Putin non ride: la crisi colpisce la Russia

04/12/2014 di Iris De Stefano

Dove non sono riuscite le sanzioni dei paesi occidentali, sembra stia riuscendo la caduta libera del prezzo del petrolio. Potremmo cogliere dell’ironia dai titoli delle analisi economiche e geopolitiche sulla situazione corrente russa, se il paese non stesse fronteggiando la più grave crisi economica dal default del debito pubblico del 1998

Russia e Petrolio: crisi economica

La crisi – Il primo dicembre scorso, la Banca centrale è stata obbligata ad intervenire, svincolandosi dalle politiche di non interferenza nei confronti del rublo, per ovviare ad un crescente e pesante trend di vendita di valuta da parte dei cittadini.  Lunedì scorso il rublo era sotto del 6,5% contro il dollaro prima dell’intervento della Banca, dimezzando la percentuale per la fine della giornale. L’intervento non ha però bloccato il panico della popolazione che, in alcuni casi, ha portato anche a vere e proprie “corse al ritiro dagli sportelli bancari”. Solo nel corso di quest’anno, il rublo ha infatti perso il 40% del suo valore rispetto all’euro (di cui il 26% solo nell’ultimo mese) e addirittura il 60% rispetto al dollaro.
A peggiorare la situazione vi è anche l’andamento dell’inflazione che –nonostante gli annunci del Ministro dello Sviluppo economico Alexey Ulyukayev alla fine del 2014 si attesterà attorno all’8%, con alcune previsioni che la danno a doppia cifra nei primi mesi del 2015. Il PIL invece, è cresciuto nel secondo e terzo trimestre del 2014 appena dello 0,7 e dello 0,8% su base annua, insufficiente per reggere un’economia come quella russa. Nella giornata di giovedì l’istituto centrale si è detto “pronto ad intervenire sul mercato valutario se necessario, senza limiti e senza annunci preliminari” per difendere la valuta nazionale, ma le cause di una tale situazione sono varie e complesse.

Le cause – Vladimir Putin, dopo esser salito al potere in seguito alla crisi del 1998, aveva reso la stabilità economica una delle pietre miliari dei suoi mandati da Presidente e Primo Ministro.  Nel marzo di questo anno, in seguito all’annessione della penisola della Crimea, sanzioni economiche sono state imposte – oltre alla creazione di una lista di personalità russe ed ucraine per le quale sono stati ordinati da parte delle autorità europee ed americane il congelamento dei beni e il divieto di rilascio dei visti. Dopo l’abbattimento del volo di linea Malaysia Airlines 17, decollato da Amsterdam e diretto a Kuala Lampur, il 18 luglio scorso e provocato, per quanto persistano molti dubbi, dal lancio di un missile da parte di ribelli filo russi nell’est dell’Ucraina, i provvedimenti dell’UE e degli USA sono stati implementati, allargando la lista delle personalità interessate. Inizialmente le sanzioni avevano fatto notare poco la propria portata, grazie al potere contrattuale russo e all’endemica necessità di importare fonti di energia, che caratterizza quasi tutti i paesi europei. Proprio il calo dei prezzi di questi ultimi sembra invece essere la causa principale della grave crisi economica di Mosca. All’agenzia di stampa ufficiale Tass, il mese scorso, Putin aveva dichiarato: “Noi dobbiamo semplicemente implementare la nostra agenda. Molti dicono che i prezzi del petrolio stanno diminuendo a causa di un legame che è possibile tra produttori tradizionali come Arabia Saudita e Stati Uniti. Ciò sarebbe stato fatto in particolar modo per danneggiare l’economia russa. Ci crea problemi? Parzialmente, ma non fatalmente.”

Petrolio e gas – Per quanto sembra improbabile una sorta di complotto tra Arabia Saudita e Stati Uniti sulla produzione del petrolio è però vero che esso, insieme al gas, costituisce due terzi del totale delle esportazioni russe e determina quasi la metà del totale delle entrate statali. Avendo deciso i paesi dell’Opec, il 28 novembre scorso, che non diminuiranno la produzione giornaliera di greggio (circa 300 milioni di barili) il prezzo al barile è sceso ai minimi da 5 anni, toccando i 64 dollari a barile e rafforzando così il dollaro, valuta in cui viene scambiato. Prezzi così bassi ovviamente sfavoriscono i produttori e contribuiscono alla difficoltà del rublo di riprendere quota, affossando l’intera economia russa.
Secondo il Sole 24 Ore, migliorare l’economia russa “richiederebbe riforme e modernizzazione nei settori più trascurati, dalla manifattura all’agricoltura, per trovare nuovi margini di crescita e migliorare in competitività”. Il sistema giudiziario e politico corrotto scoraggiano però la ricrescita e gli investimenti esteri che sarebbero fondamentali durante una crisi come quella attuale, mostrando così che oltre ad un fantomatico accordo USA – Arabia Saudita, i problemi sono anche altri.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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