Pulp Fiction: quando Davide riuscì a sconfiggere Golia

17/10/2015 di Jacopo Mercuro

“I giorni in cui dimentico sono finiti, stanno per cominciare i giorni in cui ricordo” Ringo (Tim Roth)

Pulp Fiction

Era il 14 ottobre del 1994, quando Quentin Tarantino colse tutti di sorpresa, presentando al mondo il suo più grande capolavoro: Pulp Fiction. Questa settimana, la pellicola premiata con la Palma d’oro al Festival di Cannes del 1994, compie il suo ventunesimo compleanno.

Rappresenta per antonomasia il film postmoderno, grazie al suo fine gioco di citazioni e al nuovo modo di sviluppare la trama, in una parabola evolutiva nella quale si sviluppano tre storie parallele che si intrecciano tra loro. La continuità narrativa viene sgretolata, senza mantenere un ordine cronologico, ed invertendo i rapporti di causa-effetto. Cancellando la concezione spazio temporale, che lo spettatore era abituato a vedere sul grande schermo, quest’ultimo viene travolto dalla trama, fino ad essere costretto a partecipare attivamente alla comprensione di ciò che sta vedendo. Nonostante la lunga durata de film, e il suo intreccio non lineare, Pulp Fiction riesce a scorrere tutto d’un fiato, cosa molto difficile per una pellicola della durata di due ore e quarantasei minuti.

Una ricodificazione del cinema. Tarantino si allontanò dalla modernità, avventurandosi in mare aperto, senza sapere cosa avrebbe trovato alla fine del suo viaggio. Quando gli Studios più importanti puntavano esclusivamente ai blockbuster, film ad altissimo budget, progettati e studiati sotto ogni minimo dettaglio, per sbancare il botteghino, i piccolo film indipendenti, in sordina, colpivano ai fianchi la gigantesca macchina hollywoodiana. Pulp Fiction è la pietra miliare del cinema off-Hollywood, in grado di entrare, in tutto e per tutto, nella cultura popolare. Ancora oggi è la pellicola indipendente più redditizia della storia; costata poco più di dieci milioni di dollari, riuscì a recuperare le spese già dopo il primo weekend di uscita, finendo per realizzarne ben duecento.

Tarantino, dopo il precedente successo avuto con Le Iene, era chiamato ad un compito arduo: riuscire a confermare la sua brillante e dirompente messa in scena. La cura maniacale dei dialoghi e dei dettagli di scena, ormai entrati nella storia del cinema, non misero Pulp Fiction lontano dalle critiche negative. Secondo molti esperti del settore, il film di Tarantino non riuscì ad eguagliare il lavoro precedente (Le Iene), sfociando in una pellicola forzatamente violenta e retta da un linguaggio troppo volgare, creata esclusivamente per un pubblico giovane. Le critiche ricevute non hanno scalfito un film che ha fatto entrare il regista di diritto nella storia del cinema. Critici eccelsi, come lo scomparso Roger Ebert, paragonò Pulp Fiction, per l’innovazione dei canoni e dello stile, a Quarto Potere di Orson Welles.

A prescindere dal gusto personale, Quentin Tarantino è stato tra i primi nel riuscire a far centro, senza avere alle spalle una grande major hollywoodiana, influenzando i cineasti dei quest’epoca: si potrebbe riassumere lo straordinario lavoro del regista, il suo coraggio, la sua mente visionaria e la sua voglia di uscire dagli schemi con una frase presa da Moneyball-L’arte di vincere: “Il primo che attraversa il muro è sempre insanguinato”.

The following two tabs change content below.

Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
blog comments powered by Disqus