Qualche cifra sull’immigrazione in Italia

28/04/2014 di Federico Nascimben

Andiamo ad analizzare numeri, definizioni e strutture predisposte per la gestione di uno dei temi che torna in auge ad ogni tornata elettorale

Come da prassi, ogniqualvolta si riavvicinano le elezioni si torna a parlare di immigrazione clandestina; ma anche ogniqualvolta si riavvicina la stagione estiva riprendono gli sbarchi da parte di clandestini, profughi, richiedenti asilo. Analizziamo quindi alcuni numeri relativi al fenomeno, alla legislazione e alle strutture predisposte.

Prendendo i numeri forniti in un recente articolo de lavoce.info (qui), è possibile avere un quadro abbastanza dettagliato della situazione. Gli stranieri residenti nel nostro Paese oscillano, a seconda delle fonti, tra i 4,4 e i 5,3 milioni; di questi almeno 2,3 milioni hanno un lavoro: se nel 2008 rappresentavano il 6,5% della forza lavoro, nel 2014 superano il 10%.

Passando all’immigrazione clandestina, negli ultimi tre anni gli sbarcati sono stati circa 140 mila (rappresentando una modesta frazione del totale degli arrivi irregolari che si registra ogni anno). Da gennaio al 20 aprile di quest’anno sono stati 22 mila.

cieDiamo alcune definizioni che possono risultare utili per comprendere il tema.  Quello di “migrante” o “immigrato” è un termine utilizzato per indicare solamente chi decide di lasciare il proprio Paese per cercare un lavoro e condizioni di vita migliori. Mentre, se per profugo intendiamo genericamente chiunque si sia allontanato dal proprio Paese di origine a causa di una guerra, di una persecuzione, di una carestia o di un’invasione; per rifugiato intendiamo chi gode di uno status riconosciuto che dà a costui la possibilità di richiedere asilo politico. Secondo la convenzione di Ginevra del 1951 infatti, il rifugiato è colui “che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra” (per ulteriori approfondimenti si veda qui).

Nel 2013 in Italia si sono registrate 27.800 domande d’asilo, mentre nello stesso anno gli sbarcati sono stati 43 mila (pari al 70% del totale degli immigrati giunti in Europa via mare). La differenza è data dal fatto che molti preferiscono presentare la domanda in altri Stati che godono di condizioni economiche migliori della nostra oppure per ricongiungersi con parenti. Ad ogni modo, se l’incremento di richieste d’asilo è stato del 60% rispetto all’anno precedente, il nostro Paese è solo sesto in Europa dopo Germania (109.600), Francia (60.100), Svezia (54.300), Turchia (44.800) e Regno Unito (29.200).

Analizzando i dati del 2011 e del 2012 (presenti qui) è possibile avere qualche informazione in più. Nel primo anno sono state vagliate 25.626 domande d’asilo, ma solo 2.057 hanno ricevuto pieno accoglimento con il riconoscimento dello status di rifugiato; considerando però protezione sussidiaria e protezione umanitaria la cifra sale a 10.288 persone accolte in Italia, pari al 40,1% del totale. Nel 2012 sono state vagliate 14.042 domande, e una delle tre forme di protezione elencate prima è stata accordata a 7.558 persone, pari al 53,8% del totale. Per fare un confronto con la Germania, questa nel 2011 ha accolto 572 mila rifugiati, mentre l’Italia 58 mila.

Relativamente ai c.d. “migranti economici“, cioè coloro i quali arrivano in cerca di lavoro, è interessante notare come negli ultimi venticinque anni i Governi italiani hanno emanato sette leggi di sanatoria, assieme ad altri provvedimenti minori, regolarizzando nell’ultimo decennio più di un milione di persone. Un altro dato, invece, è quello relativo agli immigrati cittadini dell’Unione Europea che rappresentano un numero in aumento, pari a 1 milione e 335 mila individui secondo il Dossier immigrazione del 2012.

Inoltre, relativamente ad uno dei punti più discussi, e cioè quello delle espulsioni è utile far presente che tale numero è molto limitato (solo il 2-3% del totale degli immigrati irregolari) perché molto costoso.

In Italia, immigrazione ed asilo sono regolamentati dalla c.d. legge Bossi-Fini del 2002 (che è andata a modificare il Testo Unico precedente e la Turco-Napolitano, si veda qui per un approfondimento e qui per alcuni dubbi sull’efficacia della norma), mentre l’introduzione del reato di immigrazione clandestina (che non è più un semplice illecito amministrativo) è avvenuta nel 2009 all’interno del c.d. “Pacchetto Sicurezza” voluto dall’allora Ministro Maroni. Reato che è stato recentemente depenalizzato (si veda qui), e rimarrà solo in caso di reingresso in violazione al provvedimento di espulsione.

Infine, passando all’analisi delle strutture che accolgono e assistono gli immigrati irregolari nel nostro Paese (qui il link dal sito del Ministero), queste sono:

– Centri di primo soccorso e accoglienza (CPSA), cioè “strutture allestite nei luoghi di maggiore sbarco, dove gli stranieri vengono accolti e ricevono le prime cure mediche, vengono fotosegnalati, viene accertata l’eventuale intenzione di richiedere protezione internazionale e vengono smistati verso altri centri”.

– Centri di accoglienza (CDA) e Centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA). I primi sono “sono strutture destinate a garantire una prima accoglienza allo straniero irregolare rintracciato sul territorio nazionale. L’accoglienza nel centro è limitata al tempo strettamente necessario per stabilire l’identità e la legittimità della sua permanenza sul territorio o per disporne l’allontanamento”. Mentre i CARA sono “strutture nelle quali viene inviato e ospitato lo straniero richiedente asilo privo di documenti di riconoscimento o che si è sottratto al controllo di frontiera, per consentire l’identificazione o la definizione della procedura di riconoscimento dello status di rifugiato”.

– Centri di identificazione ed espulsione (CIE), cioè “strutture destinate al trattenimento, convalidato dal giudice di pace, degli stranieri extracomunitari irregolari e destinati all’espulsione” che “si propongono di evitare la dispersione degli immigrati irregolari sul territorio e di consentire la materiale esecuzione, da parte delle Forze dell’ordine, dei provvedimenti di espulsione emessi nei confronti degli irregolari”.  Il termine massimo di permanenza degli stranieri in tali centri è di 18 mesi complessivi, mentre l’operatività dei centri e la loro capienza può essere soggetta a variazioni in relazione ad eventuali lavori di manutenzione, ordinaria o straordinaria.

I centri sono pianificati dalla direzione centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo, e gestiti “a cura delle Prefetture-Utg tramite convenzioni con enti, associazioni o cooperative aggiudicatarie di appalti del servizio”.

In seguito alla tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013 (si veda qui), ed in seguito al persistere di condizioni di instabilità politica in Libia, il Governo Letta nello stesso mese ha dato vita all’Operazione “Mare nostrum“, il cui fine è “il rafforzamento del dispositivo di sorveglianza e soccorso in alto mare” (si veda qui). Grazie all’avvio di questa operazione l’Italia è ora in grado di rispondere meglio a salvataggi e primo soccorso (ma al costo di 9 milioni al mese, rispetto all’1 e mezzo inizialmente stimato, si veda qui), nella persistenza invece delle forti difficoltà per quanto riguarda seconda accoglienza e integrazione.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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