Quando l’orso esce dal letargo

21/05/2014 di Alessandro Mauri

I principali indici azionari dei Paesi occidentali, USA e Germania in testa, sono da tempo su livelli più alti di quelli pre-crisi. Siamo di fronte all’ennesima bolla finanziaria pronta a esplodere o semplicemente ad un processo fisiologico del mercato, destinato a sgonfiarsi gradualmente senza provocare danni?

Toro e orso – Come tutti i processi economici, anche i mercati finanziari seguono un andamento ciclico, sebbene non sempre prevedibile e costante. La fase rialzista del mercato, ovvero quella durante la quale il mercato cresce e incoraggia la fiducia degli investitori e l’idea di ottenere profitti, viene definita fase “toro”, mentre la fase durante la quale il mercato è in ribasso e le vendite prevalgono sugli ordini di acquisto viene definita fase “orso”. La durata delle due fasi è variabile ma solitamente si assume, sulla base delle analisi del fondatore del Wall Street Journal, nonché padre dell’indice Dow Jones Industrial Average, Charles H. Dow, che essa vari tra i 4 e i 6 anni.

Il toro e l’orso al Frankfurt Stock Exchange. Fonte: Wikipedia.org

Inversione di tendenza – Passata la crisi finanziaria del 2008, e in particolare a partire dalla primavera del 2009, gli indici di borsa statunitensi hanno evidenziato importanti guadagni, superando tutti i record precedentemente stabiliti, ma dopo 5 anni di rialzi sembra lecito aspettarsi un’importante inversione di tendenza a breve. In realtà gran parte degli analisti si sarebbe aspettata l’inizio della fase ribassista già a partire dallo scorso anno, quando la FED annunciò l’allentamento della politica di Quantitative Easing, che ha di conseguenza portato ad una diminuzione della liquidità sui mercati; ma sembra che questa decisione non abbia influenzato l’ottica rialzista del mercato. Entro l’anno in corso la FED dovrebbe cessare definitivamente l’immissione di liquidità nel sistema, e questo dovrebbe portare ad una generale diminuzione delle valutazioni del mercato, assieme all’ingresso nella “fase orso”.

Bolla speculativa? – Quanto fin qui descritto rientra nel funzionamento fisiologico dei mercati finanziari, che segue molto da vicino l’andamento dell’economia in generale: a fasi di espansione, nelle quali la fiducia e le performance delle imprese spingono verso l’alto le quotazioni, seguono fasi di contrazione, durante le quali ci si riporta a prezzi più bassi, ma che riflettono meglio il reale valore dei titoli. Molto spesso in realtà l’euforia dei mercati finanziari non è legata al buon andamento dell’economia reale, ma può essere dovuta ad altri fattori (come potrebbe essere la politica di Quantitative Easing adottata dalla FED) e, una volta innescata, è molto difficile da riportare sotto controllo. In effetti per buona parte della “fase toro” che il mercato sta vivendo, i risultati economici delle società quotate non giustificavano affatto il loro valore sui mercati finanziari: è il meccanismo delle bolle speculative.

“Questa volta è diverso”- Ogni qualvolta si viene a creare una bolla speculativa, ossia un aumento dei prezzi di un bene o di un titolo non giustificato da ragioni economiche, si diffonde l’idea che in realtà non si è in presenza di una bolla, ma che “questa volta è diverso”, e il mercato è destinato a continuare a crescere. E’ molto facile smentire questa teoria: se gli acquisti sono giustificati dal fatto che si presume che i prezzi saliranno, arriverà sicuramente il momento in cui qualcuno inizierà a vendere, per poter ottenere il profitto della differenza tra prezzo d’acquisto e prezzo di cessione del bene; questo causerà un’improvvisa inversione di tendenza che spingerà tutti a vendere, e il mercato crollerà. Siamo, ovviamente, in una situazione patologica dei mercati, anche se è una situazione che si verifica molto spesso.

Una prospettiva – Le condizioni attuali sembrano non lasciar presagire una bolla speculativa del mercato, quantomeno non nella sua interezza ma solo in alcuni comparti specifici (per esempio talune materie prime). Il trend di crescita dell’economia USA  è in effetti positivo (il PIL è cresciuto del 2,8% nel 2012 e del l’1,9% nel 2013) e  gran parte delle imprese quotano i propri titoli a prezzi che gli analisti valutano come appropriati, ma molto vicini al limite. Questo dovrebbe lasciar presagire ad una uscita graduale e relativamente indolore dalla fase rialzista del mercato, salvo clamorosi intoppi nella ripresa dell’economia reale.

Le conseguenze tuttavia potrebbero essere molto negative per quei mercati (come Borsa Italiana) che in questi anni non hanno avuto performance altrettanto brillanti: quando ci sarà l’inversione di tendenza, difficilmente i mercati di Paesi più deboli saranno in grado di andare controcorrente. Per questo motivo rimane poco tempo per agganciare una ripresa stabile e duratura, e proprio per sostenere questi mercati, la BCE  sta pensando ad un proprio QE.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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