domanda di titoli, realizzata dalla Banca centrale, riduce i tassi di rendimento, e quindi la spesa per interessi, liberando risorse che possono essere utilizzate per investimenti o altre politiche di rilancio dell’economia. Questa riduzione dei tassi, unita al fatto che il Quantitative Easing viene implementato nel tempo, garantisce agli investitori che i tassi rimarranno a livelli bassi per un periodo piuttosto lungo e questo, oltre a favorire la speculazione finanziaria (che comunque aumenta il valore dei titoli delle imprese), dovrebbe anche stimolare il finanziamento delle imprese per investimenti. Infine l’ultimo aspetto che va considerato è l’effetto sul tasso di cambio, in quanto l’afflusso di risorse sul mercato e la corrispettiva diminuzione dei tassi di interessi porta generalmente anche ad una diminuzione degli acquisti di titoli dall’estero, e quindi una svalutazione della moneta.

In Europa no – Tuttavia questo tipo di effetti non sono affatto scontati, e la dimostrazione è il fatto che la maggior parte degli economisti ancora non concorda sulle effettive dinamiche che hanno permesso alla politica di Quantitative easing di avere successo negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Quello che invece appare con maggiore certezza è che una politica monetaria simile a quella della FED, se venisse adottata ora in Europa, avrebbe effetti molto più limitati su tutti i campi che abbiamo analizzato in precedenza: per quanto riguarda gli effetti sui tassi di interessi, essi sarebbero praticamente nulli, in quanto la riduzione dei rendimenti dei titoli è già avvenuta, ed è difficile pensare che ci sia spazio per un ulteriore calo. Questo ovviamente renderebbe assolutamente marginale l’effetto sulla spesa e sul deficit pubblico, fattori che sono inoltre fortemente condizionati dalle politiche imposte dall’Unione Europea, con scarse possibilità di liberare risorse per gli investimenti. Infine anche gli effetti sul cambio sarebbero molto limitati dal fatto che i prezzi dei titoli denominati in euro sono già molto bassi, e non si prefigurerebbero dunque le condizioni per un’ulteriore fuoriuscita di capitali, con conseguente svalutazione.

Che cosa fare? – Una volta appurato che le problematiche che una politica di Quantitative Easing propriamente detta andrebbe a risolvere sono assenti, o comunque non risolvibili con la semplice politica monetaria (si pensi alle restrizioni sul deficit pubblico che impediscono di liberare risorse), che cosa resta da fare alla BCE? La risposta va nella direzione delle decisioni già assunte da Francoforte e in fase di attuazione: se il problema è la mancanza di investimenti per la difficoltà di reperire finanziamenti dalle banche, l’implementazione del Tltro (di cui abbiamo recentemente parlato) e gli acquisti di ABS (titoli che permettono di rendere “liquidi” i crediti delle banche vendendoli sul mercato), permetteranno di aumentare la capacità di immettere risorse nel sistema, senza la necessità di acquistare Titoli di Stato. Il mantenimento di tassi negativi per i depositi presso la BCE, e di tassi ai minimi storici sul mercato interbancario conferma la volontà di mantenere a lungo bassi questi indicatori, nonostante le probabili pressioni della Bundesbank in direzione opposta, e dovrebbe avere un effetto simili a quello di un Quantitative Easing.

Quanto si invocano politiche che hanno avuto successo in altre parti del mondo, specie se si tratta di  economia, si dovrebbero prima valutare le specificità che ogni sistema e ogni Paese presentano. Non esiste una “ricetta” applicabile ovunque, ma solo provvedimenti disegnati su misura per il sistema economico a cui si vogliono applicare.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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