Quale competitività? Troppo poca nella nuova legge omnibus

08/08/2014 di Giacomo Bandini

Approvato attraverso la fiducia mercoledì, il dl competitività appare come l'ennesima legge omnibus, capace di toccare molti punti, ma di non affrontarne nessuno con una visione incisiva e radicale. Ma non tutto è da buttare

Senato della Repubblica

Dopo il passaggio e l’ok ricevuto alla Camera pochi giorni fa è arrivato, mercoledì 6 agosto, il secondo via libera da parte del Senato ad un nuovo tassello delle riforme renziane: il dl 24 giugno 2014, n. 90, cosiddetto “decreto Competitività”. Per poter evitare l’ennesimo rinvio ed un ulteriore, lungo, esame parlamentare, è stato utilizzato nuovamente l’istituto della fiducia. Il provvedimento è ora legge, ma su di esso pende l’ennesima impressione che ha caratterizzato molte azione dei recenti governi italiani, ossia che si tratti dell’ennesimo decreto omnibus in cui infilare di tutto e di più. Per quanto riguarda il concetto di “competitività”, invece, la strada da percorrere sembra ancora lunga.

Un decreto senza ostruzione – Anzitutto va segnalato come – al di là dell’allontanamento simbolico dei parlamentari d’opposizione dall’Aula – in questo caso il Governo sia giunto ad un accordo formale, in privato, con i rappresentanti del Movimento 5 Stelle. Questi avrebbero rinunciato, per quanto riguarda la Camera dei Deputati, all’ennesima dura opera di ostruzionismo, in cambio di alcune concessioni di breve termine: l’emanazione di un decreto attuativo atto a sospendere le procedure di Equitalia per le imprese in credito con lo Stato, l’attivazione completa del Fondo di Garanzia per la piccola-media impresa e la salvaguardia dei piccoli impianti fotovoltaici dall’accatastamento. Anche in questo caso, come più in generale nel decreto, si fa rientrare un po’ qualsiasi cosa pur di ottenere un risultato.

Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, assieme al Ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.
Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, assieme al Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.

Agricoltura, via le sanzioni peggiori – Le novità introdotte in realtà sono numerose. Per quanto riguarda il capitolo agricoltura, in apertura della nuova legge, sono state inserite alcune misure per il rilancio del settore vitivinicolo e per lo sviluppo del “made in Italy”. Seguendo alcune direttive del regolamento CE, in particolare, si parla in modo specifico della Mozzarella di Bufala Campana DOP che tanto ha destato preoccupazioni e imitazioni in Europa. Vengono purtroppo soppresse alcune disposizioni – care anche al Ministro Alfano – relative alle disposizioni penali urgenti per garantire la sicurezza agroalimentare, quali la creazione di un servizio integrato per la tutela del patrimonio agroalimentare italiano di cui, effettivamente, il settore necessitava. L’unico articolo “agricolo” parzialmente convincente è l’art. 5, atto a promuovere forme di occupazione stabile in agricoltura di giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Viene disposto l’obbligo di regolarizzazione dei contratti a tempo determinato per almeno 3 anni, con tanto di sgravio, tramite incentivo statale, di circa 1/3 della retribuzione prevista per il lavoratore. Si agevola anche l’acquisizione da parte di under 35 di terreni ad uso agricolo.

Ambiente, quasi assenti le rinnovabili – Per la questione ambiente e tutela del territorio spiccano le norme targate “Ilva”. Rilevano l’introduzione del prestito ponte, una forma di credito concesso a breve termine, per il rilancio finanziario dell’azienda dopo le recenti vicende e, soprattutto, lo sblocco delle risorse della famiglia Riva, sotto sequestro da mesi. Segno di una certa volontà del governo a mantenere viva la zona industriale. Vengono poi posti limiti più severi agli scarichi industriali nelle acque e fognari. Nel decreto si trova anche una sorta di semplificazione normativa per permettere l’accelerazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico e per eseguire le bonifiche (artt. 10 e 13). Infine, fra le novità più importanti e significative, è necessario annoverare il capitolo riguardante gli interventi energetici da effettuare negli edifici scolastici e universitari pubblici. Sono stanziati 350 milioni, ma ad essere sinceri non è credibile possano risultare sufficienti per una vera copertura del territorio nazionale e quindi verranno utilizzati solamente per le situazioni ad alta criticità.

Imprese, pochi piccoli sgravi – Passando al capitolo “competitività” vero e proprio, troviamo uno dei pilastri fondamentali del decreto: le agevolazione in favore dell’impresa, si parla sempre di Pmi. Vengono istituiti alcuni incentivi come ad esempio la riduzione del 10% delle bollette energetiche e l’introduzione di opzioni per una serie di incentivi sempre in campo energetico. Un piccolo passo in avanti proviene dal credito d’imposta per nuovi investimenti strutturali e dall’Ace, l’Aiuto crescita economica (artt. 18 e 19). Il termine di presentazione per le istanze di richiesta di pagamento dei credito viene spostato a ottobre 2014, ed il governo si è impegnato con i grillini a realizzare una buona parte della restituzione entro settembre.

Quale competitività? – Come si può notare il decreto competitività corrisponde ad un grande calderone pieno di buoni principi e articoli, eppure povero nei contenuti. Le norme potenzialmente incisive per proteggere il patrimonio agricolo e il “made in Italy” sono state eliminate, lasciando spazio a piccole disposizioni di carattere specifico. Sulla questione ambiente è ancora troppo presto giudicare, in quanto, nel testo, sono indicate norme riguardanti le criticità degli ultimi tempi, Ilva e Terra dei Fuochi su tutte, e sarebbe auspicabile l’intervento diretto del Ministro dell’Ambiente per alcune incisive soluzioni di carattere nazionale. Ad esempio la questione rinnovabili avrebbe dovuto essere affrontata in modo più completo, senza limitarsi a una rimodulazione degi incentivi. Del settore Pmi è impossibile parlare positivamente. È vero che sono previste agevolazioni varie ed eventuali, ma il problema riguarda produttività e occupazione. Le misure urgenti e necessarie sono ben altre. Una nota positiva. Probabilmente si tratta dell’ultimo decreto omnibus, in quanto sempre il 5 agosto il Senato ha approvato l’art. 16 del ddl riforme che disciplina la modifica dell’art. 77 sulla decretazione d’urgenza prevista dalla Costituzione ed esclude, in sostanza la futura presenza di tale tipologia di provvedimenti. In ogni caso non è destinato a lasciare un segno consistente.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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