A che punto siamo con il Jobs Act

17/11/2014 di Federico Nascimben

Dopo l'accordo raggiunto internamente al Pd, ora i problemi riguardano i tempi e le modalità di approvazione della delega e dei relativi decreti delegati che rischiano di generare incertezza nelle imprese

Renzi e Poletti

Giovedì 13 novembre il Partito Democratico ha raggiunto al suo interno un accordo con la minoranza sul Jobs Act per esplicitare e recepire in un emendamento l’Odg approvato dalla Direzione sul lavoro, tenutasi il 29 settembre.

Gianni Cuperlo e Stefano Fassina, deputati del PD ed esponenti della minoranza interna.
Gianni Cuperlo e Stefano Fassina, deputati del PD ed esponenti della minoranza interna.

Il fatto è quindi tutto politico, visto che il Governo non si sarebbe comunque distaccato da quanto già approvato (come ribadito anche da Poletti): tanto rumore per nulla, anche perché, trattandosi di una legge delega, tutto sarà rimandato ai decreti delegati, e occorrerà vedere come si tradurrà concretamente questo emendamento che richiederà un nuovo passaggio al Senato (dopo quello del 9 ottobre, e dopo la votazione alla Camera prevista per il 26 novembre). Invece, secondo Roberto Speranza, l’accordo contiene “modifiche rilevanti“: evidentemente il Capogruppo si riferisce alle maggiori risorse per gli ammortizzatori sociali e per i controlli a distanza. Temi su cui vale quanto scritto qualche riga sopra e in cui i dettagli fanno la differenza.

Entro fine anno, secondo quanto dichiarato da Poletti, si vuole arrivare all’approvazione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, ma si immagina che con tale espressione il Ministro intenda la delega contenuta all’art. 4 (“Delega al Governo in materia di riordino delle forme contrattuali”), consentendo così alle imprese di usufruire dello sgravio contributivo per le nuove assunzioni e dell’esenzione Irap contenute nella legge di stabilità. Anche tralasciando gli altri fondamentali decreti delegati, i tempi sono molto risicati, soprattutto perché siamo nel periodo di approvazione della legge di stabilità, e perché l’approvazione alla Camera arriverà solamente a fine mese.

Ad ogni modo, il punto dell’ordine del giorno che interessa alla minoranza Pd – incentrata sul tema del licenziamento individuale contenuto nell’art. 18 dello Statuto – è il numero 4, che recita:

Una disciplina per i licenziamenti economici che sostituisca l’incertezza e la discrezionalità di un procedimento giudiziario con la chiarezza di un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità, abolendo la possibilità del reintegro. Il diritto al reintegro viene mantenuto per i licenziamenti discriminatori e per quelli ingiustificati di natura disciplinare, previa qualificazione specifica della fattispecie

Avendo sotto gli occhi l’esperienza della legge Fornero, il rischio che anche con una “qualificazione specifica” dei licenziamenti ingiustificati di natura disciplinare si arrivi ad eterni contenziosi è molto elevato: il lavoratore tenderà a qualificare come disciplinare un licenziamento che il datore di lavoro avrà invece qualificato come economico. Una scelta maggiormente chiara e netta sarebbe perciò auspicabile.

Altro punto estremamente importante, solo accennato in precedenza, visto l’investimento che si sta facendo sul nuovo contratto a tutele crescenti, riguarda l’incertezza nei tempi dell’approvazione della delega in primis e dei decreti delegati poi. L’incertezza è nemica della fiducia, ed è bene ricordare che al momento il Jobs Act è fondamentalmente un libro bianco tutto da scrivere. Le scelte delle imprese nell’assumere o meno nuovo personale sono legate all’approvazione della riforma del lavoro nella sua interezza, visti i forti incentivi che sono collegati alla decontribuzione e all’Irap: è infatti altamente probabile che le decisioni relative all’assunzione di personale vengano il più possibile rimandate dalle imprese in attesa della nuova disciplina completa e definita, nonché degli sgravi che arriveranno a partire dal 2015.

PS: visto l’utilizzo della metafora del “libro bianco” continuiamo a porci dieci domande sul Jobs Act.

Aggiornamento del 19/11: Il Governo ha presentato l’emendamento che, in aggiunta al testo, recita: “escludendo per i licenziamenti economici la possibilità della reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, prevedendo un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità di servizio e limitando il diritto alla reintegrazione ai licenziamenti nulli e discriminatori e a specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato, nonché prevedendo termini certi per l’impugnazione del licenziamento“.

The following two tabs change content below.
Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
blog comments powered by Disqus