Quale sarà il futuro dell’America?

13/01/2016 di Redazione

Manca poco meno di un anno alla nuova elezione del 45° presidente degli Stati Uniti d’America e mentre questi mesi saranno decisivi per i candidati in corsa alla poltrona, è già tempo di fare bilanci e guardare al futuro.

Barack Obama, nonostante sia stato anche molto contestato, rimane uno dei presidenti più importanti della storia americana. E’ stato il primo a parlare, durante il discorso d’insediamento, dei diritti degli omosessuali, e nel 2009 è stato insignito del premio Nobel per la pace.

È stato anche uno dei pochi presidenti che ha cercato di apportare importanti trasformazioni nella cultura e nella società americana, seppur non sempre con ottimi risultati. Tra i più importanti tentativi, al momento senza successo,  c’è la proposta di rimodulare il sistema di licenza per il porto d’armi (Federal Firearms Licence)  necessaria per l’acquisto e la compravendita di armi da fuoco che proprio in questi giorni è argomento di dibattito . Infatti Obama, con la collaborazione del ministro della giustizia Loretta Lynch ha annunciato un piano di restrizione sulla vendita delle armi per cercare di arginare gli episodi di violenza. Ma tra i candidati alla presidenza c’è chi la pensa diversamente: I repubblicani hanno già fatto sapere che elimineranno i nuovi decreti non appena si insedieranno. L’unica ad aver subito sposato la causa è stata Hillary Clinton, che da sempre ha appoggiato l’idea di Obama.

Un altro importante evento accaduto durante il suo mandato è stato il sequestro, disposto dal Dipartimento di Giustizia, di siti di gioco d’azzardo come PokerStars, Full Tilt Poker e Absolute/UB in ottemperanza alla UIGEA (Unlawful Internet Gambling Enforcement Act del 2006), approvata durante gli anni di George W. Bush. Quel giorno, venerdì 15 aprile 2011 venne soprannominato “Black Friday” e successivamente, nel 2012, il governo degli Stati Uniti respinse tutte le denunce civili contro PokerStars e Full Tilt Poker arrivando ad un accordo riservato con le aziende interessate. La questione del gioco d’azzardo potrebbe tornare un argomento importante per il futuro dell’America, dato che a concorrere per la poltrona da presidente c’è Donald Trump, che possiede diversi Casino a Las Vegas. Ironia della sorte,  si è candidato (con poche speranze) anche un noto giocatore di poker professionista, Dan Bilzerian, conosciuto più per la sua vita folle e spericolata piuttosto che per la sua attività in politica.

Non è solo il futuro del gioco online a preoccupare gli americani. Obama lascia in eredità al suo popolo anche la riforma della Sanità, l’Obamacare, che promette di “donare” una copertura per la salute al 95% dei cittadini (in pratica tutti i residenti legali) entro il 2019 con l’obbligo per ogni famiglia americana, entro il 2016, di dotarsi dell’assicurazione sanitaria. Dunque se da un lato l’assistenza in caso di malattia sarà garantita a tutti dall’altro, la polizza dovrà essere contratta anche dalle persone meno previdenti o da chi, molto ricco, avrebbe deciso di autoassicurarsi. La riforma sanitaria voluta per gli USA dal Presidente Barack Obama forse rischia di scontentare le assicurazioni, ma promette di cambiare veramente il rapporto tra i cittadini statunitensi e la sanità. Non resta che stare a vedere cosa succederà entro il 2019, visto che molti candidati, soprattutto Repubblicani, hanno criticato la scelta della Corte Suprema Americana di confermare l’approvazione della riforma, e hanno ribadito di avere già in programma una sua sostanziale modifica.

Unico problema della riforma (non per tutti, date le posizioni), è che al momento non copre l’assistenza sanitaria per gli immigrati. Il problema dell’immigrazione, in senso più ampio, è uno dei più sentiti degli ultimi tempi, e molti candidati si sono ripromessi di affrontarlo: da più parti sono stati proposti maggiori controlli alle frontiere. Ciò che rende difficile la situazione, a parte le idee strampalate di Trump, che vuole blindare totalmente l’ America, è il fatto che Obama si lascia alle spalle un decreto che regolarizza 5 milioni di immigrati illegali. Si tratta di un piano volto alla protezione dai rimpatri forzati, che ha garantito a molti un permesso di soggiorno e di lavoro, e certamente in quest’ottica proposte simili a quelle di Trump potrebbero rappresentare una notevole marcia indietro. Cosa ne sarà allora degli immigrati futuri? La regolarizzazione proposta da Obama potrebbe permettere di individuare più facilmente i clandestini, i malintenzionati e i terroristi, laddove il controllo alle frontiere è percepito come una soluzione importante per la lotta al terrorismo. Anche in questo caso è ai posteri che spetterà l’ardua sentenza.

A proposito di terrorismo e immigrazione, una vera svolta è rappresentata dalla decisione, presa in collaborazione con Raul Castro, di riprendere i contatti diplomatici con Cuba. Il disgelo potrebbe prospettare non solo una riapertura dei rapporti commerciali, ma anche delle frontiere e ciò potrà dare la possibilità a molti cubani e americani di potersi muovere più tranquillamente tra i due territori. Inoltre tra le conseguenze di questa decisione, c’è anche quella di rimuovere Cuba dalla lista degli stati sponsor del terrorismo. La decisione, favorita dalla liberazione del prigioniero Alan Gross, e che ha avuto persino l’approvazione da parte di Papa Francesco, ha trovato sin da subito la reazione contraria dei repubblicani, che credono che a lungo andare si presenteranno problemi di natura diplomatica ed economica che si ripercuoteranno sull’economia americana. E’ certo che alla luce dei recenti atti di terrorismo la questione deve essere affrontata con estrema attenzione da parte di Cuba ed USA, e l’apertura di una ambasciata statunitense potrebbe essere in questi termini già una base importante.

Ad oggi, è molto difficile prevedere quale sarà il futuro degli Stati Uniti. Hillary Clinton di certo porterebbe una certa continuità rispetto alla presidenza Obama, anche se non totale, come mostrano le sue posizioni, contrarie a quelle dell’attuale presidente, sul TPP, il patto commerciale con i paesi dell’Asia del Pacifico. I nuovi candidati invece sono tutti chiaramente schierati contro la maggioranza delle politiche di Obama, e ciò rende difficile capire realmente quali potrebbero essere le loro intenzioni una volta insediati alla Casa Bianca.

L’America che Obama si lascia alle spalle è molto diversa da quella che il suo predecessore gli aveva lasciato in eredità. Non mancavano molte questioni spinose, legate al terrorismo e una situazione economica pericolosa a causa della crisi globale: si deve riconoscere a Obama almeno il merito di aver saputo guidare e sostenere gli americani in questa situazione difficile. Dal punto di vista economico, nonostante gli USA siano indebitati complessivamente tra debito pubblico e privato per circa 2,7 volte il loro Pil annuo, il dollaro resta la valuta più scambiata del pianeta, e l’economia americana continua ad essere il massimo attrattore di investimenti mondiale. L’esibizione di potere militare, insieme alla propaganda mediatica costituisce un esercizio necessario all’esistenza stessa dell’economia americana e rappresenta la forza più importante per la lotta contro il terrorismo.

Per questi motivi l’elettore americano, dopo che un presidente come Barack Obama è riuscito persino a porre modifiche al Presidential Acts, rendendo più accessibili i documenti presidenziali, dovrà essere molto attento nella scelta del futuro rappresentante d’ America. Una scelta senza dubbio difficile.

Erika C.

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