Quale futuro per il ddl sulle unioni civili?

17/02/2016 di Redazione

Dopo le tensioni di ieri al Senato durante il dibattito sulle unioni civili e la successiva decisione dei senatori del Movimento Cinque Stelle di negare l’appoggio al “canguro” Marcucci, oggi, in un’aula caratterizzata da un clima rovente e quanto più confusionale, si è deciso di rinviare a mercoledì prossimo la discussione sul ddl Cirinnà.

Dopo le tensioni di ieri al Senato durante il dibattito sulle unioni civili e la successiva decisione dei senatori del Movimento 5 Stelle di negare l’appoggio al “canguro” Marcucci, oggi, in un’aula caratterizzata da un clima rovente e quanto più confusionale, si è deciso di rinviare a mercoledì prossimo la discussione sul ddl Cirinnà.

Quale sarà dunque il futuro del ddl Cirinnà rimane ad oggi ancora un rebus. Le possibili soluzioni per il premier Matteo Renzi e il PD sono essenzialmente due.

La prima riguarda l’ipotesi di stralciare l’art. 5 della proposta Cirinnà, quello sulla “stepchild adoption” per intenderci, allo scopo di trovare un’intesa all’interno della maggioranza di governo, “recuperando” i voti favorevoli dei cattodem (da sempre contrari alla possibilità di adozione per le coppie gay) e cedendo alla proposta di Ncd del ministro dell’Interno Alfano che la settimana scorsa aveva avanzato proprio questo tipo di soluzione. Tutto ciò al fine di condurre comunque in porto una legge storica per il nostro paese, “accontentandosi” (per ora) di riconoscere solo le unioni civili tra persone maggiorenni dello stesso sesso e rinviando il discorso sulle adozioni per le coppie gay. In tal caso, il PD troverebbe, probabilmente, anche l’appoggio da parte di un gruppo di senatori di Forza Italia, oltre al voto dei senatori Cinque Stelle che, nonostante abbiano deciso di negare il voto favorevole al super-emendamento Marcucci, continuano a dichiararsi favorevoli al ddl Cirinnà.

La seconda soluzione, invece, è quella di andare avanti con il “taglia-emendamenti” Marcucci cercando in aula i voti favorevoli tra i cattodem più indecisi e facendo affidamento sulla compattezza e la fedeltà dei senatori verdiniani di ALA che più volte con i loro voti hanno “soccorso” la maggioranza di governo in difficoltà. Ciò permetterebbe di evitare decine di voti segreti e centinaia di proposte di modifica del ddl, ma allo stesso tempo comporterebbe un grosso rischio per il PD e per Renzi. Infatti, senza i voti dei senatori pentastellati, il passaggio dell’emendamento “canguro” a firma Marcucci sarebbe tutt’altro che sicuro. Anzi, così facendo, oltre a dar vita all’ennesima prova muscolare a colpi di voti tra gli scranni parlamentari, si contribuirebbe ad inasprire ancor più il già logorato rapporto con le opposizioni, mettendo a repentaglio l’approvazione dell’intera legge e rischiando, allo stesso tempo, di pagarne un prezzo politico davvero troppo alto.

In questa settimana, dunque, si deciderà su quella che dovrà essere la strategia futura sul disegno di legge Cirinnà. In particolare, domenica 21 febbraio, in occasione dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico, ci sarà modo per confrontarsi ed esprimere le diverse posizioni sulle unioni civili e, magari, riuscire a trovare un accordo, il più partecipato possibile, che permetta a Renzi e al suo partito di presentarsi, mercoledì prossimo in Senato, con una strategia diversa da quella finora perseguita. Una strategia che consenta di condurre in porto il più presto possibile l’approvazione della legge sulle unioni civili, in maniera tale da conformare il nostro ordinamento a quello degli altri paesi dell’Europa e del mondo, che già da tempo hanno provveduto a dotarsi di un istituto giuridico che le riconosca.

Lucio Esposito

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