Quando c’era Marnie

29/08/2015 di Ginevra Montanari

Il lungometraggio d'animazione giapponese “Omoide No Marnie - Quando c'era Marnie”, diretto da Hiromasa Yonebashi, arrivato in Italia con Lucky Red, potrebbe essere, purtroppo, l'ultimo film dello Studio Ghibli

Omoide No Marnie

Si era già parlato dello Studio Ghibli e dei suoi lavori di nicchia quando uscì nelle sale italiane “La Storia Della Principessa Splendente”, l’ultimo film diretto da Isao Takahata. Purtroppo l’opera, sebbene candidata agli Oscar 2015, non riscosse molto successo; di certo non come i precedenti capolavori del Maestro d’animazione Hayao Miyazaki (“La città incantata”, “Il castello errante di Howl”, “Si alza il vento”), ormai ritiratosi ufficialmente dalla scena. Il lungometraggio d’animazione giapponese “Omoide No Marnie – Quando c’era Marnie”, diretto da Hiromasa Yonebashi (“Arrietty – il mondo segreto sotto il pavimento”) e arrivato in Italia con Lucky Red il 24, 25 e 26 agosto 2015, potrebbe essere, purtroppo, l’ultimo film dello Studio Ghibli prima dell’annuncio di una temporanea chiusura, causata proprio dal decrescente successo degli ultimi lavori.

Uscito nelle sale cinematografiche giapponesi nell’estate del 2014, è un riadattamento del romanzo inglese di Joan Gale Robinson, “When Marnie was there”; si tratta inoltre di uno dei cinquanta libri che più hanno influenzato il regista premio Oscar Hayao Miyazaki, sia in campo artistico che umano. Ambientato nel Giappone moderno invece che nell’Inghilterra del 1970, il film segue il percorso di crescita di una giovane ragazza di dodici anni, Anna, particolarmente introversa, apatica  e malinconica, chiusa alla vita. Anna ha un passato tragico alle spalle: orfana fin dalla più tenera età, viene cresciuta per pochi anni dalla nonna, di cui ha un vago ricordo. Sfortuna vuole che anche la nonna venga a mancare, addolorata dalla perdita della figlia. Così, la piccola, dopo un breve transito in Orfanotrofio, viene adottata da una famiglia benevola. Conosciamo solo la madre, Yoriko, con cui ha un rapporto difficile, soprattutto quando Anna scopre, per caso, che i tutori ricevono delle sovvenzioni governative per la sua custodia, quando non gliene hanno mai parlato. Anna non ha mai perdonato i propri cari per averla abbandonata, e non ama se stessa, metà straniera e metà giapponese, credendo di essere antipatica e odiosa, un peso per tutti.

Dato che la ragazza soffre d’asma, viene mandata per l’estate da una coppia di parenti che abitano in un villaggio marittimo dell’Hokkaido Orientale, dove Anna potrà respirare aria più salutare. Anche qui, non riesce a farsi degli amici, anzi se incontra ragazzi della sua età cerca di evitare che la vedano, cambiando strada. Preferisce camminare da sola per i paesaggi mozzafiato del posto, alla ricerca di un bel soggetto da ritrarre sul suo quaderno da disegno. Presto si imbatterà in una bellissima villa disabitata, oltre un acquitrino. Si può arrivare ai piedi della magica abitazione solo attraversando a piedi lo specchio d’acqua che ristagna sul terreno, dopo aver tolto le scarpe. Una sera, al calar del sole, da una finestra scorge una luce: una balia spazzola i lunghi e bellissimi capelli dorati di una bambina, girata di spalle verso una toeletta. Affascinata dalla situazione, si ricorda di dover tornare a casa più tardi, ma la luna ha già fatto alzare l’acqua, trasformando l’acquitrino in un grande lago.

Fortunatamente, è possibile spostarsi grazie a una barca a remi ancorata davanti alla villa. La sera dopo Anna attraverserà di nuovo l’acquitrino, facendo così la conoscenza della  bambina bionda: Marnie, la quale sembra conoscerla già, e si stupisce quando si rende conto che Anna non conosce il suo nome. Le due stringono immediatamente un forte legame, e Marnie si rivela fin da subito un’amica molto dolce e comprensiva. L’enorme villa di Marnie di notte sembra animarsi dal nulla, e Anna partecipa addirittura a un party della ricca famiglia dell’amica, che ha origini americane. Non può fare a meno di credere che tutto questo stia succedendo nella sua testa. Passando nei pressi della villa durante il giorno, incontra Sayaka, una bambina più piccola di lei di un paio d’anni che si sta trasferendo lì con la famiglia proprio dove, al calar della sera, abitano Marnie, le domestiche, e i suoi genitori. Sayaka trova un vecchio diario in una camera, appartenuto in passato proprio alla misteriosa bambina bionda. Strabiliata dalla scoperta, Anna capisce che Marnie è molto più reale di quanto sembrerebbe e, insieme alla nuova amica, cominciano ad indagare. Ciò che scopriranno alla fine sarà quanto di più incredibile e commovente si possa pensare.

Come quasi tutti i lavori della Ghibli, “Quando c’era Marnie” è un film che va apprezzato per le emozioni che trasmette al placido snocciolarsi della trama. Come sempre, i disegni fatti a mano, i colori e le musiche raffinate vanno dritte al cuore, colpendo lo spettatore con molteplici sfumature sensoriali. Non è una storia fantasiosa come le precedenti, né particolarmente articolata come i migliori prodotti di Miyazaki, ma riesce a risvegliare una grande meraviglia, una malinconia che alla fine strappa un sorriso soddisfatto. Analizza tematiche delicate come l’abbandono, la morte, il maltrattamento, la non accettazione di sé, le difficoltà nel relazionarsi. Se doveste acquistare il DVD, armatevi di fazzoletti, perché non è certamente un film che lascia indifferenti. Circolano molte voci sulla possibile chiusura definitiva dello Studio. Ci auguriamo non sia vero. Altre, invece, prevedono un ritorno di Miyazaki e una nuova linea stilistica della Ghibli, che da ora in avanti potrebbe abbandonare i disegni tradizionali per buttarsi nel moderno mondo del 2D. Che stia cambiando il vento? In questo caso, è inevitabile adattarsi alle esigenze del mercato, sperando solo che la scelta non mini quella magia unica, inimitabile, propria di tutti i lavori d’animazione di questo storico marchio.

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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